Covid, Galli su riaperture 26 aprile e rischio: «Calcolato male»

L’infettivologo del Sacco di Milano è intervenuto nel corso della trasmissione Otto e mezzo, in onda su La7.

Riaperture in Italia a partire dal 26 aprile. Le ha annunciate Mario Draghi nel corso della sua conferenza stampa del 16 e si è in attesa del nuovo decreto che dovrebbe rendere noti i dettagli di un allentamento delle misure che si concretizzerà nel ripristino di una zona gialla rafforzata dove, quantomeno all’aperto, si tornerà ad avere una quotidianità simile (non uguale, alla luce di protocolli e norme da rispettare) alla normalità pre-Covid. Un rischio calcolato secondo il governo, tenuto conto che il quadro epidemiologico era in miglioramento ma i numeri erano ancora tutto sommato alti.

Riaperture 26 aprile, se ne parla ad Otto e mezzo

Nel corso della trasmissione Otto e mezzo di La 7 è intervenuto il professor Massimo Galli. L’infettivologo del Sacco di Milano rispetto al concetto di rischio «calcolato» ha manifestato le sue perplessità. «Calcolato male» ha evidenziato il medico.

«Abbiamo - ha precisato - ancora più di 500.000 ufficiali casi di infezione in atto, quindi di persone positive per l’infezione in questo Paese, che vuol dire averne il doppio. Nel senso che oggettivamente non possono che essere molte più di così, quelle che ci sono sfuggite sono sicuramente molte».

Riaperture 26 aprile e dati Covid, Galli ricorda i numeri

Un anno fa dopo la serrata totale si concluse con un quadro epidemiologico migliore. «Alla fine del lockdown di maggio scorso - ha proseguito Galli - ce n’erano meno di 100.000 ufficiali, anche se anche allora non erano meno di 400-500.000».

«Abbiamo fatto - ha proseguito - 23,5 dosi per 100 abitanti di vaccino. Abbiamo ancora un’importantissima parte di settantenni, ottantenni e novantenni che non sono ancora vaccinati».

Covid, Galli chiarisce le differenza con la Gran Breagna

Nei giorni scorsi hanno fatto il giro d’Europa le immagini di una Regno Unito che ha registrato tante riaperture. «Ha chiuso - ha ricordato Galli - per un periodo lungo e molto significativo e molto duramente. Loro credo che abbiano circa 41 milioni di dosi fatte, 60 dosi per 100 abitanti. È una situazione diversa, eppure mi pare che Boris Johnson che non è certo un non conservatore ha espresso in modo molto chiaro che riaprono per necessità di tipo economico, ma già nella loro situazione prevede casi, morti, difficoltà».

A partire dal 26 aprile si avrà verosimilmente un’Italia che continuerà ad avere un livello di restrizioni eterogeneo, sulla base di quella che sarà la situazione epidemiologica di ciascun territorio.

«Il sistema dei colori - ha proseguito Galli - non ha funzionato. Ma è evidente che non ha funzionato, guardate soltanto l’esempio della Sardegna. Credo questo basti».

L’isola è stata la prima regione a raggiungere la così detta «zona bianca». Quella in cui si registrano, per tre settimane, consecutive meno di 50 casi settimanali per 100.000 abitanti e decadono quasi tutte le restrizioni (eccetto obblighi come la mascherina e il distanziamento), sebbene in quel caso vennero comunque applicate delle ordinanze restrittive. Galli ricorda come la regione sia passata «dal bianco al rosso profondo».

Riaperture 26 aprile e covid, la preoccupazione di Galli

Il professore ha poi espresso le sue opinioni rispetto al futuro prossimo: «Anche se per molti è un disastro continuare a rimanere chiusi e questo lo capisco benissimo, ma in una condizione di questo genere mi sembra abbastanza scontato che invece di continuare a vedere la flessione che è appena accennata, finiremo per avere a breve distanza il processo esattamente opposto. A meno che si riesca veramente a vaccinare a tamburo battente così tanta gente da metterci in una situazione di reale sicurezza. Ma visto che non mi pare questo, in questo momento, il caso e visto che un po’ tutti anche i governi ci hanno messo del loro nel mettere in un angolo e in grande difficoltà la possibilità di utilizzo di determinati vaccini, cosa volete che vi dica? Rimango in allerta e in grande preoccupazione».