Covid, Crisanti: «Riaprire tutto con faciloneria significa prepararsi ad una tranvata»

Il professor Andrea Crisanti ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero in cui ha parlato della riapertura delle scuole e delle possibile riaperture.

Chiusure e riaperture. Da quando è esplosa la pandemia Covid i temi ricorrono. Lo fanno per diversi ambiti socio-economici. Uno è la scuola, un serbatoio della civiltà. Tenere chiusi gli istituti scolastici è una sconfitta per tutti e non è un caso che, da quando si è insediato, Mario Draghi ha messo in cima alle sue priorità proprio una ripartenza adeguata del settore.

Riaperture scuole, il punto di vista di Crisanti

La scuola, pur con tutti i protocolli che regolano le limitazioni per limitare i rischi legati al contagio, resta un ambito che presenta potenziali criticità. Oltre a portare in uno stesso ambiente decine di giovanissimi, rappresenta un mondo che genera la mobilità di milioni di persone.

Sul tema risulta chiara la posizione del professor Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, che ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero. «Affermare - ha detto - che la riapertura delle scuole non causi un incremento dei casi è, diciamo, una baggianata».

L’idea del professore è che gli esempi provenienti dagli altri paesi certificano il fatto che l’apertura delle scuole ha un «impatto» che «esiste». I riferimenti fatti dallo scienziato riguardano il Regno Unito dove il ritorno degli studenti in aula ha rallentato la discesa della curva del contagio e lo stato americano del Massachusetts dove si è avuta una risalita.

Covid, Crisanti fa il paragone con il Regno Unito

La rilevanza delle notazioni fatte da Andrea Crisanti è più significativa se si considera che sta arrivando una settimana dove gran parte del Paese si troverà in zona arancione. Nel complesso l’Italia arriverà ad avere un livello di restrizioni nazionali complessive abbassato e, secondo Crisanti, comparabile a quello della Gran Bretagna.

«C’è - ha evidenziato il professore - una piccola differenza: l’Italia ha 16-17 mila casi e 400 morti al giorno, la Gran Bretagna 4mila casi e 30-40 morti e in più 35 milioni di persone vaccinate. Sbagliano gli inglesi o sbagliano gli italiani?».

Situazione in cui naturalmente si incastrerà sul territorio nazionale una maggiore apertura degli istituti scolastici per effetto di un livello di restrizioni più basso per effetto di un’Italia molto più arancione che rossa.

L’idea di Crisanti è che si sarebbe dovuto operare nel solco tracciato dall’Inghilterra che ha chiuso le scuole per quattro-cinque mesi, vaccinando molto più di quanto non sia stato fatto in Italia, arrivando ad un punto in cui si è potuta permettere la ripresa delle lezioni.

Riaperture, la situazione secondo Andrea Crisanti

Questa è però anche la fase in cui si inizia a parlare di riaperture. «Dobbiamo - ha evidenziato Crisanti - vaccinare molto di più, su questo non ci sono dubbi. Riaprire tutto con faciloneria significa prepararsi a una tranvata, visto che siamo sempre sopra ai 15mila casi giornalieri. Siamo ancora in tempo per avere una estate migliore.»

Oltre alla necessità di vaccinare a grande ritmo, Crisanti ha segnalato l’esigenze di lavorare sulla difensiva contro le varianti. Un’operazione fattibile «controllando - ha detto il professore - meglio le nostre frontiere e aumentando molto di più il sequenziamento».

Il tutto in attesa di un autunno dove ci si presenterà con le categorie più a rischio protette dal vaccino. «Ci sono - ha chiosato il professore - solo due incognite: la durata della protezione e la capacità di identificare eventuali nuove varianti».