Autore: Dario Marchetti

Debito pubblico - Eurozona - Crisi economica

21
Nov 2019

Cos’è il Mes e perché la sua riforma desta preoccupazioni in Italia

Il fondo salva stati sta provocando grandi polemiche nel nostro Paese

Si parla molto in Italia di Mes, ovvero il fondo salva stati varato nel 2011. Una discussione rilanciata dalle preoccupazioni espresse da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, con il leader leghista arrivato addirittura ad accusare di alto tradimento il Premier Giuseppe Conte, ove questi avesse apposto la sua firma sulla sua riforma. Nelle ultime ore lo stesso Conte ha affermato che riferirà in Parlamento, mentre il presidente di ABI, Giuseppe Patuelli, ha affermato che nel caso in cui le modifiche di cui si parla andassero in porto, gli istituti associati smetterebbero di acquistare i titoli di Stato nazionali.

Cos’è il Mes?

Per Mes si intende in pratica l’Esm, European stability mechanism, meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria d’Europa creato nel luglio del 2011 al posto del Fondo Europeo di Stabilità (Efsf) al fine di fronteggiare eventuali choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell’Eurozona.
A destare le preoccupazioni dell’opinione pubblica tricolore è in particolare il fatto che esso sia stato largamente utilizzato nel salvataggio della Grecia, con esiti disastrosi per l’economia ellenica, praticamente affossata dalle modalità con cui esso è stato effettuato.

Come funziona il Mes?

In pratica il Mes mette a disposizione risorse finanziarie ai Paesi in difficoltà, a patto che siano rispettate alcune condizioni preliminari, in particolare che venga rispettato un piano di risanamento economico che viene elaborato sulla base di un’analisi di sostenibilità del debito pubblico. Ad incaricarsi di varare questo piano è attualmente la Commissione Europea, in concorso con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. Un concorso definito spregiativamente “Trojka” da coloro che avversano le modalità con cui i piani di risanamento sono stati portati avanti nell’eurozona nel corso degli ultimi anni, ovvero tramite massicce dosi di austerità tese al contenimento del debito pubblico.

Qual è il nodo del contendere?

La polemica scoppiata nel nostro Paese verte soprattutto sulle modalità con cui, ove venisse approvata la riforma del Mes, avverrebbe il salvataggio. In pratica, nella versione che sta circolando in Italia, l’intervento del fondo avrebbe luogo solo se il Paese assistito accettasse una ristrutturazione ex-ante del proprio debito. Nelle ultime ore, però, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha smentito questa tesi, affermando anzi che le regole già esistenti sarebbero alleggerite dalla riforma.

I rischi veri, però, per l’Italia sembrano altri. In particolare un aumento dei poteri già conferiti al Mes andrebbe ad implementare il carattere tecnico dell’organismo a scapito della sua natura politica, riducendo al contempo l’influenza degli Stati membri su di esso.
Va poi sottolineato come la riforma delle Cac (clausole di azione collettiva), le quali necessiterebbero nella nuova versione di una maggioranza unica e non più doppia, potrebbero essere un’arma a doppio taglio per l’Italia.

Togliendo in tal modo un ostacolo al processo di ristrutturazione del debito e rendendolo più agevole darebbe vita a nuove soglie tali da renderle più efficienti, ma la loro introduzione, che avverrebbe nel 2022 comporterebbero un segnale negativo verso il nostro Paese dato ai mercati. Considerato come i mercati reagiscano in maniera immediata ai segnali, ciò vorrebbe dire che in caso gli operatori finanziari attaccassero il nostro Paese, l’Italia non potrebbe comunque utilizzare il Mes sino al 2022, quando i danni innescati potrebbero essere disastrosi.