Autore: Pasquale De Marte

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Coronavirus e stop sci, la reazione critica di Zaia e Bonaccini per i tempi dell’ordinanza

Il governatore del Veneto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera manifesta perplessità rispetto ai tempi della comunicazione.

Lo stop allo sci disposto da un’ordinanza del ministro della Salute arriva con una serie di reazioni negative da parte delle Regioni. Attenzione: non viene contestato il merito della decisione, ma i tempi.

Un concetto espresso chiaramente, anche da punti di vista bipartisan come il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il presidente del Veneto Luca Zaia.

Sci, l’ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza

Per capire cosa è accaduto occorre fare un passo indietro, fino a domenica 14 febbraio. A poche ora dalla riapertura degli impianti sciistici (previsto per il 15) è arrivato il provvedimento con cui, di fatto, si decreta lo stop fino al 5 marzo.

«Il ministro della Salute Roberto Speranza - si legge nel comunicato - ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del DPCM 14 gennaio 2021».

Una scelta che, come la stessa comunicazione ufficiale puntualizza, è strettamente dipendente dagli ultimi dati epidemiologici con particolare riferimento alla diffusione della variante inglese.

Il ceppo britannico del virus, censito nel 17,8% dei genomi sequenziati, fa paura per la più elevata diffusività. «La preoccupazione - si legge ancora nella comunicazione - per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2 ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania».

Ordinanza Speranza, parla il governatore dell’Emilia Romagna Bonaccini

Ai governatori, però, non vanno giù i tempi con cui la decisione è stata presa. Tra coloro i quali ha espresso il suo punto di vista c’è Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, nonché presidente della Conferenza delle Regioni.

«Delusione - ha detto ai microfoni di Mattino 5 - mi pare una parola fin troppo gentile. C’è molta rabbia. Non nel merito in sé. Io non sono uno scienziato. Noi non siamo scienziati. Al primo posto viene e verrà sempre la tutela della salute, dopo di che quello che è accaduto spero sia una ‘ultima volta’.»

«Perchè - ha precisato - non è più tollerabile.» Il presidente dell’Emilia Romagna ha fatto un po’ la cronologia dei fatti che hanno condotto fino alla decisione di non ritenere sicuro riaprire gli impianti sciistici.

Ha ricordato come, dopo l’ok per le regioni in zona gialla, sia stato avviato un lavoro condiviso con imprenditori ed enti locali per la predisposizione di regole ancora più stringenti rispetto a quelle che c’erano già prima in ottica anti-Covid.

«Abbiamo - ha aggiunto - fatto validare le nuove linee guida. Solo pochi giorni fa abbiamo detto, noi presidenti, che non volevamo la riapertura dello spostamento tra regioni, nemmeno in zona gialla. Per essere il più restrittivi possibili.»

Bonaccini ha puntualizzato come si sia presa la decisione nel momento in cui gli imprenditori si erano già organizzati per affrontare la riapertura. «Oltre al danno - ha precisato - c’è la beffa. Nel merito non ci permettiamo di giudicare perché è giusto tutelare la salute delle persone e se ci sono nuovi rischi, come immagino ci siano, è bene prendere provvedimenti. Ma non si può arrivare a poche ore prima dalla riapertura, perché questo è inaccettabile».

Stop sci, il governatore del Veneto Luca Zaia critico con i tempi

Il Veneto avrebbe aperto le piste da sci il 17 febbraio per effetto di un’ordinanza di Luca Zaia. Tuttavia, il governatore è perfettamente allineato al collega.

«Ora - ha detto al Corriere della Sera nell’edizione del 15 febbraio - non si può più parlare soltanto di ristori. In questo caso ci vorranno degli indennizzi. Dei riconoscimenti per il danno subito».

Anche nel pensiero del presidente della Regione Veneto al primo posto ci sono gli imprenditori per lo scarso preavviso rispetto alla scelta di non farli aprire a poca distanza dal momento in cui avrebbero potuto.

«Quattro ore» puntualizza Zaia. Sottolinea, infatti, come le località attrezzate per lo sci in notturna avrebbero persino potuto aprire a mezzanotte. Il governatore ricorda come, in funzione della prevista riapertura, gli imprenditori avessero affrontato spese per organizzarsi e tanti stagionali «si erano diretti in montagna».

«Un maggior anticipo ci poteva stare». Zaia ha, inoltre, rivelato di rifiutarsi di credere che possano, in qualche modo, essere stati i dati di venerdì a far prendere la decisione agli esperti . «Lo dico - ha puntualizzato - per il rispetto che porto agli scienziati».

«La salute - ha evidenziato Zaia - viene prima di qualunque altra cosa, dubbi non ce ne sono». Ma ha anche aggiunto: «Il provvedimento in ’zona Cesarini’ qualche dubbio lo lascia, ci sono de tempi che se non sono rispettati, mandano tutto in deflagrazione».

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