Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus, allarme procure per i boss scarcerati: ecco i nomi

Le scarcerazioni legati ai rischi salute per l’emergenza coronavirus sta allarmando le procure.

Si contano 376 scarcerazioni, di cui la maggior parte sono mafiosi e trafficanti di droga. Nella città di Palermo sono 61 le scarcerazioni, a Napoli 67, a Roma 44 e altre ancora nelle città di Catanzaro, Milano e Torino. Nell’ultimo mese sono stati trasferiti ai domiciliari per motivazioni riconducibili alla salute (in seguito al contagio da Covid-19). Di certo, per le forze dell’ordine, è un lavoro abbastanza arduo e complicato riuscire ad effettuare tutti i dovuti controlli, passare durante il giorno e persino nelle ore notturne nelle loro abitazioni.

Emergenza Coronavirus, scarcerazioni per rischi alla salute

Una lista che ha una certa riservatezza e che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha inviato lo scorso mercoledì alla commissione parlamentare antimafia che aveva già fatto diverse volte richiesta a Francesco Besentini, capo del Dipartimento, che ha dovuto poi dimettersi per l’ondata di polemiche proprio a motivo delle scarcerazioni. Una lista con nomi che preoccupano tutti i magistrati delle procure dei distretti antimafia, i quali si sono fortemente opposti al ritorno dei boss mafiosi nelle loro abitazioni. Proponevano piuttosto il trasferimento presso centri medici penitenziari, strutture tuttavia di eccellenza per la sanità. «Il diritto alla salute è sacrosanto. I domiciliari sono assolutamente idonei per i soggetti ad elevato pericolo», questo è quanto affermato dal Pubblico Ministero di Palermo, qualche giorno fa, durante un’udienza in cui si discuteva in merito ad un’ennesima richiesta di scarcerazione.

Scarcerazione dei boss mafiosi: rischio di riprendere i contatti con i loro clan

C’è un alto rischio che i mafiosi possano riprendere ad avere contatti con i loro rispettivi clan. Soprattutto quando un numero importante di boss e capiclan hanno la possibilità di rientrare nel loro territorio. Per questo motivo il ministro dell’Interno, Lamorgese ha disposto controlli a tappeto e senza sosta da parte delle forze dell’ordine. Tra le cinque pagine destinate al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria viene rivelato uno dei boss mafiosi più pericolosi di Palermo: Antonino Sacco, erede dei fratelli Graviano, responsabili delle stragi del 1992 e 1993. Secondo i magistrati era uno dei componenti del triumvirato che recentemente ha retto il mandamento di Brancaccio.

Ai domiciliari anche uno dei padrini della mafia dei pascoli, Gino Bontempo che, fino al mese di gennaio, era il «dittatore» dei Nebrodi: dopo aver finito di scontare la sua ultima condanna, aveva organizzato una rete di insospettabili professionisti per elaborare una grossa truffa all’Unione europea riuscendo a depredare finanziamenti per milioni di euro. È tornato ai domiciliari anche Francesco Ventrici, uno dei principali broker che si occupava di traffico internazionale di cocaina e che trattava anche con i narcos colombiani.

L’elenco dei detenuti con il 41 bis mandati ai domiciliari

L’elenco del Dap è ordinato in modo da poter far riferimento alla data in cui è stato emesso il provvedimento del giudice. Ma sono i numeri a suscitare scalpore. Anche se quelli con il 41bis ai domiciliari sono soltanto tre: il palermitano Francesco Bonura, il camorrista Pasquale Zagaria e Vincenzo Iannazzo della «’ndrangheta». Il resto è stato trasferito nei reparti della cosiddetta «Alta sicurezza 3», il circuito che detiene le più importanti gang della droga e della mafia in cui si contano circa 9.000 detenuti e tra questi anche i loro «comandanti» che, secondo la procura, gestiscono gli affari e i segreti del clan.