Autore: B.A

Pensione

22
Mag

Coronavirus, inflazione e pensioni: cosa potrebbe succedere dal 2021

Il terremoto economico che sta provocando la pandemia potrebbe avere un rilevante impatto sulle pensioni.

Gli effetti economici, evidentemente negativi, della pandemia, si iniziano già a sentire. E dal 2021 questi effetti diventeranno sempre più pesanti, probabilmente, durando per anni. Le pensioni non saranno escluse dagli effetti negativi di questa crisi economica. E non parliamo solo di ipotetici contributi di solidarietà che si dice verrebbero imposti se non si trovano soluzioni diverse per uscire dalla crisi.

Infatti gli effetti negativi della crisi economica scatenatasi per via del Covid-19 potrebbero riguardare sia le pensioni in essere che quelle di chi uscirà dal lavoro nel prossimo futuro. E sarebbe un effetto fisiologico dettato dalle regole previdenziali vigenti. Nessun sacrificio imposto dalla politica, ma penalizzazioni insite nel nostro meccanismo previdenziale per come funziona.

Scenari bui per le pensioni

Una attenta analisi di ciò che potrebbe accadere la produce il quotidiano «Il Giornale». Senza fare terrorismo mediatico, il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti mette in luce aspetti particolari sui futuri scenari previdenziali. Erosione delle pensioni, sia per chi già la percepisce, che per chi uscirà nei prossimi mesi.

Inevitabilmente, la crisi economica toccherà le pensioni e l’inflazione. Partendo dagli assegni di chi andrà in pensione in futuro, secondo uno studio di Epheso, riportato dal settimanale «Panorama», in un decennio si potrebbe perdere nella migliore delle ipotesi, il 4% dell’assegno. Una differenza tra chi è vantato in pensione oggi e chi ci andrà dopo il 2030. Questione di calcolo dell’assegno, con le pensioni che vengono liquidate trasformando i contributi versati in assegni pensionistici, tramite i coefficienti di trasformazione, tra adeguamenti all’inflazione e ritocchi normativi.

Il crollo del PIL di 10 punti percentuali che il coronavirus produce già, ipotizzando che la situazione migliorerà nel prossimo biennio per un effetto rimbalzo del 4%, non potrà non avere effetto su inflazione e metodi di calcolo delle pensioni, producendo un taglio dell’assegno per chi ci andrà nel 2023, pari ad almeno il 2%. E per chi uscirà nel 2033, il taglio arriverà al 4% rispetto a chi uscirà fino al 2022. Ed è lo scenario migliore per lo studio Epheso. Infatti se la crisi su allungherà nel tempo, cioè se l’effetto rimbalzo non si verificherà, la perdita sfiorerebbe il 7%.

E le pensioni in essere?

Fin qui abbiamo dato accenno agli scenari futuri per chi in pensione ancora ci deve andare. Da una pressoché certa crisi di questo tipo, non la faranno franca nemmeno le pensioni in essere. Le pensioni come si sa, ogni anno si adeguano al tasso di inflazione, con il meccanismo della rivalutazione che recentemente è stato modificato dal legislatore.

La piena rivalutazione è assicurata per gli importi fino a 4 volte il minimo. Poi le quote scendono col crescere dell’importo della pensione. Già con una inflazione a scostamento modesto, il minimo che potrebbe accadere già dal 2021, è la cancellazione della rivalutazione, cioè le pensioni non saliranno nel 2021. Più che tagli, sono mancati aumenti, che però riguarderebbero pensioni anche minime, che sono state sempre salvaguardate fino ad oggi dai ripetuti interventi normativi sulla perequazione.