Autore: Luigi Crescentini

Governo

Coronavirus fase 2, bufera sul Governo per no alle messe: «Studieremo protocollo»

Scontro tra la Cei e l’esecutivo in merito al no del Governo Conte sulla celebrazione delle messe in questo avvio di fase 2 coronavirus.

In primo piano, in una videoconferenza del Consiglio dei ministri, i provvedimenti presi nel nuovo decreto per quanto riguarda lo svolgimento di riti religiosi. Nel nuovo DPCM è previsto un prolungamento delle restrizioni sui riti religiosi, dunque si manterrà il divieto di celebrare le messe: è subito scontro aperto con la Cei. Tutto è iniziato da una trattativa fallita: per settimane, il ministro Luciana Lamorgese e gli ambasciatori dei vescovi hanno riflettuto su come fosse possibile riaprire le funzioni religiose.

Su questo c’è stato anche l’intervento del presidente del Consiglio, dopo molte pressioni da parte della Chiesa. Si sta cercando di introdurre un meccanismo di sicurezza stabilito con il comitato scientifico. Ci sono, però, ancora molti fattori da considerare: l’età media (particolarmente alta) dei fedeli, il contatto tra i banchi della Chiesa, il segno della pace, le comunioni che generano contatti attraverso la distribuzione dell’ostia.

In buona sostanza, il governo ha comunicato che non si potranno riaprire le messe. Il premier Conte e il ministro della Salute, Roberto Speranza danno molto peso all’opinione degli scienziati, d’altronde gli anziani in parrocchia rischierebbero troppo, l’eucarestia non si può distribuire.

Vietata la celebrazione delle messe, la Cei: «Violate la libertà di culto»

L’ordinanza stabilita da Palazzo Chigi prevede, comunque, qualche spiraglio per alcuni riti come quelli funebri, i battesimi e i matrimoni anche se con solo i testimoni. Ma alla Cei, però, tutto questo non basta. I vescovi «esigono» di riprendere al più presto le attività religiose, dopo aver fatto una lunga meditazione e dopo aver anche programmato per il 30 aprile un bonifico di 150 milioni di euro per la diocesi in modo da poter destinare agli enti e alle famiglie in difficoltà una parte dell’8 per mille. «Non possiamo vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto, l’impegno verso i poveri nasce da una fede che deve potersi sostenere» stando a quanto dichiarato. Un duro colpo per il Presidente del Consiglio Conte che deve far fronte anche ad una conflittualità interna.

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Conflitto tra i ministri sulla ripartenza: Gualtieri e Patuanelli propongono più riaperture, le messe rimangono sospese

Di certo quello che, per il momento, orienta ogni decisione e ogni minimo passo è la curva dei contagi. L’unico a mantenere una posizione fissa è il ministro della Salute, Roberto Speranza: «Dobbiamo mantenere delle misure rigide. Se sbagliamo, la situazione epidemiologica potrebbe degenerare in brevissimo tempo». Il ministro della Salute è a conoscenza dei rischi che si corrono in caso di allentamento delle misure di restrizione. «La partita ancora non è stata ancora vinta» ciò significa che dovranno rimanere sospese le messe, bisognerà lasciar chiusi i bar e i negozi addirittura fino al primo giugno nonostante le pressioni da parte di alcuni ministri e da Italia Viva.

Nell’esecutivo continua la conflittualità in cui vengono coinvolti tutti o quasi: Gualtieri e Patuanelli chiedono una scala più ampia per le riaperture delle attività, ricordando che i dati macroeconomici dell’Italia riportano una situazione di criticità economica. Le restrizioni hanno fatto infuriare anche il ministro Bellanova. In ogni caso prevale la linea del rigore, quella a cui si appoggiano Franceschini, Guerini, Alfonso Bonafede, Di Maio e ovviamente Conte.

Durante la conferenza si è battagliato su tutto, persino sull’obbligo di lasciare l’autocertificazione. La ferita con la Cei rimane ancora aperta, Conte cerca di interporsi con i vescovi, affermando: «Nei prossimi giorni studieremo un protocollo che permetterà quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni in massima sicurezza».