Autore: Giacomo Mazzarella

Coronavirus e riaperture, carta bianca alle Regioni per ripartire? Regole meno stringenti

Da lunedì via libera alle riaperture, con distanze di sicurezza meno severe

Da lunedì prossimo si entra nella vera Fase 2, quella che prevede tra le altre cose le riaperture di parrucchieri, barbieri, bar, ristoranti, pub e pizzerie. Riaperture vere, non solo da asporto come fu previsto per le riaperture del 4 maggio. Ma bisognerà riaprire in sicurezza, seguendo regole rigide e dettagliate come è naturale che sia.

Ma non rigide come quelle imposte dal protocollo Iss-Inail preparato in questi giorni. Sembra che si sia seguita la linea di Bonaccini, del governatore della Regione Emilia Romagna che ha prodotto un protocollo interno alla sua Regione, che aveva misure diverse da quello approntato dall’Inail. Numerosi organi di stampa hanno riportato alcuni contenuti dell’accordo che è stato trovato ieri tra governo e Regioni.

Un accordo di cui parla anche il quotidiano la Stampa, che addirittura sottolinea come il governo abbia di fatto dato carta bianca alle Regioni in materia riaperture, responsabilizzando molto le amministrazioni regionali che a loro volta resonsabilizzeranno molto i gestori delle attività.

Le parole di Conte aprono a regole meno drastiche

È una fase delicata e non possiamo sbagliare, per questo vi chiedo spirito di collaborazione istituzionale, da parte del governo c’è la disponibilità a concedere alle regioni di procedere alle riaperture con propri protocolli. Ma dovete assumervi la responsabilità che sarà una ripresa in sicurezza”, con queste parole il Premier Conta da il via libera alle riaperture secondo le idee delle Regioni e non dell’Inail.

Si tratta di una sforbiciata anche al distanziamento sociale nei bar e nei ristoranti per esempio. Restano i suggerimenti, ma non l’obbligo, di munirsi di pannelli in plexiglass soprattutto alla cassa. Naturalmente l’obbligo dei divisori in plexiglass resta nei locali dove non si potrà (o vorrà) ridurre la capienza degli avventori o dove non si potrà far rispettare la distanza di sicurezza.

Nella bozza di intesa, che dovrà essere approvata dal Consiglio dei Ministri, salta il limite di 4 metri quadrati a cliente. Infatti il distanziamento di clienti al banco bar, piuttosto che la distanza dei clienti al tavolo, deve essere di un metro. Un netto miglioramento che dovrebbe scongiurare il fatto che molte attività con i 4 metri quadri a cliente, non avrebbero riaperto.

Le altre prescrizioni

Naturalmente le riaperture devono avvenire in estrema sicurezza. Restano validi i suggerimenti di favorire i pagamenti telematici al tavolo piuttosto che alla cassa, oppure resta il fatto di spingere a sfruttare gli spazi all’aperto piuttosto che al coperto. I clienti dovranno muoversi nel locale, per andare al bagno piuttosto che per andare alla cassa, muniti di mascherine. Nei locali, in più punti, devono essere disponibili per i clienti, le soluzioni alcoliche disinfettanti.

I locali devono essere muniti di cartelli esplicativi circa le regole, e devono essere prodotti anche per gli stranieri, in diverse lingue. “Sono troppo stringenti, dovete lasciarci liberi di applicare i nostri”, questo il pensiero di molti governatori regionali tra cui, uno dei più rigidi, Luca Zaia, governatore del Veneto. Il fatto che la posizione di Zaia sia stata avallata anche da molti altri governatori e dall’Anci, ha spinto Conte a fare un passo indietro, allentando le norme previste dal protocollo Inail.

Passo indietro ancora ipotetico, perché occorre il via libera del Consiglio dei Ministri. Su una cosa Conte è stato chiaro, le linee devono essere nazionali, per evitare la cosiddetta babele di ordinanze regionali differenti tra loro.
“Sono disponibile ad accogliere un testo unitario conforme alle linee generali previste dal governo”, questo ciò che ha detto Conte che ha aperto ad accettare, se possibile, il documento dei governatori.