Autore: B.A

Coronavirus

14
Apr 2020

Coronavirus: cassa integrazione? Servono ancora 30 giorni di attesa

Slitta la cig prevista dal decreto Cura Italia, bisogna attendere.

«Il bonus da 600 euro è già sui conti correnti di un milione di lavoratori», così esponenti del governo hanno dato risalto al fatto che l’indennizzo per autonomi, stagionali e così via, sta per essere pagato. A dire il vero ad oggi 14 aprile, non si hanno segnalazioni di persone che lo hanno già ricevuto, ma se dal governo fanno sapere che è stato erogato, bisogna fidarsi. Se i bonus da 600 euro per gli autonomi e per gli altri destinatari ormai sono prossimi ad essere incassati, non avranno la stessa sorte gli altri lavoratori che aspettano la cassa integrazione.

Infatti sembra che l’altra importante misura prevista come indennizzo per i lavoratori dipendenti di aziende che hanno chiuso, ridotto o cessato le loro attività per via del coronavirus, non sia ancora arrivata al punto di far finire i soldi nelle tasche di chi ormai da tempo li attende. Una notizia ribadita bene dal quotidiano romano «Il Messaggero», che parla di una attesa ancora di una trentina di giorni. Sicuramente non una bella notizia per i lavoratori che ormai da tempo sono senza reddito. 

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La promessa del Premier è stata disattesa?

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha promesso agli italiani che dal 15 aprile tutti coloro che aspettavano gli aiuti previsti dal suo Dpcm n°18 del 17 marzo 2020, il cosiddetto decreto Cura Italia, avrebbero ricevuto i soldi sul conto corrente. Una promessa disattesa, ormai è pressoché certo che il 15 non tutti avranno disponibili i soldi. E proprio il governo in queste ore ha diramato una nota in cui ammette i ritardi nelle erogazioni. Il Ministro dell’Economia Gualtieri ha detto che con il prossimo decreto, quello di aprile, per i soldi che a maggio dovrebbero arrivare agli italiani, la sollecitudine nei pagamenti sarà migliore. E lo stesso Premier nella discussa conferenza stampa con cui ha attaccato le opposizioni, ha detto che le difficoltà nel dare luogo alle procedure per i vari indennizzi sono state molteplici. Misure che prima non esistevano, che sono state preparate e predisposte in fretta e furia e che hanno bisogno di limature. 

La platea degli aventi diritto della cassa integrazione

Sono 198mila le imprese che hanno già chiesto all’Inps di entrare nel procedimento della cassa integrazione ordinaria. Richiesta che riguarda una platea di circa 3 milioni di lavoratori. Ma non è tutto, perché sempre in base a ciò che dice il Messaggero, altre 100mila domande riguardano l’assegno ordinario per un’altra platea di 1,7 milioni di lavoratori. Per tutti, niente erogazione della cassa integrazione, ancora per diversi giorni. Infatti gli unici che riceveranno i soldi sono quelli ai quali la cassa integrazione sarà anticipata dall’azienda per cui lavoravano.

Quelli dell’Inps invece, non saranno erogati prima di 30 giorni. Il governo sottolinea che non è poi così strana una attesa di un mesetto buono. Infatti 30 giorni dalla ricezione della domanda è un tempo reputato piuttosto celere, dal momento che come consuetudine, una domanda di cassa integrazione necessita di 2 o 3 mesi di attesa tra la data di apertura e quella in cui i lavoratori ottengono ciò che è loro destinato. E ci sarà da attendere anche per la cassa integrazione che è di competenza delle Regioni.

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Infatti, queste forme di ammortizzatore passano dagli accordi con le parti sociali. E molte Regioni hanno firmato accordi preparatori. Ma la grande mole di domande, rallentano i tempi di istruttoria. Basti pensare che per esempio, la sola Lombardia, intesa come amministrazione Regionale, deve istruire qualcosa come 100.000 pratiche (tante sono le richieste già pervenute).