Coronavirus Veneto, Zaia: «Siamo ancora in trincea»

Coronavirus Veneto, Zaia: «Siamo ancora in trincea»

Le parole del governatore del Veneto e di quello dell’Emilia Romagna segnalano che la situazione è da valutare con attenzione.

Il Veneto è a rischio zona arancione, lo ha detto il governatore Luca Zaia facendo il punto sulla situazione coronavirus. Il governatore ha mostrato i dati regionali facendo capire come i numeri stiano facendo vedere un situazione epidemiologica che desta quantomeno necessità di osservazione.

Coronavirus Veneto, il bollettino del 3 marzo

25.764 sono gli attualmente positivi oggi (3 marzo) in Veneto, 1349 i ricoverati. Sono i 22 in più gli ospedalizzati in area non critica nelle ultime 24 ore e adesso il totale fa 1194. Ci sono, invece, 155 persone in terapie intensive con un aumento quotidiano registrato pari a 10 unità. 9891 sono stati, invece, i decessi dall’inizio dell’epidemia, 17 dei quali censiti nell’ultima giornata.

Luca Zaia ha messo in rilievo come oggi i dati su cui concentrarsi sono tre. I due numeri che riguardano l’aumento delle ospedalizzazioni (ordinarie o in intensiva)e quello dei nuovi positivi (1272). E su quest’ultimo parametro il governatore ha evidenziato: «Vi ricordo che le scorse settimane facevamo 400, 300, 600. È innegabile che ci sia da qualche giorno un aumento».

Coronavirus, il punto di Zaia

«È ormai chiaro a tutti - ha proseguito - che siamo circondati, nel senso che vedete le notizie di tutte le regioni confinanti e comunque dell’Italia. Sono notizie che vanno in una direzione di grande preoccupazione. Questa grande preoccupazione ci porta ad avere ancora la mimetica. Non c’è niente da fare: siamo ancora in trincea».

«Il futuro - ha annunciato il governatore - ci può riservare solo salite e non discese. Il futuro prossimo ovviamente. Il futuro quello più importante dei prossimi mesi ci deve fare uscire da questa tragedia».

«Abbiamo dei parametri - ha rivelato - che ci fanno pensare che siamo ovviamente rischio del passaggio in arancione da venerdì. Staremo a vedere le valutazioni. È un grosso guaio. Siamo riusciti ad avere una boccata d’ossigeno, per quanto possibile, di quasi due mesi. Anzi due mesi li abbiamo fatti tutti».

Dalle parole di Zaia è comunque emerso che il Veneto, a fronte di regioni con situazioni più problematiche, è quasi considerabile come «isola felice». Concetto esternato sottolineando la potenziale temporaneità della cosa e la prudenza necessaria sulla base del fatto che «i dati si muovono».

Coronavirus Emilia Romagna, le parole di Bonaccini

Significativa è anche la dichiarazione resa dal presidente dell’Emilia Romagna e riportata dall’Ansa. «Il contagio - ha detto Stefano Bonaccini - è partito molto più veloce di prima a causa delle varianti. Se questa crescita, avvenuta in 10-15 giorni, non trova un’accelerazione nella risposta rischiamo di essere travolti. Noi come altre parti d’Italia».

Il governatore ha messo in chiaro la necessità di mettere in atto una strategia di contrasto «con misure più restrittive» indicate dalla sanità regionale. «Le limitazioni - ha aggiunto - della zona arancione non bastano più, per come il virus corre rapidamente». Bonaccini ha, inoltre, parlato della necessità di stringere adesso per arrivare a non farlo dopo. Ha evidenziato la difficoltà di decisioni di questo tipo, ma prendendosene la responsabilità. «Occorre - ha chiosato - agire adesso per un pericolo che ha rialzato la testa con le varianti».