Autore: Rita Parisi

Coronavirus

Coronavirus Napoli, l’originale protesta dei barbieri in piazza: ecco cosa hanno fatto

Esclusi dalla Fase II, barbieri e parrucchieri hanno manifestato a Napoli contro la decisione del Governo.

Barbieri e parrucchieri sono tra le categorie più colpite dal lockdown nazionale imposto dall’emergenza Coronavirus, per loro la Fase II è ancora lontana e il premier Giuseppe Conte ha annunciato che si ipotizza una riapertura dei loro negozi solo il 1° giugno, una notizia che ha paralizzato questi lavoratori e li ha spinti a mettere in atto proteste e rivendicazioni, come è successo questa mattina a Napoli, dove alcuni barbieri hanno deciso di manifestare in maniera del tutto insolita e originale e di allestire un salone a cielo aperto nei pressi della sede della Camera di Commercio in piazza Bovio. Qui, alcuni lavoratori della categoria aderenti alle associazioni Hair work team e Tricostyle, hanno anche esposto uno striscione con la scritta: “Fiducia a chi taglia in sicurezza no a chi di nascosto infetta”.

Napoli, la protesta di barbieri e parrucchieri contro gli abusivi

Lo striscione esposto da barbieri e parrucchieri di Napoli allude ai tanti lavoratori abusivi che potrebbero approfittare del lockdown prolungato di negozi e attività per incrementare il loro giro d’affari a domicilio. Un portavoce del movimento ha infatti spiegato all’ANSA: «La nostra è una dimostrazione che, con le adeguate misure di prevenzione per noi e per i nostri clienti, è possibile lavorare in maniera sicura ed ridurre al minimo il rischio di contagio.» Barbiere e cliente, infatti, durante la protesta, erano dotati di mascherine, guanti e visiera, misure indispensabili per impedire nuovi contagi da Coronavirus.

LEGGI ANCHE: Coronavirus fase 2, è scontro tra Regioni del Sud e Governo

Confartigianato contro la decisione del Governo: “Incomprensibile e inaccettabile”

Contro la decisione del Governo di non riaprire le attività di parrucchieri, barbieri e centri estetici si è scagliata anche il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, che ha definito la decisione del Governo di rinviare al 1° giugno la riapertura di acconciatori e centri estetici: «Incomprensibile e inaccettabile.» e ha spiegato: “Con senso di responsabilità abbiamo elaborato e presentato tempestive proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale pulizia, sanificazione.

Proposte che penalizzano fortemente le nostre possibilità di ricavo, ma siamo consapevoli della loro necessità. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. E ora non accettiamo che le attenzioni del Governo siano rivolte ad altri settori e si limitino ad una incomprensibile dilazione per la ripresa nostre attività, con tutto il rispetto per i musei che non scappano, che non possono essere fruiti dagli stranieri e che non rischiano il fallimento. Del resto, al 1° giugno cosa potremo fare di più rispetto ad oggi in termini di sicurezza? Si può far stare fermi, con costi continui e ricavi azzerati per gli interi mesi di marzo, aprile, maggio? No, non ci stiamo. Finora siamo stati alle regole, ma la prospettiva di un altro mese e più di fermo obbligato non l’accettiamo”.

LEGGI ANCHE: Autocertificazione per fase 2: non bisognerà indicare dati congiunto. Salvini propone l’abolizione

Confartigianato ha calcolato che l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza sleale degli abusivi nei mesi di marzo, aprile e maggio causerà alle imprese di acconciatura e di estetica una perdita economica di 1.078 milioni di euro, pari al 18,1% del fatturato annuo. Sarà molto difficile evitare ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi mettono a rischio il lavoro di 49 mila addetti del settore.