Corea del Nord, vietati i prodotti occidentali: si rischia la pena di morte

Corea del Nord, vietati i prodotti occidentali: si rischia la pena di morte

Il leader della Corea del Nord Kim Jong-un non si smentisce e vara una legge che mira a bandire prodotti occidentali e a punire duramente chi ne fa uso.

E’ ben nota la stravaganza del leader nord-coreano Kim Jong-un, autore di decisioni molto spesso assai discusse e anti-democratiche. L’ultima novità nel paese in cui la dittatura totalitaria vieta ogni possibile ’occidentalizzazione’ della società, è rappresentata da una legge che mira espressamente a eliminare qualsiasi tipo di influenza straniera.

Colui il quale sia scoperto ad adottare un comportamento contrario alle regole contenute in essa, rischia infatti il campo di prigionia o addirittura la pena di morte. Vediamo un po’ più nel dettaglio. In verità, notizie come quella appena riportata, non dovrebbero stupire grandemente.

Ci riferiamo infatti alla Corea del Nord, uno Stato la cui Costituzione prevede un modello socialista con un sistema economico pianificato. In concreto, in Corea impera una dittatura totalitaria di stampo stalinista, con un culto della personalità intorno alla dinastia Kim.

Se è vero che in questo paese, tutto ciò che può contenere tratti che riportano alle democrazie e alle culture in senso lato ’occidentali’ è boicottato e vietato, non deve sorprendere la citata legge. Con questo provvedimento, le autorità nord-coreane intendono reprimere ogni tipo di influenza esterna, punendo duramente tutti coloro che siano sorpresi con film o abiti di origine straniera, come ad es. i jeans.

Non solo. Tutti i cittadini nord-coreani che saranno sorpresi in possesso di video originari della Corea del Sud, degli Stati Uniti o del Giappone rischiano concretamente la pena di morte. Invece, i soggetti che saranno colti in flagrante a vedere uno di questi video possono incappare nella sanzione del campo di prigionia per 15 anni.

Nel mirino anche i comportamenti antisocialisti e vicini alla cultura occidentale

La dittatura della Corea del Nord non si smentisce e, coerentemente con il piano di controllo della popolazione, il leader Kim Jong-un ha redatto una lettera sui media statali chiedendo alla Lega della gioventù del paese di combattere “comportamenti sgradevoli, individualisti e antisocialisti” tra i giovani.

Kim - per assicurarsi la conservazione del potere anche in una fase di caos economico per la Corea del Nord, collegata alla pandemia - intende impedire ogni possibile influenza straniera, tanto da voler bloccare l’eventuale diffusione dello slang straniero, le acconciature e i vestiti alla moda all’estero. Proprio Kim li ha definiti infatti “veleni pericolosi”.

Non a caso, il Partito dei Lavoratori ha detto sì ad una legge che colpisce l’uso di linguaggio, acconciatura e abbigliamento non nazionali. Ecco perchè non deve sorprendere la notizia riportata dal Daily NK, una pubblicazione online di Seoul con fonti in Corea del Nord: tre adolescenti sarebbero stati recentemente puniti con l’obbligo di permanere per 15 anni in un campo di rieducazione per essersi tagliati i capelli come gli idoli del pop sud-coreano e aver orlato i pantaloni sopra le caviglie.

Concludendo, appare dunque chiaro che la Corea del Nord abbia introdotto nuove disposizioni radicali ed assolutamente anti-democratiche. Ma ciò si spiega in quanto il totalitarismo locale intende proteggere se stesso, respingendo ciò che le autorità locali definiscono «pensiero reazionario».