Autore: Francesca Cavaleri

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Contratti a canone concordati: come funzionano?

I contratti a canone concordato sono degli accordi ai fini locativi. Tutte le caratteristiche: durata, canoni, quando e come possono essere sottoscritti.

I prezzi dei contratti, a canone concordato, sono stabiliti dai Comuni, insieme alle associazioni dei proprietari e degli inquilini. Lo scopo è quello riuscire a trovare un accordo tra le due categorie. Ma anche locare immobili, attraverso contratti registrati e magari far emergere, le locazioni in nero. Soprattutto, attraverso l’applicazione della cedolare secca, i proprietari possono risparmiare davvero tanto. A differenza dei contratti a libero accordo, questo prevede delle caratteristiche particolari.

Canone concordato: quanto durano?

I contratti a canone concordato, di solito, hanno una durata pari 3+2 anni. Ciò significa che hanno una durata di 3 anni. Ma allo scadere del terzo anno, il contratto può essere prorogato per altri due anni. Si va così a coprire un arco temporale pari a 5 anni consecutivi.

Questo tipo di contratti, possono essere anche applicati ai cosiddetti contratti transitori. Si tratta di accordi che prevedono una durata fino a 1 mesi. La transitorialità, sta nel fatto che l’immobile deve essere usato, solo per un determinato periodo di tempo.

Il motivo deve essere specificatamente indicato nell’accordo. Ad esempio, un professore che si sposta per acquisire un incarico in una nuova città per un anno scolastico. I contratti a canone concordato, possono essere anche applicati agli accordi per studenti fuori sede.

Canone concordato: come si determina il prezzo

Il canone viene detto "concordato" proprio perchè derivano da un’accordo territoriale firmato dai vari Comuni. Questo documento, viene firmato dalle maggiori categorie di proprietari ed inquilini.

All’interno dell’accordo, ogni comune suddivide il proprio territorio in zone. Ad ogni zona, viene attribuita una fascia, con due coefficienti di riferimento, un minimo ed un massimo.

Questo valore va comunque moltiplicato per il valore della superficie. Ma attenzione devono essere presi in considerazione, non solo i metri quadri dell’immobile. Di conseguenza, occorre valutare la presenza di balconi, giardini, terrazzi. Ed ancora, le condizioni interne ed esterne degli immobili. Ma anche se la casa è arredata o meno, la classe energetica e l’impiantistica.

Canone concordato: l’asseverazione come convalida

Proprio per non sbagliare, è opportuno che il contratto venga sottoposto ad asseverazione da parte di un ente idoneo e riconosciuto. L’asseverazione, è una conferma, un’attestazione che il contratto stipulato sia idoneo all’accordo territoriale. In altre parole, che rispetti tutte le clausole, il canone e le condizioni.

Oltre al contratto, vanno aggiunti alcuni allegati. Ad esempio, in caso di immobile arredato, va stilata l’inventario della mobilia. Inoltre, al momento del rilascio della casa dal proprietario all’inquilino, va redatto il relativo verbale. Il verbale di consegna, contiene la descrizione specifica di tutti gli allestimenti, le condizioni qualitative dell’immobile. Una volta che tutto è controfirmato dalle parti, e si è ottenuto l’asseverazione, il contratto va registrato presso l’Agenzia delle entrate in ufficio o telematicamente. Da quel momento in poi, gli effetti saranno validi tra le parti.