Autore: Dario Marchetti

Quota 100 - Pensione

7
Nov

Con Quota 100 sale al 42% il ricambio generazionale

In crescita il tasso di sostituzione del provvedimento, secondo l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro

La discussione su Quota 100 si avvale di un nuovo capitolo. Se nella precedente rilevazione, effettuata a marzo, il ricambio generazionale reso possibile dalla misura introdotta dal governo gialloverde si era attestato al 37%, nella seconda si è registrata una buona crescita del dato. Le stime effettuate nel corso del 3° trimestre dell’anno, a sei mesi dall’applicazione della misura, vedono il tasso di sostituzione raggiungere il 42%. Una crescita che sembra dovuta soprattutto all’aumento degli ingressi dei giovani nel mercato del lavoro mediante un contratto di apprendistato.

La stima dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro

A rendere noto il nuovo dato è stato l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, fornendo un quadro più incoraggiante di quanto accaduto sinora e che potrebbe dare il pretesto al M5S per continuare a difendere il provvedimento nella discussione sulla Legge di Bilancio.

Nel corso della quale è soprattutto Italia Viva a continuare ad avversare uno dei provvedimenti simbolo del precedente esecutivo. E’ stata Teresa Bellanova, responsabile delle Politiche Agricole nel secondo governo Conte, ad attaccarlo in maniera decisa nelle ultime ore, affermando che per il nuovo partito di Matteo Renzi non esistono santuari intoccabili.

Aggiungendo poi che Quota 100 risponderebbe agli interessi di gruppi ristretti di persone mettendo in discussione i diritti di un numero maggiore di persone, in particolare chi ha fatto lavori usuranti e precari. Parole pronunciate ai microfoni di Radio Capital, nel corso della trasmissione Circo Massimo, insieme a quella che è sembrata una minaccia, ovvero la promessa di fare la propria parte in Parlamento.

Lo studio del Sole 24 Ore

Sulla discussione sembra destinato a pesare anche lo studio condotto dal Sole 24 Ore, secondo il quale Quota 100 avrebbe avuto una incidenza maggiore rispetto ad Ape sociale e Opzione Donna. Grazie alla misura, infatti, sono riusciti ad andare in pensione 95mila lavoratori, molti di più di coloro che hanno invece potuto approfittare dei due canali di flessibilità in uscita che erano stati attivati o rilanciati al fine di ovviare ai problemi suscitati dalla riforma Fornero.

I dati sono stati forniti dall’Inps nel Rendiconto Sociale del 2018 e pone i lavoratori che hanno usufruito di Quota 100 al secondo posto assoluto, alle spalle dei soli esodati, attestati a quota 130.815 pensionamenti, per effetto di 8 provvedimenti consecutivi, in pratica il 35,8% del totale delle uscite flessibili garantire dal 2012 al primo semestre di quest’anno.

Le assicurazioni di Gualtieri

Numeri che sono destinati a pesare in una diatriba che prosegue con toni anche aspri, nonostante il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, abbia provveduto ad affermare che Quota 100 andrà ad esaurimento. Nei piani originari del governo gialloverde, il provvedimento doveva rimanere attivo per un triennio, lasciando poi spazio a Quota 41 (tutti in pensione con 41 anni di contributi). Inoltre nel 2019 avrebbe dovuto condurre verso l’uscita dal lavoro 269mila persone, mentre in realtà dovrebbero essere molte di meno, considerato come a fine settembre le richieste siano state poco meno di 185mila, mentre quelle oggetto di valutazione positiva, in attesa del via libera finale dell’Inps, si siano attestate a 114mila.