Autore: B.A

Bollette

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Giu

Come si ottiene il rimborso delle bollette e fatture a 28 giorni

Ecco come scrivere la richiesta per recuperare quanto pagato in più alle compagnie.

Bollette con modalità di fatturazione a dir poco particolare sono al centro di un annoso problema che ha riguardato centinaia di migliaia di famiglie. Parliamo della fatturazione a 28 giorni che era diventata una prassi diversi anni fa. Per un lungo periodo di tempo molte compagnie di telefonia fissa hanno utilizzato questo sistema di fatturazione che di fatto rappresentava un aggravio delle spese per i consumatori finali. Dopo ricorsi, reclami, class action e dopo l’inserimento della associazioni dei consumatori nella vicenda, le società di telefonia che avevano adottato questa politica, sono state condannate a rimborsare i loro clienti. Ecco come fare e cosa bisogna sapere di tutta questa strana storia.

Un meccanismo penalizzante

Il meccanismo di fatturazione a 28 giorni penalizzava i clienti, questo è una evidenza oggettiva dal momento che di fatto, per un utilizzo annuale del telefono, gli utenti erano costretti a pagare 13 mensilità anziché 12. L’Antitrust, chiamata in causa dalle associazioni dei consumatori, ha condannato le compagnie telefoniche ordinando il rimborso delle cifre in più pagate.

La decisione dell’Antitrust è stata confermata anche dal Consiglio di Stato, ma da segnalazioni pervenute alle stesse associazioni dei consumatori che hanno promosso le azioni, pare che le società di telefonia non abbiano provveduto automaticamente ai rimborsi. Per questo gli utenti sono costretti, per vedersi rimborsare il maltolto, a presentare istanza. Ogni cliente quindi, è costretto a presentare domanda per la restituzione dei soldi ingiustamente pagati.

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Come fare per i rimborsi?

Dal 2015 alcune compagnie di telefonia cambiarono metodo di fatturazione dei consumi ai loro clienti. Si passò dalle bollette bimestrali a quelle mensili e poi addirittura a quelle ogni 28 giorni. Una pratica illecita questa, confermata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che stabilì l’obbligo di rimborsare gli importi illegittimamente ricevuti ai clienti vittime del caso.

La decisione dell’Agcom fu abbastanza precisa, perché confermò nella cadenza mensile l’unica via lecita per il rinnovo delle offerte e per la fatturazione dei consumi. L’anomalia dell’anomalia è che il Consiglio di Stato sancì che il rimborso dovuto da parte delle compagnie, doveva essere automatico, cioè a pioggia e indipendentemente dalla adesione o meno dei clienti.

I pratica, rimborsi senza alcuna necessità di presentare alcuna istanza. In linea generale quindi, chi non ha ancora ricevuto nulla, deve presentare istanza in base a moduli e meccanismi che ogni società ha adottato. Il diritto ai rimborsi spetta a quelle persone che hanno ricevuto bollette fatturate a 28 giorni, e che hanno linee attive prima del 31 marzo 2018, anche se hanno cessato il servizio dopo il 23 giugno 2017. La richiesta va presentata usando il modulo che molte aziende hanno messo a disposizione sui loro siti, oppure trovando la modulistica sui siti delle associazioni dei consumatori.