Autore: Dario Marchetti

Italia

Climate change: in arrivo il «bazooka verde»?

Anche la BCE potrebbe contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico

Come è ormai noto, l’era di Mario Draghi alla Banca Centrale Europea si è distinta in particolare per il cosiddetto bazooka da lui imbracciato sotto forma di Quantitative Easing per cercare di dare respiro all’asfittica economia continentale. Un bazooka sulla cui efficacia si discuterà a lungo, ma che sembra poter fare da modello anche nella lotta al cambiamento climatico.

Climate change: Le parole di Christine Lagarde

Il successore di Mario Draghi, Christine Lagarde, ha infatti proprio di recente affermato che proprio la lotta al Climate change dovrà essere posta al centro della missione della Bce e di ogni altra istituzione. Ha poi rilanciato nel corso di una audizione al Parlamento di Bruxelles affermando che ogni istituzione dovrebbe avere come missione la protezione dell’ambiente, da portare avanti con un occhio di riguardo al principio della “market neutrality”, la quale obbliga l’istituzione comunitaria a non discriminare un settore nei confronti di altri.
Proprio queste parole hanno spinto alcuni osservatori ad affermare l’imminenza di uno strumento come quello rappresentato dal Quantitative Easing, stavolta rivolto al contrasto nei confronti di un cambiamento climatico che rischia di tramutarsi in una vera e propria catastrofe ambientale.

Lo studio di Moody’s Analytics

Secondo un recente studio di Moody’s Analytics, i danni arrecati all’economia dal Climate change potrebbero toccare i 69mila miliardi di dollari. Una cifra mostruosa, tale da obbligare il globo ad unire le forze per poter rispondere in maniera più congrua ad un problema sempre più evidente.
Un modello in tal senso potrebbe essere rappresentato dal “Network for Greening and Financial System”, che riunisce oltre trenta tra banche centrali e autorità di regolamentazione. Una iniziativa promossa dal Governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, ex di Goldman Sachs e della Banca centrale canadese, il quale già nel corso del 2015 aveva deciso di spendere tutta la sua autorevolezza su una questione secondo lui non più procrastinabile. Se lo era allora, ancora di più lo è oggi, dopo il formarsi di un fronte estremamente composito e capeggiato da Greta Thunberg.

Climate change: I pericoli per l’Italia

I danni provocati dal cambiamento climatico potrebbero essere particolarmente disastrosi per il nostro Paese e, in genere, per tutta l’area mediterranea. Secondo un recente studio dell’European Environment Agency (EEA) nei prossimi 2 o 3 decenni il valore della terra coltivata inizierà a scendere in maniera preoccupante, arrivando infine a toccare il -80% rispetto al valore attuale nel 2100. Una discesa la quale costringerà infine gran parte degli agricoltori italiani, spagnoli, greci, portoghesi e della Francia meridionale ad abbandonare la loro attività e i campi coltivati.

Proprio l’Italia, però, sarà il Paese che risentirà maggiormente di questa trasformazione. Secondo i dati riportati dallo studio dell’EEA, i terreni coltivabili della nostra Penisola potrebbero infatti lasciare sul terreno fino a 120 miliardi di valore. Il motivo di questo disastro sarebbe da ricercare nella particolare conformazione orografica e nella posizione dell’Italia, che espongono il nostro Paese più di altri alle variazioni climatiche. In particolare sarà il combinato disposto tra l’innalzamento delle temperature e la scarsità di precipitazioni ad esporre la penisola sempre più al rischio di desertificazione del terreno. Uno scenario da incubo che però potrebbe ancora essere evitato.