Autore: B.A

Lavoro

31
Lug

Burocrazia Italia pazzesca: cosa serve per aprire un bar, un parrucchiere o altro

Italia agli ultimi posti in quanto a difficoltà ad avviare una azienda.

Che in Italia una delle piaghe maggiori sia l’enorme burocrazia che accompagna chi vuole fare impresa, non è un mistero, anzi è una cosa ampiamente risaputa. Ma la realtà supera l’immaginazione, la realtà è ben peggiore di quello che i cittadini pensano di sapere. La verità dei numeri, degli adempimenti, delle autorizzazioni, della modulistica necessaria è peggio di quello che si crede.

Un articolo del quotidiano «il Corriere della Sera» piazza l’Italia agli ultimi posti in quanto a facilità di aprire impresa, non prima di spiegare quante autorizzazioni sono necessarie per ogni singola attività che si intende aprire e facendo un paragone con quello che accade nel resto di Europa per le stesse esigenze.

Necessaria riforma della burocrazia

Da anni si parla di riforma del sistema burocratico italiano e mai come adesso sembra necessaria vista la montagna di soldi in arrivo dalla UE col Recovery Fund che potrebbero essere sfruttati anche da chi volesse aprire attività contando sul rilancio post crisi.

La semplificazione della burocrazia è necessaria, ma è il sistema Italia a non funzionare, sono le leggi troppo complicate prima da varare e poi da mettere in atto. Per esempio, come si legge sul «Corriere», il 70% delle leggi in Francia sono a «diritto costante», nel senso che fatta la nuova viene completamente cancellata la vecchia.

In Italia invece una nuova legge richiama a vecchi provvedimenti, vecchi articoli, vecchie postille degli stessi provvedimenti che la nuova norma dovrebbe sostituire. L’esempio che fa il «Corriere», quello del libro da cercare in biblioteca, senza avere uno schedario, è eloquente sulla difficoltà a legiferare in Italia.

Una montagna di adempimenti spesso inutili

Quando si deve aprire una attività in Italia bisogna avere i permessi di Regione, Soprintenza, Asl, Vigili del fuoco, e tutti tramite istanze che spesso sono susseguenti, nel senso che vanno fatte l’una dopo aver avuto il via libera della precedente. Per aprire un bar per esempio, sono necessarie 72 autorizzazioni. Poco meno per aprire un salone da parrucchiere, dove servono 65 autorizzazioni. Peggio invece per chi intende aprire una carrozzeria, per la quale sono necessarie 86 autorizzazioni.

La carenza di tecnici negli uffici pubblici, dove la stragrande maggioranza degli addetti è amministrativo, cioè senza competenze tecniche, allunga anche i tempi di autorizzazione. Inoltre nelle Pa la meritocrazia è un miraggio, ed anche i premi di risultato vengono elargiti in base alle gare indette, ai bandi e non alle autorizzazioni concesse. Anche i dipendenti pubblici quindi, sono meno spronati a velocizzare gli iter e ad accelerare i processi.

Anche i controlli sono lenti

La lentezza è tutto e l’Italia in questo è regina assoluta della classifica a livello europeo. Per esempio a Firenze per costruire un inceneritore e termovalorizzatore, ci sono voluti 15 anni. In pratica, tre lustri per decidere dove costruirlo, definire le dimensioni, bandire la gara, il progetto, le linee guida, le autorizzazioni ambientali. Quando era tutto pronto sono partiti i ricorsi al Tar e poi al Consiglio di Stato, che a marzo di quest’anno ha stabilito che non si deve fare. Ricorsi e giustizia non aiutano, e questo mette paura ai burocrati che tremano nel momento di firmare un provvedimento.

Basti pensare poi, che solo in materia ambientale, le competenze si dividono tra Ministero dell’ambiente, Ministero della salute, Ministero dell’interno e Ministero dell’agricoltura. E poi ancora, tra 20 Regioni, 110 Province, oltre 8 mila Comuni, Camere di commercio, Asl, Arpa. Tutti soggetti a dare le autorizzazioni, ognuna per le competenze relative. Ogni autorizzazione presuppone dei controlli con 21 soggetti incaricati di farli.

E così si sovrappongono verifiche e si ingessa la macchina. All’estero la situazione è nettamente migliore. Danimarca, Svezia e Regno Unito sono i paesi dove è più facile fare business. Dietro l’Italia solo la Grecia, la Bulgaria e Malta. Per costruire un semplice magazzino commerciale, in Italia servono 190 giorni, in Gran Bretagna per esempio, una ottantina.