Autore: Dario Marchetti

Germania

8
Gen

Automotive a picco in Germania: è allarme anche per l’Italia

Le auto tedesche continuano a perdere quote di mercato a livello globale

Le notizie che continuano ad arrivare dalla Germania sembrano confermare largamente il momento estremamente difficile per la “locomotiva” d’Europa. In particolare sono i dati relativi alla produzione automobilistica a fare paura, non solo a Berlino, ma anche in Italia. Andiamo a vedere i motivi dell’allarme.

Auto tedesche ormai in picchiata

Nel corso del 2019 la produzione di automobili in Germania ha fatto registrare un ulteriore passo all’indietro, tanto da scendere ai livelli più bassi da quasi un quarto di secolo. Il numero dei veicoli prodotti dall’automotive tedesco si è infatti fermato a 4,66 milioni di modelli, un livello che non si vedeva dal lontano 1996. I dati sono stati forniti dalla federazione dell’industria automobilistica VDA, attestando quindi un calo nell’ordine del 9%, che è dovuto in particolare alla contrazione della domanda sui mercati internazionali.

Proprio le esportazioni, infatti, hanno fatto registrare una flessione del 13%, fermandosi a 3,5 milioni di auto vendute fuori dai confini nazionali. Per capire meglio i dati in proposito, occorre ricordare un dato relativo al 1998, quando il 12% delle auto circolanti a livello globale erano tedesche. Oggi sono esattamente la metà, in base ai numeri forniti dal Centro di ricerca sull’Automotive. Un vero e proprio crollo, che potrebbe proseguire nei prossimi anni.

Le ricadute occupazionali

Il crollo delle vendite va naturalmente a riflettersi sui dati occupazionali. Nelle passate settimane Daimler, Volkswagen e il fornitore di ricambi Continental hanno infatti provveduto ad annunciare una serie di drastici piani di ridimensionamento dei posti di lavoro. Una mossa che risponde all’esigenza di ridurre i costi, ma che rischia di innescare pesanti ripercussioni sui consumi e, di conseguenza, trainare al ribasso le vendite di auto. Una situazione che potrebbe essere resa ancora più critica dalla prevista svolta green del settore. La produzione di auto ecologiche, infatti, richiede l’impiego di una forza lavoro molto meno ingente. Si prevede quindi che la sola Germania pagherà un dazio pari a 800mila addetti alle esigenze di combattere il Climate change.

Le ricadute sul nostro Paese

Va anche sottolineato che i dati relativi alla Germania sono visti con notevole preoccupazione nel nostro Paese. L’automotive tedesco, infatti, contribuisce in maniera notevole al settore manifatturiero tricolore, con una cospicua mole di commesse. Addirittura un quinto del comparto dipenderebbe dalle richieste dell’automotive teutonico. Proprio per questo motivo i dati provenienti da Berlino sono visti con notevole nervosismo lungo lo stivale. Il profilarsi di una situazione così critica sta spingendo molti esponenti del mondo produttivo tedesco a riflettere sulla giustezza delle politiche di bilancio imposte dalla Germania al resto del continente.

Una riflessione che parte proprio dal crollo delle esportazioni, conseguenza diretta di un’economia ancora asfittica, tale da spingere molti consumatori a procrastinare l’acquisto di beni, a partire evidentemente dalle auto.
A fronte delle quali va però registrata l’opposizione del mondo bancario, che ha visto i conti correnti e gli altri prodotti tipici affondati dal Quantitative Easing della Banca Centrale Europea. Stretto tra i due fuochi il governo della Merkel, che continua a rimandare decisioni in grado di innescare lo sviluppo richiesto a voce sempre più alta dai produttori.