Autore: Martina Bianchi

Tassazione

Arriva la tassa COVID da 2 a 4 euro: a pagare la messa in sicurezza siamo noi

Una tassa non richiesta dal governo ma che alcuni esercizi applicano ai clienti per la messa in sicurezza: arriva la tassa COVID.

Che i prezzi erano stati ritoccati al rialzo ce ne eravamo resi conto anche noi, ma con la fase 2 alcuni esercenti stanno applicando sullo scontrino quella che è stata chiamata la TASSA COVID, per la messa in sicurezza dei locali.

La denuncia parta del Codacons contro quella che è stata ribattezzata Tassa COVID che si va a sommare agli altri aumenti che portano merci e servizi a costare in media il 25% in più. A chi è già capitato di recarsi in bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti avrà certamente notato il ritocco dei prezzi al rialzo (non da tutti, meglio specificarlo). In alcuni casi gli aumenti toccano percentuali che superano il 60%, fa presente il Codacons

Tassa COVID sugli scontrini

A testimoniarlo non solo l’esperienza dei clienti ma gli stessi scontrini, come quello che ha reso pubblico il Sole 24 ore. I soldi in più, quindi, sono richiesti in trasparenza, giustificandoli come tassa Covid con anche la voce riportata sullo scontrino per andare ad ammortizzare le spese in più che gli esercenti devono sostenere per la messa in sicurezza obbligatoria dei locali.

I protocolli di sicurezza, quindi, li pagano i clienti e variano dai 2 ai 4 euro per ogni scontrino. La giustificazione è che tale costo va a compensare le spese di sanificazione . In alcuni casi dall’estetista viene richiesto un contributo di 10 euro extra per indossare il kit di sicurezza che viene posto, quindi, a carico del cliente.

Non solo parrucchieri ed estetisti, ma anche i bar stanno applicando il sovrapprezzo: a Milano per un caffè che prima si pagava 1 euro ora, in centro, si arriva a pagare fino a 2 euro (in questo caso parliamo del 100% in più).

Le associazioni, al Codacons si è unita anche l’UNC, definiscono quanto sta accadendo come «una prassi scorretta che si sottrae forse anche da un punto di vista fiscale alla somma dovuta al consumatore» visto che gli esercenti stanno applicando i costi che hanno dovuto sostenere per poter riaprire anche al cliente.