Autore: B.A

Crisi economica

12
Giu

Aiuti europei Covid, la verità su Recovery Fund, Mes e Sure, al momento nulla

Il tanto decantato bazooka europeo non ha prodotto ancora nulla, i problemi sono troppi.

Prima o poi il coronavirus sarà sconfitto, lo dicono molti scienziati e lo conferma la storia. Le epidemie non sono una novità, e non lo è neanche il fatto che da ogni epidemia prima o poi si esce. Che la popolazione diventi immune da sola, che serva un vaccino o che si trova una cura vera al Covid-19, verrà un giorno che questa pandemia diventerà storia, come la peste per esempio.

Una cosa che il coronavirus lascerà oltre al suo terribile ricordo è una crisi economica senza precedenti. E qualcosa in questo senso è già ben visibile, anche se in Italia si dice che la crisi economica post Covid-19 si aggraverà in autunno, con un forte aumento della disoccupazione. Servono aiuti, soprattutto i miliardi che dovrebbero arrivare dalla Ue e che secondo il quotidiano «Italia Oggi», sono ancora in alto mare.

Recovery Fund bloccato, aiuti europei Covid al palo

Quando il Premier Conte, con il ministro dell’economia Gualtieri in diretta TV parlarono di Recovery Fund che aveva avuto l’ok della UE, ne parlarono con toni entusiastici. E la parte di popolo che crede nel governo, gongolava. «In barba ai sovranisti, a Salvini e Meloni, il governo ha vinto la sua battaglia in Europa, l’Italia è il paese che riceverà di più dal Recovery Fund», questo il pensiero che accompagnò le mirabolanti dichiarazioni di Conte e Gualtieri.

Purtroppo però, del Recovery Fund oggi ancora non c’è traccia e soprattutto, iniziano a sorgere i primi dubbi sul fatto che la misura possa davvero nascere. Non c’è ancora accordo a livello europeo, e il quotidiano Italia Oggi lo mette in risalto.

Aiuti europei ancora niente

Per quanto riguarda le tempistiche, inutile sognare che qualcosa dall’Europa arrivi a stretto giro. Fino ad oggi l’Italia ha fatto tutto da sola, i due decreti economici (Rilancio e Cura Italia), il decreto liquidità e tutti i vari bonus, sono esclusivamente farina del sacco dell’Italia, che ha raschiato il fondo del barile.

Dei famosi mille miliardi di aiuti promessi da Ursula Von der Leyen, finora nessuna traccia, perché non sono partiti i 750 miliardi del Recovery Fund, i 240 del Mes, i 200 di prestito della Bei e i 100 del Sure.

Si tratta di soldi da recuperare sui mercati, tramite emissione di obbligazioni. Solo dopo si potrà passare a dare sussidi e prestiti ai Paesi Membri. Una operazione lunga e farraginosa che necessita accordi tra gli Stati, e per il momento queste intese latitano.

Aiuti europei Covid, manca l’intesa nella UE

Il Recovery Plan da 750 miliardi è bloccato dalla mancata intesa tra Stati. Sembra siano 8 i Paesi contrari alla misura e Olanda e Austria chiedono che sia eliminata la componente a fondo perduto. L’Ungheria di Orban dice che non accetterà mai una misura che sembra essere fatta ad esclusivo vantaggio degli Stati del Sud Europa.

E pure la Germania inizia a fare capricci, nonostante il Recovery Plan sia diventato un cavallo di battaglia della tedesca Ursula Von der Leyen. Il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, forse per cercare la condivisione dei contrari, ha proposto di ridurre il totale da 750 a 500 miliardi. In estrema sintesi, tutto in alto mare, con lo strumento che se mai dovesse essere varato, non produrrà aiuti prima del 2021.

Aiuti europei, si può ancora parlare di bazooka?

Sul Mes, che a dire il vero riguarda solo la sanità in quanto ad assenza di condizionalità, pure l’Italia al suo interno è divisa, con le opposizioni contrarie nettamente, e con una evidente frattura anche in maggioranza, con i pentastellati che continuano a non ritenere la misura adeguata agli interessi italiani (lo disse pure Conte ad inizio pandemia).

Il Mes tra l’altro, per essere attivato necessità del passaggio parlamentare, cosa che Conte, secondo i critici, da mesi evita, avendo forse timore di portare le beghe della maggioranza a diventare di dominio pubblico in sede istituzionale.

I prestiti della Bei (Banca europea per gli investimenti) sono un altro pilastro delle misure europee. Ma anche in questo caso, tutti è fermo al fatto che serve il versamento anticipato delle garanzie da parte degli Stati Membri, e sono 25 miliardi da versare anticipatamente per avere 200 miliardi di prestiti da dividere tra gli stessi Paesi UE.

E i 100 miliardi del Sure stanno ancora peggio. Infatti per il momento nel Sure non c’è un centesimo, anche in questo caso perché potrà scattare nel momento che Il fomdi avrà ricevuto dai paesi UE le garanzie necessarie per emettere delle obbligazioni sui mercati.