Autore: B.A

Fisco

Adesso parte la caccia ai furbetti della Pace Fiscale, molti nel mirino del Fisco

Molti beneficiari della sanatoria, non hanno ancora provveduto a pagare le rate e il Fisco dopo il monitoraggio partirà all’attacco.

Lo Stato contava di incassare entro la fine del 2020 la bellezza di 9,2 miliardi di euro. Si tratta degli incassi preventivati dopo il varo della Pace Fiscale, contenitore di misure volte ad agevolare il rientro dei debiti con il fisco di milioni di italiani. Cartelle, multe, tributi e tasse non pagate, sono queste l’oggetto della sanatoria a cui come immaginabile, visto l’elevato numero di persone nei guai da questo punto di vista, molti italiani hanno aderito. Una cosa è l’adesione ed una cosa è il pagamento.

Per questo la cifra che il governo aveva previsto di incassare è ancora carente di circa un terzo. Infatti ad oggi risultano incassati solo 6,4 miliardi, cioè ben 3 miliardi in meno.
E adesso si apre la caccia ai furbetti delle rate, anche se a dire il vero i contribuenti hanno tempo fino al 10 dicembre per pagare.

Ma appare esercizio azzardato immaginare che da qui al 10 dicembre lo Stato incasserà tutti i 3 miliardi che aveva ipotizzato di incassare.

I furbetti della Pace Fiscale

Quando si parla di furbetti, la definizione è largamente usata in Italia per una miriade di situazioni. Ci sono i furbetti dello stato di famiglia (quelli che si fanno distaccare dal nucleo familiare pur continuando a vivere sotto lo stesso tetto), ci sono i furbetti del bollo auto, quelli del reddito di cittadinanza, quelli del canone RAI e adesso pure quelli della Pace Fiscale.

La Pace Fiscale come dicevamo, è un agglomerato di misure che consentono ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione con il Fisco, versando le imposte dovute senza applicazione di sanzioni e interessi.

Nella Pace Fiscale oltre alla cancellazione delle cartelle di pagamento più vecchie (quelle antecedenti il 2010 e sotto i mille euro di importo), c’era la rottamazione delle cartelle e il saldo e stralcio. Due misure che prevedevano dopo l’adesione dei contribuenti morosi, il pagamento rateale dei debiti. Molti contribuenti però non hanno ancora pagato il dovuto. Per questo dei 9,2 miliardi che lo Stato doveva incassare, all’appello nel mancano quasi 3 (2,8 per l’esattezza).

I dati di cui parliamo sono dati ufficiali perché emergono dalla convenzione tra Ministero di Economia e Finanza e Agenzia delle Entrate. Tale convenzione è un atto che si ripete a periodi prestabiliti e segna le linee guida da seguire e gli obbiettivi da raggiungere in materia riscossione.

E come sottolinea il quotidiano “Il Sole 24 Ore”, tali dati sono piuttosto preoccupanti, a tal punto che sono stati trasmessi al Parlamento. L’accusa è nei confronti dei contribuenti che magari hanno aderito ai vari provvedimenti di sanatoria, bloccando così le azioni di riscossione coatta da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione, ma poi dopo aver pagato la prima rata, per rientrare nel beneficio, hanno sospeso i pagamenti. Questi sono quelli che adesso vengono definiti i furbetti della Pace Fiscale.

L’Agenzia delle Entrate monitora attentamente la situazione

Naturalmente va anche sottolineato che il minor gettito che lo Stato ha ottenuto dalle varie sanatorie deriva pure dal fatto che per via del Covid, il governo ha deciso di sospendere le attività di riscossione. Una misura dovuta data la situazione emergenziale e la crisi economica, che durante il lockdown era molto accentuata con molte attività chiuse e lavoratori a casa.

Pertanto, buona parte del calo è attribuibile alla sospensione dei versamenti ma il problema degli scarsi introiti provenienti dalla Pace Fiscale è evidente poiché è arrivato un adempimento solo del 60% circa. L’altro 40% è quella fetta di contribuenti indebitati che come dicevamo sopra, ha presentato domanda ma poi non ha pagato il dovuto, nonostante la consistente riduzione rispetto all’importo originario del debito.

Autentici furbetti, che hanno adottato questa tattica per rientrare nei primi benefici della misura che erano quelli della sospensione delle esecuzioni coattive già intraprese e il blocco delle nuove.

Ora c’è tempo fino al prossimo 10 dicembre 2020 per sanare il pregresso versando lo scaduto. Decorsa tale data, il Fisco italiano potrebbe partire con le azioni coattive, a partire dalla decadenza dei benefici della Pace Fiscale e con pignoramenti, fermi e altre azioni di cui di solito si fa forte il Concessionario alla Riscossione.