Autore: Claudia Dierna

Coronavirus

“Stress da coronavirus”: Intervista al Dott. Stefano Ciani

“Stress da coronavirus”: un avversario da conoscere e riconoscere in questa battaglia senza esclusio-ne di colpi tra noi ed il Covid-19

La situazione attuale che stiamo vivendo caratterizzata da un forte disagio esistenziale, dettato non solo dalla paura della pandemia del coronavirus nella sua variante Covid-19 ma anche dalle misure restritti-ve di contenimento della libertà personale varate dal governo, può causare un vero e proprio “stress da coronavirus”? Chiediamolo all’esperto: il Dott. Stefano Ciani, neurologo, psichiatra e psicoterapeuta.

L’intervista al Dott. Stefano Ciani è un’esclusiva di ultimora.news, può essere riportata su altri siti web parzialmente o interamente previa citazione della fonte e con link interno.

Secondo lei, Dottor Ciani, il disagio psicologico che stiamo vivendo a causa di questa “quaran-tena forzata” disposta dal governo al fine di tamponare l’attuale pandemia, può generare una sorta di “stress da coronavirus”?

Sicuramente le misure restrittive di contenimento varate dal governo per far fronte all’emergenza coronavirus, che costringono le persone a restare a casa, a stravolgere le loro abitudini e a limitare la loro libertà in molte delle sue declinazioni - non solo libertà di movimento, ma anche di incontrare amici e parenti, di gestire distanze che non possono essere inferiori ad un metro, di frequentare bar e negozi, attualmente chiusi, di viaggiare, etc - possono causare uno stress protratto nel tempo.

Questo stress prolungato è poi alimentato non solo dal malessere che viviamo giornalmente a causa delle limitazioni alla nostra libertà, ma anche dal dubbio logorante sulla durata di queste privazioni perché noi non sappiamo anche dai mezzi di informazione, ovviamente per una loro impossibilità, quando potremo uscire dall’odierna situazione straordinaria di rottura dei paradigmi della nostra quotidianità, della nostra normalità.

Il perdurare di questa circostanza può generare nelle persone uno stato interiore di inquietudine: vuol dire che ci si sente meno fiduciosi, più spossati, si tende a vivere gli eventi della vita con meno spinta esistenziale, in definitiva si è più spenti.

Ma, sostanzialmente che cosa è lo stress, come possiamo definirlo?

Lo stress è una risposta emozionale dell’individuo a situazioni vitali di diversa natura come ad esempio un lutto, la perdita della casa, del lavoro, la perdita degli affetti, la perdita dell’integrità fisica, una malattia, fisica e/o psichica, un evento climatico catastrofico, ma lo stress può essere determinato persino, inaspettatamente, da eventi positivi che comportano un cambiamento ed un maggiore impegno da parte della persona quali un matrimonio, un avanzamento di carriera, una vincita o una eredità inattesa, perché tutto ciò che rende impreparati obbliga ad adattarsi alle nuove situazioni. Questo tipo di disagio è avvertito molto anche a livello somatico con sintomi quali mancanza d’aria, inquietudine motoria, ossia la sensazione di non riuscire a stare fermo, con sintomi vegetativi quali insonnia, la mancanza di appetito, con disturbi che hanno una valenza depressiva: lo stress si colora di depressione come mancanza di aspettativa futura.

Lo stress è una malattia?

Lo stress non è proprio una malattia ma è una risposta individuale di tipo psicofisico che può generare anche una malattia: se noi viviamo uno stato di stress prolungato provocato da eventi di carattere straordinario, imprevedibili ed incontrollabili come l’attuale pandemia da coronavirus, possiamo sviluppare uno stato d’ansia, il quale è, a sua volta, un dispersore di quelle energie vitali che normalmente l’organismo mette a disposizione dell’individuo per la gestione delle situazioni quotidiane.

Altri fenomeni legati allo stato d’ansia prodotto dallo stress sono l’instaurarsi di sintomi depressivi quali, ad esempio, un abbassamento del tono dell’umore e comportamenti fobici, con il manifestarsi anche di comportamenti evitanti: ad esempio se io so che uscendo per strada, posso contagiarmi, a parte le restrizioni che ho per via delle disposizioni normative, evito io principalmente di uscire ed evito tutte quelle situazioni che possono provocare dentro di me un disagio e addirittura il comportamento evitante diventa adattativo ossia spinge la persona a conformarsi alla situazione che si sta vivendo dove prioritario è il bisogno di autoconservarsi al punto da ricreare un nuovo equilibrio interiore.

In altre parole, le fobie, ossia le paure causate dall’ansia portano l’individuo ad avere comportamenti evitanti che costituiscono per lui una difesa e lo spingono all’autolimitazione delle proprie libertà al fine di mettersi al riparo dal rischio di ammalarsi: un’autolimitazione forzata dall’ansia che si aggiunge a tutte le limitazioni imposte dal mondo esterno.

E’ naturale che se il comportamento evitante dovesse prolungarsi nel tempo oltre l’input esterno che lo ha provocato stabilisce una condizione patologica che necessita di essere gestita a livello psicoterapeutico e, se necessario, anche farmacologico

“Lo stress da coronavirus” quali effetti ha su malattie mentali, disturbi e problemi psicologici pregressi e preesistenti nell’individuo: li attenua, li accresce o li lascia inalterati?

Bisogna, innanzitutto capire cosa si intende per disagi pregressi: se stiamo parlando di disagi di tipo nevrotico o di tipo psicotico. La psicosi è la patologia mentale in senso stretto che si sviluppa nella mente umana, la quale ha una percezione gravemente alterata della realtà: pertanto le persone affette da queste malattie potrebbero risentire di meno dei mutamenti che noi stiamo vivendo a causa del coronavirus, in quanto chiuse in un mondo tutto loro.

Le persone, affette da nevrosi, invece, hanno una visione e quindi, una reazione emotiva, amplificata rispetto agli eventi del mondo reale: la nevrosi, infatti, è un disturbo soggettivo che induce l’individuo ad accentuare la sua risposta emotiva ad eventi esterni, senza che ci sia sempre una ragione logicamente valida per farlo.

In situazioni di grande calamità quali guerre, epidemie, catastrofi naturali, chi soffre di disturbi di tipo nevrotico, di solito, ha uno spostamento di attenzione da se stesso all’ambiente, dall’interno all’esterno, dal suo corpo a quello che succede agli altri. Quindi, paradossalmente, non concentrandosi più eccessivamente su se stesso e sulla propria realtà, trae giovamento dallo scombussolamento generale, non più solo suo, creato dalle grandi catastrofi esistenziali.

Invece, chi non ha nessun tipo di patologia pregressa rispetto all’attuale situazione di emergenza ed ha sempre vissuto con una certa regolarità la sua vita, ora che viene messo in condizione di affrontare una situazione critica nuova può sentirsi sovvertito e può avere una risposta emotiva anche abbastanza forte perché non ha mai avuto una prova concreta delle sue effettive capacità e possibilità di misurarsi con eventi particolarmente traumatici.

In conclusione chi stava già male in precedenza potrebbe star meglio, chi prima non stava male oggi potrebbe star peggio. Per sottolineare “l’effetto simil-terapeutico” che questa pandemia può avere sulle persone affette da nevrosi basti pensare ad un esempio pratico della vita di tutti i giorni: se io soffro di ansia e vivo insieme ad un’altra persona, un mio familiare, con il quale ho una grossa intimità affettiva che poi si ammala, il mio disturbo d’ansia diminuisce perché ho meno attenzioni “ossessive” nei con-fronti di me stesso e sono più preoccupato ad interessarmi della persona a me cara. Chi invece non è abituato a vivere situazioni emotive destabilizzanti di particolare intensità, si trova ad essere disorientato da un evento che comporta un cambiamento abbastanza radicale del suo stile di vita e quindi può rispondere in maniera ansiosa perché non c’è l’abitudine ad affrontare e gestire situazioni per lui eccezionali.

LEGGI ANCHE: Coronavirus: i consigli dello psicoterapeuta per affrontare il panico e tornare alla normalità

Dott. Ciani c’è una categoria di persone che possono subire maggiormente gli effetti deleteri de “lo stress da coronavirus”: in base anche alla sua esperienza quali sono le categorie di lavorato-ri più colpite e come stanno reagendo anziani e bambini a questa situazione particolarmente destabilizzante?

Sicuramente, tra i lavoratori, le categorie di persone, che maggiormente risentono dello stress da coronavirus, sono quelle la cui attività non può essere esercitata in questo periodo di restrizione e che pertanto vedono venir meno la loro fonte di reddito presente con l’incertezza di una ripresa futura. Ed in questa categorie rientrano tutti i lavoratori autonomi. Si calcola ad esempio che la pandemia attuale potrebbe comportare la perdita di lavoro per circa un milione di persone in Italia. Importante è anche evidenziare che la condizione attuale che stiamo vivendo sta creando nuove modalità lavorative e scolastiche. Lo smart working, la didattica a distanza potrebbero, infatti, dar origine, ripristinata la “normalità”, ad un ripensamento degli attuali assetti lavorativi e scolastici.

Per quanto riguarda, invece, le fasce d’età più colpite dallo stress, sicuramente va fatto un distinguo a seconda delle situazioni esistenziali e lavorative: con tutta probabilità le persone anziane, che non vivono in solitudine, e quindi sono assistite in tutto dalle famiglie, possono risentire di meno dello “stress da coronavirus” riconsegnandogli anche un ruolo di saggi con la loro memoria storica, che la velocità del tempo attuale che viviamo ci ha fatto dimenticare. Per quanto riguarda i bambini bisogna considerare che sono più portati a vivere la loro temporalità giorno per giorno, senza una decisa programmazione futura e quindi, se supportati e assistiti con amore e pazienza dai genitori, risentono meno delle situazioni stressanti che la coercizione comporta. I genitori da parte loro hanno un ruolo importante nel mantenere l’armonia del bambino. E’ fondamentale che gli adulti mantengano un equilibrio psicologico, che non lascino trapelare preoccupazione, che non si lascino andare a comportamenti di insofferenza, che lascino soprattutto che i loro figli possano dare libero sfogo al gioco e alla loro creatività, senza che questo sia una fonte di irritabilità per i genitori stessi.

Dott. Ciani, Lei precedentemente ha accennato alla possibilità di somatizzare “lo stress da coronavirus”: ci può indicare quali possono essere i disturbi psicosomatici più frequentemente legati allo stress?

Tra i disturbi che più frequentemente si riscontrano nello stress, compreso lo stress da coronavirus, senza un ordine di gravità o di incidenza, possiamo elencare l’insonnia, le cefalee, l’irritabilità, la sen-sazione di continua spossatezza, l’insofferenza verso le restrizioni, la tendenza, come conseguenza di sintomi d’ansia, di abuso di alcoolici, talora, anche viraggi di caduta dell’umore con perdita della proiezione futura e della spinta vitale.