Autore: B.A

Fisco

Reddito minimo per essere a carico di un familiare, la guida

Quale reddito non si deve superare per essere fiscalmente a carico di un familiare?

Un lavoratore dipendente o un pensionato, se hanno familiari in condizioni reddituali determinate per legge, possono avere diritto alle detrazioni di imposta. In pratica, avere un familiare a carico significa ricevere uno sconto sulle tasse da pagare. L’argomento è alquanto delicato perché bisogna capire quando un familiare può essere considerati a carico, cioè fino a quale soglia di reddito è possibile risultare fiscalmente a carico di un proprio familiare. Inserire un familiare a carico che invece non può essere considerato tale, può produrre spiacevoli sorprese in sede di dichiarazioni dei redditi e quindi di conguaglio per le stesse.

Familiari a carico e detrazioni di imposta, come funziona?

Come dicevamo, un soggetto che produce redditi (tanto un lavoratore quanto un pensionato) se ha dei familiari fiscalmente a carico ha diritto a una detrazione, cioè a un importo che diminuisce l’Irpef dovuta. La diminuzione di tassazione è commisurata al grado di parentela ed al reddito del dichiarante ed è stabilita in percentuale.

Per i figli per esempio, incide anche l’età. Anche l’eventuale grado di disabilità è assai importante in sede di calcolo della percentuale di detrazione spettante. In linea generale il limite di reddito al di sopra del quale non si può più essere considerati a carico è organizzato in soglie, una per i figli fino ai 24 anni di età ed un’altra per i figli dai 25 anni in su nonché per tutti gli altri familiari. Familiari a carico possono essere i figli, il coniuge ma anche altri familiari diversi da questi, purché conviventi con il dichiarante.

APPROFONDISCI ANCHE: 730/2020, quando arriva il rimborso? Ecco le regole, tra elementi di incoerenza e ritardo nella presentazione

Detrazioni soggetti a carico, su quali familiari?

Non tutti i familiari possono essere considerati a carico, perché come detto possono essere considerati tali i figli e il coniuge non legalmente ed effettivamente separato e il compagno in una unione civile. Per tutti questi, non è necessario il regime di convivenza. Possono essere a carico anche i genitori, i generi e le nuore, il suocero e la suocera, i fratelli e le sorelle sia germani che unilaterali, ma esclusivamente in regime di convivenza.

Lo stesso vale per i nipoti a carico dei nonni, purché conviventi. Può esserci detrazione anche per l’ex coniuge, anche se legalmente separato. In questo caso però, il soggetto a carico, cioè l’ex moglie o l’ex marito, andrà inserito come altro familiare a carico e non come coniuge a carico.

Detrazioni carichi di famiglia, limiti reddituali

Affinché un familiare sia considerato a carico, il suo reddito massimo non può superare 2.840,51 euro annui. Questo limite è inderogabile e bisogna prestare attenzione, perché inserire un coniuge a carico perché non lavora per gran parte dell’anno, ma che ha una sola prestazione di lavoro autonomo occasionale con un compenso di 3.000 euro, può causare il dover restituire in un’unica soluzione la detrazione per coniuge a carico di cui ha beneficiato nel corso dell’anno.

In pratica, tutto ciò che un soggetto dichiarante ha risparmiato sulle tasse mese per mese, andrà restituito tutto insieme o con il conguaglio proveniente dal 730 piuttosto che dal modello redditi Pf, o tramite trattenuta da parte del datore di lavoro con il conguaglio di fine anno in busta paga.

La soglia di 2.841,51 euro di reddito vale sia per il coniuge a carico che per i figli, a meno che questi ultimi siano di età inferiore a 24 anni. In questo caso il limite di reddito annuo da non superare è pari a 4.000 euro. Il reddito da prendere a riferimento è l’imponibile fiscale Irpef indicato nel modello di Certificazione unica ricevuto dal datore di lavoro se il figlio o il coniuge è lavoratore dipendente, mentre se è lavoratore autonomo, è il reddito prodotto al netto degli oneri detraibili come lo sono i contributi previdenziali.

Nello specifico la soglia reddituale di riferimento deve comprendere i redditi imponibili degli immobili affittati assoggettati alla cedolare secca, le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, le rappresentanze diplomatiche e consolari, la quota esente dei redditi di lavoro dipendente per chi ha lavorato nelle zone di frontiera e in Paesi limitrofi, il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato al regime dei minimi o a quello forfettario.

APPROFONDISCI ANCHE: Novità Inps bonus maggio stagionali, co.co.co e liberi professionisti

Detrazioni per familiari a carico, le cifre

Le detrazioni per familiari a carico dipendono, nel caso dei figli, dal numero di questi ultimi, dalla loro età, dall’eventuale condizione di disabilità e dal reddito complessivo del dichiarante. La detrazione è ripartita al 50% tra i genitori se entrambi lavorano, ma può spettare a un solo genitore al 100% se questi ha l’altro genitore a carico o se risulta unico affidatario o se per accordo tra le parti, si decide per la detrazione unica in capo ad un genitore.

Se un figlio compie tre anni nel corso dell’anno, devono essere calcolate due detrazioni diverse, la prima per il periodo precedente il compleanno, e la seconda per quello successivo. Inoltre, per l’anno della nascita, per l’anno di un eventuale decesso, o per l’anno della fuoriuscita del figlio dal nucleo familiare per matrimonio la detrazione spetta solo parzialmente.

Per chi ha dai 4 figli in su, oltre alle detrazioni per ogni figlio a carico, spetta un’ulteriore detrazione, unica per tutti i figli, nota col nome “Bonus famiglie numerose”. Questa detrazione bonus ammonta a 1.200 euro annui indipendentemente dal reddito, a prescindere dal numero di mesi nei quali ciascun figlio risulta a carico.