Pensioni, uscire dopo il 2021 con quota 100: ecco a chi conviene

Pensioni, uscire dopo il 2021 con quota 100: ecco a chi conviene

Per chi ha il diritto cristallizzato può essere un vantaggio aspettare ad uscire.

Ci sono lavori e lavori, perché non tutti hanno la stessa pesantezza. Molto dipende anche dal singolo caso, cioè se il lavoratore ha ancora la voglia e la forza di continuare a lavorare.

Resta il fatto che pur se carente dal punto di vista della flessibilità in uscita, il sistema ha lo strumento che riesce a congelare il diritto alla pensione maturato da un lavoratore e che quest’ultimo può sfruttare successivamente, anche se quella particolare misura su cui si è maturato il diritto non sia più attiva.

Un discorso di evidente attualità se lo si collega a quota 100, misura che sta per andare in scadenza il 31 dicembre 2021 ma sulla quale vige la regola della cristallizzazione del diritto.

E così che molti lavoratori anche se potrebbero lasciare il lavoro immediatamente al raggiungimento dei requisiti previsti, potrebbero trovare conveniente restare al lavoro senza perdere il diritto alla pensione con la quota 100, ormai maturato e utilizzabile negli anni a venire.

Ma perché alcuni lavoratori pur potendo uscire dal lavoro potrebbero trovare conveniente restare in servizio? Ecco alcune particolarità del sistema previdenziale italiano che possono spingere un lavoratore ad operare quella che a prima vista potrebbe essere una scelta insensata.

Calcolo retributivo e contributivo

Dal momento che uscire dal lavoro con la quota 100 necessita di una carriera lavorativa piuttosto lunga, cioè formata da 38 anni di contribuzione versata, inevitabilmente gli interessati a questa misura rientrano nel sistema di calcolo misto.

Dal momento che per contributivi puri si intendono i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, è evidente che per completare i 38 anni di contributi necessari la carriera deve per forza di cose antecedente il 1996.

In base al numero di anni di contributi versati in epoca retributiva (prima del 1996), cambia la parte di pensione calcolata con il sistema retributivo. Ma a prescindere da questo, cioè dalla parte di pensione calcolata con il retributivo, resta una cospicua parte di rateo che segue le regole del calcolo contributivo.

Ed è proprio questa la parte di pensione che più viene influenzata dalla scelta di uscire prima dal lavoro. In effetti con il calcolo contributivo la pensione viene liquidata in base al montante dei contributi versati. Naturale che più si versa e più si percepisce di pensione.

Lasciare il lavoro con 38 anni di contributi come quota 100 prevede come soglia minima, è diverso da lasciarlo con 39, 40 e così via. Inoltre il montante contributivo per diventare pensione va passato per dei coefficienti di trasformazione che sono più favorevoli quanto più ci si avvicina ai 67 anni di età. In pratica, lo stesso montante dei contributi liquida un assegno di pensione più alto ad un lavoratore che ha 63 o 64 anni rispetto ad uno che ha 62 anni, che è l’età minima di uscita con la quota 100.

I vantaggi di lasciare il lavoro dopo il 2021

Per quanto detto in precedenza quindi, molti lavoratori potrebbero trovarsi nella convenienza a lasciare il lavoro dopo il 2021, magari sfruttando ancora quota 100.

Per esempio, un lavoratore nato nel 1959 e che al 31 dicembre 2021 oltre ad aver completato i 62 anni di età ha completato i 38 anni di contributi versati, può scegliere di restare in servizio, accumulando un altro anno di contributi e uscendo magari a 63 anni nel 2022. E lo può fare con quota 100, nonostante dal 1° gennaio 2022 questa misura non sarà più in vigore.

Il diritto per questo lavoratore è maturato e può essere utilizzato anche in anni successivi a quelli di funzionamento della misura. E questo significa che può prendere di più di pensione se è nelle condizioni di restare in servizio.

Per quanto concerne i 38 anni di contributi, essi vanno comunque completati entro il 31 dicembre 2021 e possono essere utili anche i contributi versati in altre casse o per esempio, il riscatto dei periodi dedicati allo studio universitario.

Il riscatto della laurea per esempio, sia agevolato che ordinario può tornare utile. Ed anche in questo caso, probabilmente, tale riscatto può essere fatto contestualmente alla domanda di pensione in epoca successiva, come per esempio accade con opzione donna.