Pensioni: calcolo uscita 2021-2022 tutte le età dai 56 ai 71

Pensioni: calcolo uscita 2021-2022 tutte le età dai 56 ai 71

Come si centra la pensione nel biennio e a quale età.

Parlare di pensioni e di uscita dal lavoro estendendo il calcolo al biennio 2021-2022 è particolare. Infatti nel sistema accadrà qualcosa di importante a cavallo di questi due anni, cioè la fine di quota 100. A dire il vero però, a fine 2021 scadranno anche Ape social e opzione donna

Sempre che non si decida di prorogare tutte queste misure, magari perché tra Covid, campagna vaccinale e crisi Covid, il governo non farà in tempo a varare una riforma del sistema. Ecco una sintetica guida all’uscita dal mondo del lavoro in base alla data di nascita nel prossimo biennio. 

Pensioni: si può uscire a 56 anni

Le donne sono penalizzate dal sistema previdenziale, questo è più un dato di fatto che un luogo comune. Basti pensare che quando si parla di valorizzare i lavori di cura, si fa riferimento proprio alla donna che durante la vita lavorativa è spesso chiamata a scegliere tra carriera e famiglia. 

Ma esistono canali di uscita agevolata per le donne. Si parte per esempio dalla pensione anticipata per chi ha invalidità pensionabile a partire dall’80%. Per le donne bastano 20 anni di contributi e 56 anni di età (la stessa misura per gli uomini parte dai 61 anni).

Quando si parla di lavoratrici però, impossibile non fare riferimento alla pensione anticipata prevista da opzione donna, misura in chiusura il 31 dicembre prossimo. Si lascia il lavoro accettando il calcolo contributivo della pensione con 58 anni di età e con 35 di contributi (59+35 per le autonome). 

Pensione prima dei 67 anni

Non serve raggiungere nessuna età per le pensioni anticipate ordinarie e per quota 41. La prima misura permette di uscire indipendente dall’età, una volta raggiunto il requisito contributivo di 42,10 anni per gli uomini e 41,10 per le donne. La quota 41 invece, come dice il nome dello strumento, permette l’uscita indipendente dall’età con 41 anni di contribuzione versata. 

Occorre però essere precoci, nel senso che almeno uno dei 41 anni richiesti deve essere stato versato prima dei 19 anni di età. E poi occorre essere alternativamente, disoccupati, caregivers, invalidi o con lavoro gravoso. Stesse categorie queste, che consentono l’uscita a 63 anni con l’Ape sociale.

Per questa misura oltre ai 63 anni servono 30 anni di contribuzione ad esclusione dei lavori gravosi per i quali ne servono 36. Prima dei 67 anni anche la pensione con quota 100. L’età minima di uscita è di 62 anni con almeno 38 anni di contribuzione versata. 

A 64 anni con 20 di contributi si può uscire con la pensione anticipata per contributivi puri. Chi ha una carriera iniziata dopo il 31 dicembre 1995 può uscire a 64 anni di età a condizione di avere un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale. 

Per chi è alle prese con i lavori usuranti o notturni invece, con 35 anni di versamenti, con 61,7 anni di età e con contestuale quota 97,6 c’è lo scivolo usuranti. Usuranti che con i lavori gravosi sono beneficiari di un’altra uscita anticipata, quella di vecchiaia con 66,7 anni di età con almeno 30 di contributi versati. 

La pensione di vecchiaia con o senza i 20 anni di contributi

L’uscita a 67 anni di età è quella base con cui l’universo dei lavoratori deve confrontarsi. La pensione di vecchiaia infatti si centra con 67 anni di età e 20 di contributi. Solo per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 oltre ad età e contributi occorre che la pensione sia pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale

Senza i 20 anni di contributi o senza raggiungere gli tri requisiti specifici delle misure, nonostante o 67 anni di età, la pensione slitta a 71 anni. In alcuni casi possono bastare anche solo 15 anni di versamenti. Occorre rientrare nelle deroghe Amato, con i contributi versati o con l’autorizzazione ai volontari che devono essere antecedenti il 1993.

Oppure bisogna avere carriere con lunghi periodi costellati da annualità di lavoro per periodi inferiori a 52 settimane. E 15 anni di contributi con 67 anni di età bastano anche per la pensione contributiva prevista dall’opzione Dini