Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

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Giu 2020

Pensioni, il nuovo allarme di Bankitalia: servirà lavorare fino a 74 anni

Dall’ultima relazione del governatore Ignazio Visco emergono le criticità del nostro sistema previdenziale: l’età di accesso alla pensione è destinata ad allungarsi sempre di più.

Nonostante i numerosi interventi di flessibilità previsti per l’accesso alla pensione in favore di specifiche categorie di lavoratori in situazioni di disagio, l’età di accesso alla pensione per la maggior parte delle persone è destinata a continuare a crescere nei prossimi anni. Lo evidenzia il governatore della Banca d’Italia, spiegando che ad incidere sul punto è soprattutto il fattore demografico.

Un fenomeno che, unitamente al Pil stagnante, ha già condizionato negli scorsi anni il contesto del nostro sistema pensionistico, rischiando di incidere pesantemente nel comparto anche nei prossimi decenni. Con la conseguenza, appunto, di allontanare gradualmente l’agognato traguardo di accesso alla quiescenza.

Riforma pensioni: si rischia di dover lavorare fino a 74 anni di età

Così, visto il quadro appena delineato, Ignazio Visco spiega all’interno delle considerazioni finali della propria relazione annuale che nei prossimi anni continuerà a crescere gradualmente la soglia di accesso alla pensione. Un trend destinato a portare l’età di maturazione della pensione di vecchiaia fino ai 74 anni di età.

Ovviamente resterà sempre possibile fruire di meccanismi di accesso anticipato alla quiescenza, ma si tratterà di opzioni disponibili per persone con specifici profili, come ad esempio una importante anzianità di contribuzione o la presenza di condizioni lavorative di inoccupazione o disagio in età avanzata.

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L’invecchiamento progressivo della popolazione ed il riverbero sulle pensioni

Entrando nel dettaglio di quanto evidenziato dal governatore di Bankitalia, i numeri rilevati rispetto all’invecchiamento della popolazione non lasciano sperare in una situazione diversa. Attualmente l’età di accesso alla pensione di vecchiaia è infatti fissata a 67 anni, ma nei prossimi dieci anni il Paese andrà incontro ad una importante riduzione della popolazione attiva, ovvero di coloro che risultano in età da lavoro.

Questo fenomeno implica da un lato che vi saranno meno contributi verso le casse di previdenza e dall’altro che sarà necessario pagare un numero crescente di assegni. Secondo i dati evidenziati dall’Eurostat, entro il 2032 il numero di persone che possiedono un’età tra i 15 ed i 64 anni si ridurrà del 6%, mentre resta stabile il numero di coloro che possiedono fino a 74 anni (con un calo di appena l’1,5%).

Allo stesso tempo, si concretizzerà un vero e proprio boom di coloro che possiedono dai 65 ai 74 anni, con una stima di crescita a doppia cifra del 24%. È chiaro che nel caso in cui il trend dovesse trovare conferma, la riduzione della popolazione in età da lavoro proseguirà anche nei decenni successivi, con inevitabili ricadute sul comparto pensionistico.

Le conseguenze previdenziali dei dati sul trend demografico

Stante la situazione appena descritta, appare chiaro che se la situazione dovesse continuare a proseguire come indicato, sarà necessario intervenire sul progressivo allungamento dell’età lavorativa. La necessità di mantenere il sistema in equilibrio provocherebbe infatti la progressiva crescita dell’età di accesso alla pensione dagli attuali 67 anni fino ai 74 anni di età.

Un meccanismo di tutela e garanzia degli assegni pensionistici che comunque è già parzialmente presente nel nostro sistema attraverso gli adeguamenti all’aspettativa di vita, sui quali la politica ha molto discusso negli ultimi anni. Trovare la quadratura del cerchio non sarà comunque facile, visto che già oggi le situazioni di disagio in età avanzata si moltiplicano e che il tasso di rioccupazione di coloro che perdono il lavoro dopo i 60 anni resta molto basso.

È chiaro quindi che serve un ripensamento non solo del funzionamento del sistema previdenziale nel suo complesso, ma anche di quello lavorativo, considerando la necessità di garantire continuità di reddito e qualità della vita anche ai lavoratori che giungono in prossimità della pensione in età avanzata.

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