Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: 5 vie per lasciare il lavoro ricevendo indennità fino alla pensione

Per i dipendenti ci sono diverse vie che permettono di lasciare il lavoro in attesa di arrivare alle pensioni.

Dal 2012 con l’avvento della riforma Fornero età e contributi, cioè i requisiti per accedere alle pensioni sono diventati via via più aspri. Un problema serio a chi magari mancano diversi anni per arrivare ai canonici 67 anni della pensione di vecchiaia.

Oppure a chi mancano anni sia per l’età pensionabile che per i 42 anni e 10 mesi di contributi della pensione anticipata classica, quella per la quale alle donne «bastano» 41 anni e 10 mesi di contributi.

La normativa vigente però prevede alcune strade che permetterebbero di uscire dal lavoro senza ancora aver maturato il diritto ad una pensione ordinaria, godendo di una indennità che di fatto accompagna alla pensione il lavoratore. Ecco di cosa parliamo è quali sono queste misure di autentico prepensionamento o quasi.

Misure di accompagnamento alla pensione

In quali casi i lavoratori possono cessare il rapporto con un’indennità che li accompagna fino alla pensione? Una domanda senza dubbio comune a molti lavoratori che di fatto si trovano a qualche anno dal raggiungimento dell’età pensionabile o dalla contribuzione utile per le misure pensionistiche ordinarie.

La risposta è che ci sono almeno 5 possibilità per ottenere una indennità fino al raggiungimento della pensione. Indennità mese per mese che di fatto può durare anni, una sorta di riposo anticipato indennizzato. Naspi, Ape sociale, Isopensione, contratto di espansione, assegno straordinario, queste le misure disponibili.

Ape sociale: cos’è

Ape sociale, acronimo di Anticipo pensionistico sociale (cioè a carico dello Stato), è una misura assistenziale erogata a partire dai 63 anni di età e fino ai 67 anni. Una misura che eroga un assegno mensile pari alla pensione maturata al momento dell’uscita dal lavoro. In tutto 12 mensilità all’anno per una durata massima di 4 anni (dai 63 ai 67 anni). Servono almeno 30 o 36 anni di contribuzione e bisogna essere alternativamente, invalidi, caregivers, disoccupati o alle prese coi lavori gravosi.

Altre indennità di prepensionamento

L’isopensione è un’altra strada utilizzabile. Chi si trova a 7 anni dal soddisfare le condizioni richieste per la pensione di vecchiaia o per la anticipata e lavora per aziende con più di 15 dipendenti, può ottenere una rendita erogata dall’azienda pari alla pensione maturata alla data di uscita, fino a quando arriverà alla vera e propria pensione.

Stessa formula per l’assegno straordinario e contratto di espansione. L’assegno straordinario è pari all’importo della pensione che sarebbe stata spettante alla data di uscita con pensione di vecchiaia o anticipata.

Con il contratto di espansione si può raggiungere un accordo su base sindacale che può sfociare in un intervento di cassa integrazione della durata massima di 18 mesi o in un intervento di prepensionamento vero e proprio, con un assegno erogato al lavoratore che non si trova a più di 5 anni dal raggiungere le soglie per le pensioni anticipate o per le pensioni di vecchiaia.

In tutti questi casi, a differenza dell’Ape sociale, non basta la volontà del lavoratore di uscire dal lavoro per ottenere l’indennità di accompagnamento alla pensione ma serve un accordo con il datore di lavoro dopo concertazione con le parti sociali.

Anche la Naspi può tornare utile

Un capitolo a parte merita la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione erogata dall’Inps a chi perde involontariamente il proprio posto di lavoro. La disoccupazione indennizzata Inps e per come è strutturata può durare fino a 24 mesi. Mesi che possono essere quelli che dividono il lavoratore dalla pensione.

Non serve accordo con il datore di lavoro, ma è necessario che sia lo stesso datore di lavoro a licenziare il lavoratore dal momento che la Naspi non spetta a chi lascia volontariamente il lavoro tramite l’istituto delle dimissioni (a meno che non siano quelle per giusta causa).

Con la Naspi, che viene erogata per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate nel quadriennio precedente la data del licenziamento, il lavoratore ha una indennità pari al 75% della media delle retribuzioni imponibili dell’ultimo quadriennio e per chi ha lavorato ininterrottamente negli ultimi 4 anni, può durare fino a 24 mesi.

L’importo a partire dal 4° mese si riduce del 3% al mese. Un 65enne che ha già almeno 20 anni di contributi versati può per esempio decidere di lasciare il lavoro, facendosi licenziare ed aspettando il compimento del 67imo anno di età per la pensione di vecchiaia, percependo la Naspi.