Autore: Guido Michelini

Pensione

Pensione Ape sociale: come funziona l’anticipo?

Come si lascia il lavoro con 63 anni di età e 30 o 36 di contributi con l’Anticipo pensionistico sociale.

L’Ape social è una misura previdenziale introdotta nel 2017 dal governo Pd e nata in via sperimentale. SI tratta del famoso anticipo pensionistico a carico dello Stato. Infatti su la misura che affiancò l’Ape volontaria, che prevedeva un autentico prestito bancario per ottenere una specie di reddito ponte per accompagnare il lavoratore alla pensione a partire dai 63 anni di età e fino ai 67 anni della pensione di vecchiaia ordinaria.

L’Ape sociale invece fu creata senza alcun prestito da chiedere da parte dei lavoratori, con l’anticipo pensionistico completamente a carico dello Stato. Come dicevamo, una misura sperimentale, che però è stata ripetutamente prorogata fino al 31 dicembre del 2020. E probabilmente, la misura verrà nuovamente prorogata anche per il 2021, se troveranno conferme le indiscrezioni che voglio questa misura al pari di opzione donna, come facenti parte del pacchetto pensione della prossima legge di Bilancio. Ma cos’è l’Ape sociale, a chi si rivolge e come funziona? Vediamo di rispondere a tutti questi quesiti con una esaustiva guida.

Ape social, chi può percepirla?

Come anticipato in premessa, l’Ape social è una misura che nasce con l’obbiettivo di accompagnare il lavoratore alla sua vera e propria pensione di vecchiaia.

Accompagnare in anticipo rispetto ai requisiti pensionistici, soggetti che rispettano determinate condizioni e paletti, verso la pensione. Si tratta di una misura che molti considerano più assistenziale che previdenziale. Questo perché, nonostante l’Ape sociale preveda una determinata età di uscita ed una determinata quota di contributi versati, proprio come la stragrande maggioranza delle misure pensionistiche, questa è destinata ad una platea di soggetti che hanno diverse condizioni di disagio. Si tratta infatti di persone che hanno disagi reddituali (disoccupati), di salute (invalidi), di famiglia (caregivers con famigliari disabili a carico) e di condizioni di lavoro (i lavori gravosi).

Dal punto di vista generale, i potenziali beneficiari dell’Ape Sociale devono essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi o alla gestione separata.

Ape sociale, i requisiti generali

Innanzi tutto occorre sottolineare che con l’Ape sociale l’anticipo in termini di età di uscita dal mondo del lavoro è fissato ai 63 anni. In pratica, l’Ape sociale, accompagnerà il lavoratore che sceglie questa via per uscire dal lavoro, dai 63 anni (si tratta dell’età minima di uscita) fino ai 67 anni che significano pensione di vecchiaia ordinaria. Infatti l’Ape sociale potrà essere percepita dal beneficiario proprio fino ai 67 anni di età, momento a partire dal quale il beneficiario dell’Ape deve presentare all’Inps domanda di pensione di vecchiaia. Per poter richiedere l’Ape sociale, oltre ai 63 anni di età minima, servono anche 30 o 36 anni di contribuzione versata a seconda della categoria di appartenenza.

L’Ape sociale si differenzia da una classica misura previdenziale anche perché non prevede tredicesima mensilità e non è reversibile ai superstiti a causa di morte del beneficiario. Con l’ape sociale non vengono previste penalizzazioni di assegno, tagli e riduzioni in base all’anno di anticipo.

La pensione è calcolata in base ai requisiti che il richiedente ha al momento della domanda di certificazione del diritto alla pensione. Questa premessa è necessaria perché è evidente che rispetto alla pensione di vecchiaia teoricamente spettante a chi invece sceglie la via dell’Ape sociale, la pensione è meno elevata perché vengono a mancare gli ultimi anni di versamento dei contributi, quelli mancati per via dell’uscita dal lavoro tra i 63 ed i 67 anni.

Inoltre la pensione verrà calcolata con coefficienti di trasformazione tanto meno favorevoli, quanto prima si esce dal lavoro, come è prassi che funzionino questi meccanismi di calcolo delle pensioni previsti dall’Inps.

Ape sociale disoccupati, come si percepisce?

Come detto, per avere accesso all’Ape social è necessario, innanzitutto, aver già compiuto i 63 anni di età e non essere titolari di pensione diretta. Inoltre servono 30 o 36 anni di contributi versati.

E poi, servono determinati requisiti per ogni singola categoria. Partiamo dei disoccupati, per i quali l’Ape sociale prevede 30 anni di contribuzione minima. Per i disoccupati occorre non essere più beneficiari della Naspi, cioè dell’indennità per disoccupazione involontaria erogata dall’Inps. Ma c’è di più, perché per rientrare nel perimetro di persone a cui la misura dell’Anticipo pensionistico è destinata, occorre che l’ultima mensilità di Naspi spettante sia stata percepita non meno di tre mesi dalla data in cui si presenta la domanda di certificazione del diritto all’Ape sociale.

Proprio per la correlazione tra Naspi e Ape sociale, la misura si rivolge a soggetti che hanno perduto il lavoro per licenziamento individuale, licenziamento collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e per scadenza di un contratto a tempo determinato. Ultimo requisito necessario è l’aver avuto almeno 18 mesi di lavoro negli ultimi 3 anni prima di presentare domanda.

Ape sociale e assistenza parenti invalidi

L’Ape sociale spetta anche a soggetti che hanno un parente di primo grado convivente invalido, il coniuge convivente invalido o il partner dell’unione civile invalido. Si tratta dei cosiddetti caregivers che hanno diritto al trattamento favorevole dell’Ape sociale.

Tale possibilità in via eccezionale è ammessa anche per coloro che assistono un parente o un affine di secondo grado convivente, a condizione che i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità, abbiano una età pari o superiore a 70 anni o che siano anch’essi affetti da patologie invalidanti.

Anche in questi caso servono non meno di 63 anni di età e non meno di 30 anni di contributi per il richiedente l’Ape sociale. Inoltre l’assistenza del non autosufficiente deve essere continuativa da almeno 6 mesi prima della presentazione della domanda di Ape sociale. Infine va ribadito che per handicap grave in funzione della possibilità di rientrare nell’Ape social, si intende una invalidità certificata dalle competenti autorità almeno pari al 74%.

Ape sociale invalidi

L’Ape social è trattamento di pensione anticipata di cui possono godere anche gli invalidi civili con invalidità accertata dalle commissioni mediche Asl, almeno pari al 74% e che al tempo stesso siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.

Attività gravose e Ape sociale

Il diritto alla prestazione dell’Ape sociale, con uscita dal lavoro a 63 anni riguarda pure i lavoratori alle prese con una delle attività gravose previste dalla normativa vigente. Per loro però non bastano 30 anni di contribuzione maturata, perché l’accesso al beneficio dell’Ape sociale è previsto con almeno 36 anni di anzianità contributiva.

Inoltre, l’attività gravosa deve essere svolta da almeno sette degli ultimi dieci anni di carriera o da almeno sei degli ultimi sette anni. Nello specifico le attività gravose sono:

  • Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • Conciatori di pelli e di pellicce;
  • Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • Conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • Infermieri ed ostetriche con lavoro organizzato in turni e nelle sale operatorie e sale parto;
  • Badanti e addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • Insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • Operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • Operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca;
  • Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
  • Lavoratori del settore siderurgico;
  • Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

Ape sociale e domanda, ecco come fare

Per tutti i beneficiari dell’Ape sociale, occorre sottolineare che il requisito contributivo è ridotto per le lavoratrici madri in misura pari a 12 mesi per ogni figlio, sino a massimo due anni.

La domanda va inoltrata sempre per via telematica all’Istituto Previdenziale. Si può utilizzare il canale telematico «fai da te», per chi ha accesso ai servizi digitali dell’Inps tramite le credenziali del Pin dispositivo, del Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), la Carta Nazionale dei Servizi (Cns) e la Carta di identità Elettronica (Cie). In alternativa, i Patronati possono fare da tramite per la presentazione della domanda di Ape sociale.

Per questa misura la domanda di suddivide in due step. Occorre prima presentazione una domanda preliminare, cioè la domanda di certificazione del diritto all’Ape sociale. Una volta certificato il diritto alla prestazione, con l"Inps che conferma il possesso dei requisiti per il trattamento anticipato, so può presentare domanda di pensione vera e propria.

Niente vieta comunque, di presentare la domanda vera e propria di accesso alla prestazione, contestualmente alla domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio.

Ape sociale, durata e calcolo della pensione

La prestazione dura per tutti gli anni di anticipo previsti fino al raggiungimento dell’età pensionabile della quiescenza di vecchiaia o del raggiungimento dei requisiti per una pensione diretta anticipata.

Il trattamento ottenuti decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda di pensione.

La rata mensile di Ape è pari alla rata mensile di pensione calcolata al momento in cui il lavoratore accede alla prestazione e non può essere superiore a 1.500 euro. La pensione erogata tramite Ape sociale non è soggetta né a rivalutazione né a integrazione al trattamento minimo e non prevede corresponsione degli assegni familiari.

Inoltre, i beneficiari non hanno diritto agli assegni al nucleo familiare né alla contribuzione integrativa durante il godimento dell’indennità.

L’Ape sociale è incompatibile con gli ammortizzatori sociali e non prevede cumulo dei redditi con attività lavorativa dipendente o parasubordinata da cui derivino redditi superiori a 8.000 euro lordi annui o attività lavorativa autonoma con redditi che superano i 4.800 euro lordi annui. Tali soglie reddituali sono tassative, perché in caso di superamento, il diritto all’Ape sociale decade e quanto percepito andrà restituito.