Autore: B.A

Pensione

Pensione italiana 2021 per cittadini stranieri, molte le vie di uscita

Contributi, età, residenza in Italia e tutto quello che incide per la pensione italiana a stranieri

Quali sono le regole per la pensione italiana per cittadini stranieri che hanno lavorato o che lavorano ancora sul suolo della penisola? Una domanda comune a molti lavoratori, soprattutto quelli del settore domestico, dove l’età media dei lavoratori impiegati è piuttosto elevata e quindi molti lavoratori sono vicini all’età pensionabile. La pensione ricca anche a loro, che siano stranieri comunitari, extracomunitari, rimpatriati o ancora residenti in Italia.

La pensione italiana a stranieri

Il settore previdenziale in Italia è in fermento. Si parla di riforma, di flessibilità in uscita, ma anche di inasprimenti dovuti ai vincoli europei che dopo l’ok al Recovery Fund, rischiano di diventare più rigidi. E così età pensionabile e requisiti di accesso alle pensioni potrebbero variare diventanto peggiori rispetto a oggi.

Fatta questa dovuta premessa, occorre dire che per il 2021, salvo sconvolgimenti nella ormai imminente manovra finanziaria, tutto dovrebbe rimanere come oggi, compresa la quota 100 che sarà in vigore probabilmente fino alla fine del 2021.

La normativa italiana concede anche ai lavoratori stranieri il diritto alla pensione a prescindere dalla loro provenienza. Nel 2021 potranno lasciare il lavoro coloro che avranno almeno 67 anni di età ed almeno 20 anni di contributi versati.

Nessuna distinzione di sesso o di attività lavorativa, perché questi requisiti sono quelli della pensione di vecchiaia ordinaria. Una badante allora, che nel 2021 compirà 67 anni di età ed avrà completato 20 anni di contributi come minimo, potrà accedere alla canonica pensione di vecchiaia. Bastano solo 5 anni di contributi invece, sempre per la pensione di vecchiaia, ma solo per chi raggiunge nel 2021 l’età di 71 anni.

Per gli extracomunitari con il primo contributo da lavoro in Italia versato dopo il 31 dicembre 1995, la pensione di vecchiaia si centra con 67 anni di età ma con solo 5 anni di contributi. Infatti la pensione per gli extracomunitari rimpatriati funziona con calcolo contributivo, cioè in base al valore del montante contributivo e senza obbligo di rispettare un importo minimo di pensione.

A 67 anni per stranieri comunitari o extracomunitari con permesso di soggiorno di lunga durata, per davvero e regolarmente residenti in Italia, si può prendere anche l’assegno sociale. In questo caso si tratta di una misura assistenziale, destinata a soggetti disagiati dal punto di vista dei redditi. Non sono necessari contributi versati, e per coloro che non arrivano a 20 anni di contribuzione, l’assegno sociale può essere un modo per non rimanere senza reddito e per aspettare il compimento dei 71 anni di età quando si potrà percepire la pensione di vecchiaia con contribuzione uguale o superiore a 5 anni ed inferiore a 20.

Pensione anticipata, Ape e precoci

Ricapitolando, anche nel 2021 a 67 anni si può prendere la pensione di vecchiaia (a 71 senza 20 anni di contributi), e questa può essere percepita anche tornando a casa, nel paese di origine per gli stranieri. L’assegno sociale invece necessita di residenza continuativa ed effettiva in Italia.

Anche la pensione anticipata è appannaggio di lavoratori stranieri ed anche in questo caso si può percepire pure lasciando l’Italia. Per le donne la pensione anticipata, anche nel 2021 sarà fissata senza limiti di età, ma con 41 anni e 10 mesi di contributi, anche figurativi (però almeno 35 anni effettivi da lavoro). Per gli uomini serve invece un periodo si contribuzione minimo di 42 anni e 10 mesi.

Per le badanti che sono tra le categorie di lavoro gravoso previste dalla legge italiana, si può accedere anche alla quota 41, pensione anticipata che come è facile comprendere, si percepisce con 41 anni di contributi versati, dei quali uno prima dei 19 anni di età e senza guardare all’età del richiedente.

Sempre perché la professione di badante è lavoro gravoso, si può andare in pensione anche con l’Ape Sociale, a 63 anni di età e con 36 di contributi dei quali 6 degli ultimi 7 o 7 degli ultimi 10 svolti come badante. Sempre per l’Ape sociale, ne basterebbero 30 ma occorre essere disoccupati, invalidi o caregivers e tutti con determinati sotto requisiti.

L’Ape Sociale è in scadenza a fine 2020 ma c’è l’ipotesi di proroga anche per il 2021. L’Ape Sociale comunque non è esportabile, perché serve la residenza in Italia. Infine ci sarebbe quota 100, con la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi, indipendentemente dal sesso del richiedente, dal lavoro svolto.