Nuovo Bollettino Covid: cambiamenti in vista? Le ipotesi

Nuovo Bollettino Covid: cambiamenti in vista? Le ipotesi

L’essere arrivati a picchi di 200.000 contagi alimenta allarmismi che, grazie all’azione dei vaccini, sono eccessivi rispetto alla situazione reale. La svolta comunicativa potrebbe arrivare qualora venisse confermata l’ipotesi di una revisione sul modo di dare le cifre

Il bollettino Covid ha toccato picchi che parlano di oltre 200.000 contagi. Un numero che rischia di alimentare eccessivi allarmismi sulla base del fatto che rispetto al passato ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione.

In primis che mai, anche nelle fasi più dure della pandemia, si erano fatti così tanti test e i dati assecondano un principio che tanti esperti hanno sottolineato: «Più tamponi fai, più positivi trovi».

L’altro punto chiaro è che contagiato non vuol dire malato. Soprattutto per i vaccinati (a maggior ragione dopo la terza dose) contrarre il virus equivale nella stragrande maggioranza dei casi ad essere asintomatici, poco sintomatici o comunque non in condizioni tali da essere richiesto il ricovero (ordinario o eventualmente in terapia intensiva).

Da qui si è iniziato ad ipotizzare che le circostanze possano richiedere una variazione nella comunicazione relativa al bollettino quotidiano in cui vengono dati i numeri dei contagi, dei ricoveri e dei decessi.

Nuovo bollettino Covid, Costa spiega la situazione

Rispetto alla possibilità che i dati del Covid possano essere, in qualche modo, veicolati con una strategia diversa per evitare allarmismi e offrire il giusto modo di leggerli, si è espresso il sottosegretario del Ministero della Salute Andrea Costa in un’intervista rilasciata ad Adnkronos Live.

«Questa - ha spiegato - è una proposta che ho fatto io stesso nella giornata di ieri. Credo sia opportuna una riflessione ed una revisione. Credo che dobbiamo anche lanciare dei messaggi rassicuranti ai cittadini».

Ciò che regola, in questa fase, le valutazioni sulla situazione Covid in Italia è la pressione sui sistemi sanitari più che i contagi, benché siano un parametro importante rispetto alla valutazione della circolazione del virus.

«Dobbiamo invece mettere in evidenza - ha spiegato Costa - e soffermarci su un dato più importante: le ospedalizzazioni e i ricoveri in terapia intensiva. Sono quelli che pregiudicano l’attività dei nostri ospedali e in tanti casi non permettono di offrire cure a tutti quei cittadini che hanno diritto di essere curati che non sono pazienti Covid».

Offrire, dunque, un quadro sugli ospedalizzati più che sui contagi potrebbe essere il primo cambiamento, ma si potrebbe andare oltre: «Credo - ha infatti spiegato Costa - sia necessario anche un ulteriore approfondimento su questi dati».

Gli obiettivi sono chiari: «Dire - ha specificato il sottosegretario in relazione ai dati sugli ospedalizzati - con chiarezza quanti sono vaccinati. Quanti sono non vaccinati, quanti hanno ricevuto la prima, la seconda e la dose di richiamo. Così facendo si farebbe un’operazione di trasparenza e un messaggio positivo ai cittadini».

Si tratterebbe, tra l’altro, di un chiarimento sui numeri che darebbe contezza di quanto i vaccini stiano funzionando nel proteggere la popolazione dalle forme più gravi della malattia.

Il bollettino Covid potrebbe essere non più quotidiano?

Dalle parole di Costa emerge anche la prospettiva ipotetica di un resoconto che non possa essere più quotidiano, c’è chi ha addirittura parlato della possibilità che possa essere pubblicato ogni sette giorni.

«Io - ha evidenziato Costa - credo ci possano essere le conseguenze per arrivare ad un bollettino con un arco temporale più ridotto rispetto alla settimana. Si può pensare ad un paio di bollettini alla settimana». Risulta chiaro come, qualora queste ipotesi trovassero applicazione, si arriverebbe anche ad una svolta dal punto di vista comunicativo.

«Se l’obiettivo - ha aggiunto Costa - è quello di arrivare ad una situazione endemica e ad una convivenza con il virus, significa arrivarci però in condizioni che non producano più decessi, che non producano più ospedalizzazioni. In questo contesto il dato dei contagi diventa irrilevante».

Si attende, adesso, di capire se si adotterà una scelta che possa contribuire ad evitare allarmismi o timore di fronte a numeri che, se non nel letti nel modo giusto, rischiamo di dare una visione più negativa di quanto la situazione non sia.