Legge elettorale: come funziona e cos’è il modello tedesco

Legge elettorale: come funziona il modello tedesco? Si parla già di Tedeschellum e potrebbe essere il nuovo sistema elettorale italiano, ripreso da quello tedesco. Ecco cos’è e cosa prevede

Legge elettorale: cos’è e come funziona il modello tedesco?
Il sistema elettorale alla tedesca, con le opportune modifiche, potrebbe diventare anche il nuovo sistema elettorale italiano e c’è già chi parla di Tedeschellum.

Qualche giorno fa, infatti, la base del Movimento 5 Stelle si è espressa a favore del sistema tedesco tramite il blog di Beppe Grillo ed ora c’è anche l’accordo con il Partito Democratico di Matteo Renzi e con FI. Molto probabile, dunque, che il modello tedesco diventi la nuova legge elettorale italiana.

Proprio per questo motivo è importante conoscere come funziona il sistema elettorale tedesco, che molti hanno detto essere simile al Rosatellum (l’attuale testo base della legge elettorale voluto dal Partito Democratico) e che invece presenta delle importanti differenze.

Legge elettorale: come funziona il modello tedesco?

Il modello tedesco si differenzia in modo sostanziale dal Mattarellum, la legge da cui è stato tratto (con le opportune modifiche) il Rosatellum, attualmente testo base per la scrittura della nuova legge elettorale italiana.

Se il Rosatellum è un sistema elettorale misto - che, dunque, prevede una quota di seggi assegnata con il sistema maggioritario e una quota con il sistema proporzionale -, il modello tedesco è di tipo proporzionale.

Nonostante il fatto che metà dei parlamentari sia eletta nei collegi, i seggi sono distribuiti in base ai voti ottenuti dalle liste nella quota proporzionale.

Il sistema elettorale tedesco prevede due voti: con il primo voto, espresso in collegi uninominali, il cittadino sceglie il rappresentante, ma questo voto non determina il numero di seggi complessivi ottenuti dalla lista; il secondo voto, invece, va al partito e serve ad assegnare il numero di seggi in Parlamento con metodo proporzionale.

Dunque, in ognuno dei 299 seggi in cui è ripartito il territorio nazionale (la metà dei totali, che sono 598) viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza nel primo voto.

Una volta effettuati i due voti, al numero totale dei seggi che un partito ha ottenuto con metodo proporzionale sulla base del secondo voto, vengono sottratti gli eletti con il primo voto.

Qualora i seggi siano di più di quelli ottenuti con il primo voto, la differenza viene assegnata sulla base dei listini bloccati su base regionale; se, invece, i rappresentanti eletti al primo voto sono di più dei seggi che spettano di diritto ad un partito, li mantiene lo stesso anche se non ha nessun seggio assegnato con la quota proporzionale.

Modello tedesco: soglia sbarramento e numero deputati

Cosa avviene a questo punto? Semplicemente che, proprio perché ottengono seggi anche partiti che con il metodo proporzionale non li avrebbero avuti, il numero dei deputati tedeschi è variabile e aumenta sulla base del calcolo appena spiegato.

Un altro aspetto che caratterizza il modello tedesco è una soglia di sbarramento molto alta, posta al 5% e che riguarda la seconda votazione.

Se tale sistema venisse applicato in Italia, molti partiti resterebbero fuori dal Parlamento e gli unici ad assicurarsi i seggi (secondo quanto riportato dai sondaggi) sarebbero Partito Democratico, Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Forza Italia.

Inoltre, tra le modifiche che dovrebbero essere introdotte, ce ne dovrebbe essere una che impedisca l’aumento del numero di deputati visto che in Italia non può avvenire per Costituzione.

In Germania, poi, è permesso il voto disgiunto (votare candidato e lista non legati tra loro), cosa che non è permessa in Italia e non è prevista nel testo base del Rosatellum.

Ricordiamo, infine, che il modello tedesco riguarda solo l’elezione di quella che sarebbe la nostra Camera dei Deputati perché il Senato è eletto dai Governi dei Land (ossia gli Stati Federati) in proporzione al numero di abitanti.

Modello tedesco: nuova legge elettorale italiana?

Dopo l’assenso del Movimento 5 Stelle, dunque, arriva anche quello del Partito Democratico e di Forza Italia, disposti all’asse per cercare di ultimare la riforma elettorale entro luglio e andare alle urne già in autunno.

Sembra, dunque, che le elezioni anticipate siano molto probabili e non stupisce che Matteo Renzi si sia detto favorevole ad andare con questa legge elettorale, visto che il segretario del PD ha fatto sapere che questa non è la legge che avrebbe voluto, ma che tutto il resto sarebbe potuto essere peggio.

Soglia di sbarramento del 5% e scheda elettorale con nomi: questi i punti che per Renzi sarebbero intoccabili. E sulla soglia di sbarramento alta è d’accordo anche Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia.

Questi potrebbero essere i punti fermi da cui partire, mentre altri aspetti sono ancora da definire, come la questione relativa al calcolo dei seggi e al voto disgiunto. Tempo al tempo, ma vista la fretta di andare alla urne, quest’estate sarà probabilmente ancora più calda.