Legge elettorale, Renzi mette la parola fine: “Voto nel 2018 e alleanza con Pisapia”

Legge elettorale: affossato il modello tedesco Matteo Renzi sbotta dichiarando chiuse le trattative, annunciando poi il voto nel 2018 e un accordo con Pisapia.

Matteo Renzi mette le parola fine sul discorso nuova legge elettorale. Dopo il caso dell’emendamento passato alla Camera, il Partito Democratico si chiama fuori dal patto dei quattro, con il modello tedesco che così viene accantonato dopo poco più di un giorno di iter parlamentare.

Dopo lo scambio di accuse tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle su chi avesse tradito, l’unico risultato certo al momento è che ogni discorso su un possibile accordo sulla nuova legge elettorale è tramontato in maniera definitiva per quanto riguarda l’attuale legislatura.

Questo perlomeno è il pensiero di Matteo Renzi, che secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica avrebbe deciso di dire addio all’ipotesi delle elezioni anticipate, con il governo Gentiloni che quindi può arrivare alla sua scadenza naturale.

Si voterà con ogni probabilità nel 2018 a inizio primavera armonizzando le due leggi elettorali in vigore alla Camera e al Senato, con Renzi che ha parlato poi anche di una possibile alleanza con il Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

Legge elettorale, per Renzi il capitolo è chiuso

Non ha retto neanche due giorni alla Camera il patto siglato da Partito Democratico, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord sulla nuova legge elettorale. Al primo scoglio infatti, questa larga e trasversale maggioranza si è presto sgretolata.

Non è bastata infatti un’alleanza che comprendesse quasi l’80% del Parlamento per portare al termine la mission della nuova legge elettorale, che va sempre ricordato era l’obiettivo numero uno del governo Gentiloni al momento della sua nascita dopo le dimissioni di Matteo Renzi a seguito della debacle referendaria.

Un emendamento presentato dalla forzista Biancofiore sul voto nel Trentino, al quale è stato applicato lo scrutinio segreto, è bastato per far andare sotto alla Camera l’inedita maggioranza scatenando poi il solito teatrino del rimpallo delle responsabilità.

L’errore del tabellone luminoso ha mostrato chiaramente come il Movimento 5 Stelle abbia votato compatto a favore di un emendamento che invece aveva trascurato in commissione Affari Costituzionali, dove il testo della legge era stato scritto.

Vero comunque è anche che il Partito Democratico da solo avrebbe avuto i numeri a Montecitorio per respingere l’emendamento ma, tra deputati assenti e i soliti franchi tiratori, si è consumato quello che è stato una sorta di delitto perfetto.

Alla fine tutti contenti che la nuova legge elettorale sia tramontata. La riprova è che l’incidente di percorso poteva essere tranquillamente superato, ma con ogni probabilità non si aspettava altro che il primo intoppo per far saltare l’accordo.

Per Matteo Renzi il capitolo legge elettorale al momento è chiuso. L’ex premier infatti sembrerebbe avere le idee molto chiare sulle strategie che il Partito Democratico debba ora mettere in campo dopo la fine del particolare quanto breve patto dei quattro.

L’apertura di Renzi verso Pisapia

Con il tramonto della nuova legge elettorale va di conseguenza nel cassetto anche l’ipotesi di elezioni a settembre. A meno di crisi di governo, che non sono da escludere visto che al Senato la maggioranza è molto debole e irrequieta, l’attuale legislatura terminerà alla sua scadenza naturale di febbraio 2018.

A marzo o ad Aprile al più tardi quindi si terranno le prossime elezioni politiche, ma il nodo della legge elettorale deve ancora essere risolto. Alla Camera infatti al momento è in vigore il Legalicum, mentre al Senato c’è il Consultellum.

Entrambe le leggi elettorali sono figlie di due sentenze della Corte Costituzionale, che ha modificato rispettivamente l’Italicum partorito dal governo Renzi e quel Porcellum scritto da Roberto Calderoli con il quale si è votato nelle scorse elezioni.

Anche con un voto nel 2018, le due leggi vanno armonizzate. Il Legalicum infatti è un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3%, listini bloccati e premio di maggioranza alla lista capace di raggiungere almeno il 40%.

Il Consultellum invece è anch’esso un sistema proporzionale ma non prevede premi di maggioranza ma bensì coalizioni. L’Italia viene divisa in collegi che corrispondono alle regioni ed è prevista la preferenza unica. La soglia di sbarramento è dell’8% a livello regionale ma scende al 3% per i partiti che si coalizzano.

Le differenze quindi ci sono e vanno appianate. Renzi conta di poter votare anche con questi due sistemi, ma nel caso Matterella dovesse opporsi potrebbe bastare un decreto legge per sbloccare la situazione.

Con questo scenario elettorale, colpiscono le parole di Matteo Renzi riportate da La Repubblica che parlano di un’alleanza con Giuliano Pisapia al Senato, mentre alla Camera il Partito Democratico correrebbe da solo.

Un’apertura che arriva proprio nel momento in cui l’ex sindaco di Milano stava cercando di creare un listone di sinistra unitario mettendo assieme le tante anime vaganti dell’area, visto che la prospettiva della soglia di sbarramento del 5% spaventava tutti.

Se Pisapia dovesse accettare le lusinghe del PD dovrebbe però dire addio agli scissionisti e anche alla sinistra radicale, che a quel punto potrebbero continuare loro da soli rassicurati anche da una soglia al 3% decisamente più abbordabile.

Intanto domenica ci sono le elezioni amministrative, un banco di prova non di poco conto dove si vedrà come gli italiani chiamati al voto risponderanno alla confusione politica che si è creata negli ultimi tempi.