Cosa sta succedendo in Catalogna?

Cosa sta succedendo in Catalogna a pochissimi giorni dal referendum per l’indipendenza? Cerchiamo di spiegare le ultime mosse del governo spagnolo e degli indipendentisti.

Sono in molti, in questi giorni, a chiedersi cosa sta succedendo in Catalogna. I titoli dei giornali, infatti, parlano di una situazione già esplosiva, dove si preannuncia uno scontro fra Madrid e Barcellona.

Lo scontro, in effetti, sta già avvenendo. Mariano Rajoy, che è il primo ministro spagnolo, in questi giorni ha mostrato il pugno duro, cercando di impedire il referendum per l’indipendenza catalana previsto per l’1 ottobre.

Quali sono le ultime novità sulla situazione in Catalogna?

All’incirca una settimana fa, il governo spagnolo aveva ordinato un vero e proprio blitz contro gli organizzatori del referendum in Catalogna. In quell’occasione, erano stati arrestati 14 funzionari del governo catalano e sequestrate 10 milioni di schede elettorali.

Dopo la reazione dei cittadini e dei politici catalani, che da giorni scendono in piazza a protestare e ad affermare che il referendum si terrà, il controllo su Barcellona aumenta: Madrid ha infatti ordinato di circondare i luoghi preposti a seggi elettorali per almeno 100 metri e di indagare sui possibili coinvolti nell’organizzazione del referendum. Nel frattempo, molti siti indipendentisti catalani sono stati oscurati.

Contemporaneamente, è anche una decisione del primo ministro Rajoy a far capire la gravità della situazione: Rajoy, infatti, non si recherà al vertice Ue sul digitale a Tallin, proprio perché si tratta di giorni molto delicati.

Come sta reagendo la Catalogna?

Fin dal primo istante di repressione, la Catalogna ha reagito con forza, opponendosi a questo stato di cose e denunciando gli atti repressivi del governo spagnolo nei loro confronti. Carlos Puigdemont, il presidente della Generalitat catalana, ha recentemente affermato:

La procura generale non ha escluso un mio arresto nelle prossime ore. Non sarebbe una buona idea, ma se succederà faremo fronte a qualsiasi decisione. Stiamo affrontando un’offensiva giudiziaria vergognosa, indegna di uno Stato democratico.

Anche la Catalogna, infatti, sta “mostrando il pugno duro”, proprio al pari di Madrid. Un altro evento sconcertante è che anche la polizia catalana sembra non voler obbedire agli ordini del governo spagnolo o, meglio, sembra farlo contro voglia.

Josep Lluis Trapero, che è il capo della polizia della Catalogna, ha espresso i suoi dubbi sull’azione di recinzione dei seggi elettorali, dubbi espressi poi su Twitter dai Mossos: “L’applicazione delle istruzioni non esime dalla responsabilità professionale di considerare che la loro attuazione può comportare conseguenze non desiderate”.

Dall’altra parte, fonti spagnole dicono che tutto ciò che è successo rientra nella legalità. Come riportato da Il Sussidiario, Fernando De Haro, direttore dei servizi informativi di Popular TV, ha affermato che:

Non vedremo i carri armati di Madrid nelle strade di Barcellona, ma ci sono non pochi gruppi indipendentisti radicali catalani che guardano al vecchio terrorismo dell’Eta e che creeranno sicuramente tensione e provocazioni. Il quadro non è bello e nessuno sa dire al momento come si evolverà.

In effetti, in questo momento, a pochissimi giorni dal referendum, nessuno sa dire cosa esattamente succederà. Certo è che la polizia catalana giocherà un ruolo fondamentale nell’impedire (o nel permettere) la consultazione elettorale e che, se davvero il referendum deve essere impedito, i disordini non mancheranno.