Catalogna, blitz del governo centrale contro gli indipendentisti a Barcellona

Blitz della polizia spagnola negli uffici del governo della Catalogna, a Barcellona, questa mattina all’alba: arrestati 14 funzionari e sequestrate 10 milioni di schede. La Spagna sceglie la strada della repressione.

Barcellona si è svegliata di soprassalto quando, questa mattina, un blitz della polizia spagnola contro gli indipendentisti ha portato a 14 arresti negli uffici governativi.
La Guardia Civil, mandata dal governo centrale di Madrid, ha fatto irruzione all’alba negli edifici della Generalitat – il governo della comunità autonoma della Catalogna –, ha sequestrato 10 milioni di schede per il voto e ha arrestato alcuni funzionari del governo catalano, considerati fra i principali organizzatori del referendum indipendentista.

Fra gli arrestati Josep Maria Jové e Lluís Salvadó, entrambi segretari del Dipartimento di Economia e finanza del governo catalano, e Jordi Puignero, segretario del Dipartimento di Telecomunicazioni, cybersicurezza e società digitale.

Non è stato ancora ufficialmente dichiarato il motivo dell’arresto, ma è chiaro che sia in relazione al loro ruolo nell’organizzazione del referendum per l’indipendenza previsto a Barcellona per l’1 ottobre.

Il presidente catalano Carles Puigdemont, infatti, aveva dichiarato già un anno fa di voler organizzare un referendum per ottenere l’indipendenza da Madrid, la cui data era poi stata fissata al 1 ottobre 2017. Adesso che la data della consultazione era vicina, il governo centrale ha deciso di agire in maniera più diretta, prima dichiarando illegale il referendum e poi procedendo al blitz.

I politici catalani, intanto, hanno nettamente condannato l’operato di Madrid e su Twitter Ada Colau, sindaca di Barcellona, ha così commentato: “È uno scandalo democratico il fatto che le istituzioni vengano demolite e che personaggi pubblici vengano arrestati per motivi politici. Noi difendiamo le istituzioni catalane.”

Quello che da un mese a questa parte sta succedendo a Barcellona, e in Spagna in generale, è infatti uno scollamento fra le istituzioni della Catalogna e il governo centrale spagnolo: da un lato il desiderio di indipendenza della regione – già comunità autonoma all’interno della Spagna – e dall’altra la scelta di Madrid di impedire a tutti i costi qualsiasi manifestazione di indipendenza.

Nella costituzione spagnola, infatti, l’articolo 155 proclama la difesa degli interessi della nazione, supportando così le operazioni di Rajoy e del governo centrale:

Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie por obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.

Al momento, però, il popolo catalano non sembra disposto a rassegnarsi all’idea di abbandonare il referendum per l’indipendenza. Le proteste, infatti, sono state immediate e le strade di Barcellona si sono riempite di manifestanti con i colori della Catalogna (giallo e rosso), di cori dell’inno nazionale catalano e di slogan quali “ Indipendenza! ” o “No pasaran!”.