Stadi a porte chiuse, Gravina (Figc): «Esiste il rischio»

Stadi a porte chiuse, Gravina (Figc): «Esiste il rischio»

Il presidente della Figc ha parlato in un’intervista a Tuttosport della telefonata intercorsa con Draghi

Stadi a porte chiuse in Italia? È una possibilità per il futuro prossimo. È quanto si evince dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Figc Gabriele Gravina a Tuttosport dell’8 gennaio in seguito ad una telefonata con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Parole, quello del numero della Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da un lato scongiurano l’ipotesi di uno stop della Serie A, dall’altro non allontano in maniera significativa che si possa tornare a rivedere partite senza tifosi sugli spalti.

Telefonata Draghi-Gravina, nessuno stop al calcio

«La telefonata con Draghi - ha rivelato Gravina a Tuttosport - è stata improntata al massimo pragmatismo. Non c’è stato nessun aut aut né tantomeno il preannuncio allo stop a ogni attività agonistica».

«Il capo del governo - ha aggiunto - non ci ha chiesto di fermare i campionati né tantomeno di proclamare una chiusura dei tornei a tempo indeterminato».

Il presidente della Figc ha sottolineato come il premier abbia voluto conoscere la situazione di un movimento che conta un milione di tesserati e che dal punto di vista economico rappresenta una delle prime dieci aziende del Paese.

Situazione Covid nel calcio, partite non giocate e campionati rimandati

Un quadro quello calcistico che, al momento, comprende diverse situazioni. Quelle, ad esempio, che hanno portato al rinvio di alcune giornate di Serie B, Serie C, delle gare dilettanti. «In termini numerici - ha specificato Gravina - il più colpito dal contagio risulta il settore giovanile scolastico, la cui attività è stata sospesa».

Senza dimenticare, ovviamente, le partite di Serie A che non si sono potute disputare per la situazione epidemiologica di alcune squadre.

Rischio porte chiuse per il calcio, perché il rischio c’è di nuovo

La stagione 2021-2022 per il calcio è stata quella del ritorno del pubblico negli stadi. Un ritorno al passato dopo quella che è stata, più o meno, un’intera stagione senza la possibilità di far accedere agli impianti sportivi. La possibilità che si possa fare un passo indietro esiste ed è stata già conosciuta da paesi vicini

«Esiste - ha dichiarato Gravina a Tuttosport - evidentemente il rischio che un ulteriore incremento dei contagi ci porti agli stadi con le porte chiuse come è già avvenuto in Bundesliga, mentre in altri paesi sono state adottate decisioni che hanno comunque imposto la riduzione del numero degli spettatori. Nessuno può prevedere con certezza l’evoluzione della situazione».

Regole stadi, era già stata prevista una stretta

Dal gennaio è obbligatorio per gli spettatori di qualsiasi evento sportivo essere in possesso del Super Green Pass. Bisogna cioè essere vaccinati o essere guariti dal Covid. La capienza è stata, inoltre, ridotta al 50%. Nel caso dei palazzetti dello sport si è scesi fino al 35%. È stato, inoltre, introdotto l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 (la chirurgica non basta più). Ci si augura, ovviamente, che la situazione epidemiologica possa migliorare e queste regole siano sufficienti.