Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Quando conviene eliminare dei contributi che danneggiano la pensione

Non sempre i contributi diventano utili alla pensione, anzi, ci sono casi in cui questi contributi la danneggiano, ma c’è l’istituto della sterilizzazione.

Sembrerà strano in un sistema previdenziale basato molto sulla contribuzione previdenziale da detenere per poter andare in pensione, che ci siano dei contributi che per un lavoratore sarebbe meglio non aver mai versato, ma è la realtà.

Naturalmente non si parla di diritto alla pensione, perché l’accesso a determinate misure previdenziali passa obbligatoriamente da un determinato numero di anni di contributi. Parliamo di importo delle prestazioni previdenziali, con alcuni periodi di contribuzione che ledono il pensionato dal punto di vista dell’assegno pensionistico che si va a percepire.

In pratica, può accadere che se determinati anni di contributi non servono per raggiungere il requisito contributivo utile ad una determinata misura, meglio evitare di inserirli nella liquidazione della prestazione. L’istituto da utilizzare in questo senso è la sterilizzazione dei contributi, uno strumento però non certo facile da utilizzare e non sempre utilizzabile.

Perché alcuni contributi sarebbero dannosi alla pensione?

È mai possibile che esistano dei versamenti contributivi dannosi per il calcolo di una pensione? Una domanda lecita in un sistema previdenziale che è basato molto sul metodo contributivo secondo il quale più versi e più prendi di pensione.

Ma la realtà è diversa perché esistono prestazioni che godono ancora del più favorevole calcolo retributivo della pensione, anche se non interamente, a volte in maniera mista con il metodo contributivo prima citato.

Ed è proprio nel perimetro di calcolo della pensione con il sistema retributivo che possono esistere in un estratto conto di un lavoratore, contributi potenzialmente dannosi per gli importi del trattamento pensionistico.

Il sistema retributivo anziché basarsi sul montante dei contributi versati si basa sulle retribuzioni degli ultimi periodi di carriera lavorativa. Più alte sono le retribuzioni degli ultimi periodi di lavoro più alta sarà la pensione.

Ma se negli ultimi anni di carriera si è passati ad una sensibile riduzione di orario di lavoro con conseguente passaggio al part-time, oppure se si è perduto il lavoro e si è passati alle disoccupazioni indennizzate o ad altri ammortizzatori sociali, evidente che le retribuzioni utili ai fini previdenziali si abbassano.

Questo significa, nel merito del calcolo retributivo della pensione, una prestazione liquidata con cifre più basse proprio per il principio cardine del sistema retributivo, cioè più alta la retribuzione più alta la pensione.

Come eliminare i contributi sterilizzandoli

Disoccupazione, integrazione salariale, ma anche prosecuzione volontaria dei versamenti, sono questi i periodi di contribuzione che possono arrecare danno ad un assegno pensionistico. Naturalmente se questi periodi sono utili a raggiungere i 42,10 anni di contributi per la pensione anticipata ordinaria, poco o nulla si può fare dal momento che senza questi periodi di perderebbe il diritto alla pensione.

Questo aspetto però non è determinante dal momento che, anche se non esiste una norma chiara, l’orientamento della legge prevede che possano utilizzare la sterilizzazione dei contributi i lavoratori che hanno già raggiunto già il requisito minimo per la prestazione previdenziale che intendono richiedere.

Pertanto se un soggetto ha per esempio già 20 anni di contributi senza considerare quelli che reputa dannosi, può richiedere la sterilizzazione, ovvero può chiedere di farsi calcolare la pensione escludendo dal calcolo questi periodi dannosi.

Il limite massimo di contributi eliminabili è pari a 5 anni. In definitiva, anche se manca l’appiglio legislativo, sono numerose le sentenze che hanno permesso a determinati pensionati di eliminare alcuni contributi dal calcolo dell’assegno. La richiesta va presentata direttamente all’Inps e la facoltà di sterilizzazione riguarda anche chi ha già compiuto l’età pensionabile e i lavoratori autonomi.