Pensioni: contributi silenti e come fare per non lasciarli all’Inps

Pensioni: contributi silenti e come fare per non lasciarli all'Inps

I contributi silenti sono i contributi inutilizzati da parte dei lavoratori una volta andati in pensione.

Contributi silenti, con questo termine in materia previdenziale si identificano i contributi che pur se versati, non sono stati utilizzati dal pensionato. E dal momento che la legge non prevede che l’Inps dia indietro soldi per contribuzione versata e mai usata, questi soldi finiscono con il rimanere all’Inps senza finire la loro corsa che dovrebbe essere la pensione del lavoratore.

Ma perché un lavoratore non dovrebbe utilizzare i contributi che ha versato? Sembra davvero una assurdità ma è proprio così, perché ci sono molti lavoratori che si trovano in questa paradossale situazione. Ed è una situazione che può derivare da diversi fattori.

Il lavoratore con pochi anni di contributi

Non arrivare alla soglia dei 20 anni di versamenti, è il principale motivo per il quale esistono periodi di lavoro e di relativa contribuzione, mai usati per una pensione. Infatti la pensione di vecchiaia a 67 anni prevede che il richiedente deve avere almeno 20 anni di contribuzione. Un esempio renderà bene l’idea. Prendiamo una lavoratrice che ha lavorato per 12 anni pieni prima di sposarsi e mettere su famiglia.

Questa lavoratrice con 12 anni di contributi non ha accesso a nessuna misura previdenziale a meno che non aspetti i 71 anni di età per la pensione di vecchiaia destinata però solo a chi non ha contributi precedenti il 1996. Per gli altri, nulla da fare. In sostanza, i 12 anni di contributi versati dalla signora dell’esempio, resterebbero all’Inps e inutilizzati.

Per lei l’unica via sarebbe quella dell’assegno sociale, a condizione però che una volta arrivata a 67 anni, i suoi redditi o magari quelli cumulati con il marito, non siano sopra le soglie a partire dalle quali l’assegno sociale non è corrisposto essendo una prestazione di natura assistenziale legata a condizioni di disagio reddituale.

L’alternativa sarebbe quella di ricongiungere, se esistenti, periodi di lavoro presso altre casse previdenziali, ma sempre con l’obbiettivo di arrivare ai 20 anni minimi richiesti. O ancora, provvedere a farsi autorizzare al versamento dei contributi volontari, che sono però piuttosto esosi.

Contributi silenti perché il contribuente non ha soldi per riempire il proprio estratto conto dei contributi

Certo, ci sono anche misure che prevedono l’accesso con meno di 20 anni di contributi, ma parliamo di misure in deroga che hanno una moltitudine di condizioni da rispettare e una serie di paletti molto difficili da superare. Per esempio, le tre deroghe Amato prevedono determinate carriere, completate magari già nel 1992, oppure in discontinuità di impiego o ancora con molti anni di lavoro con copertura inferiore alle 52 settimane.

Come dire, misure difficili da centrare. E come detto, anche la via dei volontari è piuttosto gravosa, dal momento che per andare in pensione e passare, per esempio, dai 12 anni prima citati ai 20, occorrerebbe spendere davvero troppo, a maggior ragione se si pensa a ciò che si percepirà di pensione con solo 20 anni di contributi.

Anche il riscatto dei contributi, quello della Laurea, le ricongiunzioni e perfino la nuova Pace Contributiva, prevedono un esborso da parte del contribuente. Chi non ha soldi a sufficienza per poter colmare questo esborso, non può praticamente nulla.

Ed il fatto che esistono numerose misure atte a riempire, dietro pagamento, il proprio estratto conto dei contributi, è un altro motivo che causa i contributi silenti. Infatti c’è chi non avendo disponibilità, decide di non riscattare contributi lasciando inutilizzati anche quelli effettivamente versati. Infine c’è pure chi sceglie di non utilizzare una determinata contribuzione per questioni di comodo.

Per esempio, chi ha diritto alla pensione anticipata contributiva, che consente una uscita di 3 anni anticipata rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria, non deve avere contributi prima del 1° gennaio 1996. E se ci sono dei contributi da riscattare antecedenti, o da ricongiungere, l’interessato potrebbe benissimo scegliere di lasciarli inutilizzati piuttosto che perdere il treno dei due anni di anticipo. Leggi anche: Pensione di reversibilità: importo e requisiti