Pensioni: arretrati fino a 5 anni per chi ha diritto all’incremento al milione ma non solo

Pensioni: arretrati fino a 5 anni per chi ha diritto all'incremento al milione ma non solo

Per quanto riguarda gli aumenti delle pensioni di invalidità previsti dalla sentenza della Consulta, c’è chi può ottenere anche 5 anni di arretrati, alla pari di chi ha diritto a maggiorazioni e assegni.

È dallo scorso anno che è stata pronunciata una sentenza molto importante per quanto riguarda le pensioni di invalidità e i loro beneficiari. Infatti la Corte Costituzionale ha sancito il diritto a ricevere l’incremento al milione previsto da una vecchia legge (la legge n° 448 del 2001 all’articolo n° 38) anche a soggetti di età compresa tra i 18 ed i 60 anni.

Infatti la legge 448 prevedeva espressamente che il diritto all’incremento al milione era appannaggio solo di soggetti over 60 di età. Una evidente anomalia con tanto di discriminazione che ha costretto i giudici costituzionalisti della Consulta, a sancire l’estensione di questo diritto anche a chi non aveva 60 anni.

Proprio in virtù di quella sentenza, alcuni titolari di assegno di invalidità hanno ricevuto l’aumento. Ma la sentenza non ha previsto retroattività e quindi nessun arretrato antecedente la data di pubblicazione della sentenza stessa fu programmato. Ma non è esattamente così dal momento che ci sono soggetti che possono avere diritto ad un beneficio che può arrivare fino a 5 anni indietro.

Arretrati per chi?

L’incremento al milione ha riguardato gli invalidi civili totali, i ciechi civili assoluti, i sordomuti e i titolari di pensione di inabilità al lavoro. Come dicevamo, la sentenza è entrata in vigore il 20 luglio dello scorso anno dopo l’emanazione del decreto 104/2020 e gli unici arretrati che erano stati previsti erano quelli successivi all’entrata in vigore della sentenza e fino ad avvenuta erogazione degli aumenti.

Come dicevamo, l’incremento è destinato a soggetti con età compresa tra i 18 ed i 60 anni, dal momento che gli over 60 ne avevano già diritto come la legge n° 448 stabilisce. Ci sono dei soggetti che sono stati esclusi da questa novità perché si sono trovati ad aver completato i 60 anni di età prima del 20 luglio 2020. Ed è per questi che si potrebbero aprire le porte degli arretrati.

Perché arretrati per chi al 20 luglio aveva compiuto già i 60 anni di età

Il fatto è che un soggetto che il 20 luglio 2020 aveva già compiuto 60 anni, si è trovato a rientrare nell’incremento senza beneficiare degli esiti della sentenza. Non si tratta di arretrati collegati alla sentenza, ma di arretrati che magari non sono stati erogati dall’Inps perché mai richiesti dal pensionato.

Si tratta di quelli che vengono chiamati diritti inespressi, cioè somme aggiuntive sulla pensione, che vengono concesse a condizione che sia lo stesso pensionato a richiederle. In pratica, ciò che accade anche per la quattordicesima, le maggiorazioni sociali e gli assegni familiari per esempio.

Anche per l’incremento al milione quindi, se il beneficio non è stato ancora assegnato dall’Istituto, si possono richiedere gli arretrati fin dal compimento del 60imo anno di età e fino a 5 anni dietro.

Calcolando che si tratta di un incremento poco meno del doppio rispetto alla pensione di invalidità e che l’aumento è nell’ordine di 250 euro circa al mese, si tratta di una cifra vicina ai 20mila euro per chi magari ha compiuto i 60 anni nel 2015.

L’incremento al milione va richiesto tramite domanda di ricostituzione di pensione. Una domanda che può essere fatta tramite le varie credenziali di accesso ai servizi telematici Inps o tramite Patronati. Occorre naturalmente avere determinati requisiti oltre alla titolarità di quegli assegni per invalidi sopra citati.

Si tratta di requisiti reddituali che devono essere inferiori a 8.469,63 per i single e 14.447,42 per i coniugati, dove resta 8.469,43 euro il limite reddituale proprio del beneficiario della pensione e la restante parte cumulata con il coniuge.

Gli arretrati possono essere chiesti anche da parte di tutti i pensionati che hanno prestazioni collegate al reddito e non hanno mai chiesto maggiorazioni, assegni e così via. E resta sempre di 5 anni il periodo di arretrati previsto come limite massimo.