Pensioni 2021: quando 35 anni bastano per lasciare il lavoro

Pensioni 2021: quando 35 anni bastano per lasciare il lavoro

Misure che consentono uscite anticipate dal lavoro ce ne sono tante e per diverse di loro bastano 35 anni di lavoro

Bastano 35 anni di lavoro per andare in pensione? Bella domanda comune a molti lavoratori. Sicuramente non bastano solo 35 anni di contributi versati per uscire dal lavoro senza aver raggiunto pure una determinata età. Le occasioni però non mancano per anticipare le uscite collegate ai 35 anni di contributi, con alcune misure che nel 2022 potrebbero non essere più utilizzabili.

Pensione anticipata ordinaria troppo distante

Raggiungere i 35 anni di contributi ad una età troppo giovane non da molte chance di accedere ad una qualsiasi forma di pensionamento. Basti pensare che un uomo con 35 anni di contributi se punta alla pensione anticipata ordinaria deve lavorare quasi 8 anni ancora essendo questa misura distaccata dai limiti di età centrabile con 42,10 anni di versamenti.

E pure se precoce con situazione di disabilità, disoccupazione o di invalidi a carico, oppure se alle prese con i lavori gravosi, la pensione non si avvicina molto (quota 41). Occorre collegare una determinata età ai 35 anni di contributi per poter accedere ad alcune misure previdenziali che consentono anticipazioni di pensione.

Lo fa opzione donna per esempio. Ma per riuscire a sfruttare la misura serve che sia i 35 anni di contribuzione che i 58 anni di età previsti per le lavoratrici (59 anni per le autonome) andavano completati nel 2020. E poi è una misura che definire penalizzante è poco visto che tutta la pensione va calcolata col penalizzante sistema contributivo.

Altre possibilità con 35 anni di contributi

Lo stesso discorso si può fare con 40 anni di contributi piuttosto che con 30, ma parlare di 35 anni è rilevante perché si tratta della contribuzione che prima della famigerata riforma Fornero riguardava la pensione di anzianità con le quote, quella che proprio il governo Monti con l’allora Ministro Fornero cancellò sostituendola con le pensioni anticipate ben oltre i 40 anni di contributi.

Come dicevamo in precedenza, la pensione anticipata ordinaria si centra con un minimo di 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, con la decorrenza posticipata di 3 mesi a causa del meccanismo a finestra.

Con 35 anni di contributi come detto oggi, occorre collegare anche un determinato limite di età. Per esempio già a 60 anni ci sarebbe l’isopensione, ma con un meccanismo particolare che riguarda innanzi tutto ed in esclusiva, i lavoratori di aziende con almeno 15 dipendenti.

E poi c’è da trovare un accordo sui base sindacale con il datore di lavoro che tra l’altro si accolla gran parte dei costi del prepensionamento con 60 anni di età e 35 di contributi.

A dire il vero anche l’isopensione lavora sulla pensione anticipata, perché come permette l’uscita a chi si trova a 7 anni di distanza dalla pensione di vecchiaia, così permette a chi si trova con 35 anni e 10 mesi di contributi, cioè a 7 anni dalla pensione anticipata, di anticipare l’uscita.

Per le donne l’isopensione è più vantaggiosa se collegata alla pensione anticipata dal momento che trovandosi a 7 anni di distanza dai 41 anni e 10 mesi, consente il trattamento di prepensionamento con la misura giù a 34 anni e 10 mesi di contributi.

Va sottolineato infine che con 35 anni di contributi e se si svolge un lavoro usurante tra i tanti previsti (minatori, autisti mezzi di trasporto pubblico, operai linea a catena, lavoratori delle gallerie e così via), oppure se parte della giornata o tutta la giornata lavorativa è svolta tra le 24:00 e le 05:00 della mattina (cd notturni), 35 anni bastano per chi ha già compiuto 61 anni e 7 mesi ed ha completato la quota 97,6.