Pensione 2021 per i maschi nati nel 1960 e le donne del 1966: cos’è l’invalidità pensionabile

Pensione 2021 per i maschi nati nel 1960 e le donne del 1966: cos'è l'invalidità pensionabile

C’è un misura che consente di accedere alla pensione con largo anticipo rispetto alle normali soglie oggi vigenti, ma ci vuole l’invalidità pensionabile.

Un lavoratore invalido ha diritto a diverse tutele previdenziali. Infatti l’Inps ha una serie di misure destinate a lavoratori alle prese con disabilità più o meno gravi. Naturalmente le prestazioni cambiano a seconda della gravità dell’invalidità e soprattutto in funzione della cosiddetta invalidità pensionabile.

Tra le tante misure infatti c’è anche quella di vecchiaia anticipata, che permette il pensionamento anche a 55 anni se l’invalido è una lavoratrice donna e a 61 anni se l’invalido è uomo. Una misura in vigore anche quest’anno e sfruttabile a determinate condizioni.

Le misure per invalidi in sintesi

Il sistema previdenziale italiano è vasto e non riguarda solo l’Inps, l’Assicurazione Generale Obbligatoria e le sue forme sostitutive. E per gli invalidi ci sono tutele previdenziali molto marcate in particolari fondi previdenziali. Oggi però affrontiamo le tutele previste dalla normativa previdenziale per quanto riguarda il perimetro dell’Ago e delle sue forme esclusive e sostitutive.

Ad un disabile a cui è stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno 2/3, l’Inps riconosce l’assegno ordinario di invalidità. Per ottenere questo beneficio il lavoratore deve avere almeno 5 anni di cinque anni di contributi versati ed almeno 3 di questi devono essere stati versati negli ultimi 5 anni di carriera.

Ottenere l’assegno di invalidità ordinario non ha particolari limiti e regole diverse da quella della riduzione della capacità lavorativa, tanto è vero che il lavoratore può continuare lo stesso a lavorare mentre percepisce l’assegno. E non ci sono nemmeno limiti reddituali specifici, anche se per via dell’attività di lavoro, il reddito prodotto non deve superare determinati limiti aggiornati ogni anno dall’Inps e adeguati all’aumento del costo della vita.

L’assegno di invalidità ordinario non riguarda i lavoratori pubblici per i quali però è prevista la pensione di inabilità alle mansioni o al proficuo lavoro, a condizione di avere un minimo di 20 anni di contribuzione versata (o 15 anni in determinati casi). La pensione di inabilità al lavoro invece riguarda tutti i lavoratori a prescindere dal settore se pubblico o privato. Per ottenere l’assegno di inabilità occorre aver cessato qualsiasi attività di lavoro.

L’assegno di inabilità viene liquidato in base alla contribuzione versata al momento dell’uscita o per gli under 60, con maggiorazione contributiva riconosciuta d’ufficio fino ad un massimo di 40 anni. Alla stregua dell’assegno ordinario di invalidità, servono anche pe la pensione di inabilità al lavoro, almeno 5 anni di versamenti e 3 di questi negli ultimi 5 anni.

Pensione di vecchiaia anticipata: invalidità pensionabile Inps

Molto importante in materia di previdenza per invalidi è la pensione di vecchiaia anticipata. Una misura appannaggio dei lavoratori dipendenti del settore privato con una invalidità pensionabile Inps in misura almeno pari all’80%. Servono anche almeno 20 anni di contribuzione. Si esce all’età di 61 anni per gli uomini e di 56 anni per le donne.

Sulla misura però grava una finestra di 12 mesi per la decorrenza dell’assegno. Un chiarimento a questa misura occorre farlo per via della invalidità richiesta che deve essere quella pensionabile. Infatti per avere accesso a questo scivolo previdenziale non basta l’invalidità civile anche se pari o superiore all’80%.

Il riconoscimento dell’invalidità civile riguarda la riduzione della capacità lavorativa generica che non è altro che la riduzione della capacità di lavorare dell’invalido, a prescindere dal lavoro svolto o dalle attitudini dell’interessato.

E questa riduzione in base alla percentuale riscontrata da diritto a agevolazioni in materia di protesi e ausili medici (minimo il 33% di invalidità), a congedi straordinari dal lavoro per cure (30 giorni all’anno ma con invalidità pari o superiore al 51%), all’erogazione dell’assegno per assistenza invalidi civili parziali da 286 euro circa al mese (invalidità superiore al 74%), maggiorazione contributiva di 2 mesi per anno di lavoro svolto come invalido (massimo 5 anni e con invalidità superiore al 74%), pensione di inabilità civile e in alcuni casi, assegno di accompagnamento (invalidità al 100%).

Diverso il discorso per le invalidità pensionabili. In questo caso non è la riduzione della capacità lavorativa generica quella di riferimento. La commissione medica per l’invalidità in questo caso valuta la riduzione della capacità lavorativa in relazione alle precedenti attività svolte dall’interessato, nonché alle sue attitudini e competenze.

Evidente che è una valutazione delle condizioni di disabilità circoscritta e personalizzata alle mansioni svolte e quindi suscettibili di differenze proprio in tale funzione. E per la pensione di vecchiaia anticipata a 61 o 56 anni occorre che sia l’invalidità pensionabile quella pari ad almeno l’80% e non l’invalidità civile.