Autore: B.A

Pensione

Pensionamento d’ufficio, quando si è obbligati ad andare in pensione

Per alcuni lavoratori c’è obbligo di pensionamento, ecco quando e per chi scatta.

Sembrerà strano che ci sono casi di lavoratori che di fatto sono costretti ad andare in pensione, ma così è. Quando si parla di pensioni, il trend è sempre lo stesso, con i lavoratori che desiderano misure che consentano di lasciare il lavoro prima delle pesanti regole di accesso per età e anzianità di servizio che la nostra normativa previdenziale prevede e che discendono dalla legge Fornero. Ma ci sono casi, come dicevamo, in cui il lavoratore e il datore di lavoro per cui presta servizio, sono obbligati a dare sfogo al pensionamento.

Obbligo al pensionamento per lavoratori, quando scatta?

Il cosiddetto pensionamento d’ufficio, è un vero e proprio obbligo di pensionamento per i lavoratori dipendenti. Un obbligo che vale per la pubblica amministrazione e per alcuni dipendenti delle Pa. In pratica ci sono enti pubblici che sono obbligati a collocare a riposo alcuni dipendenti che raggiungono determinati e predisposti requisiti.

Alcune professioni sono troppo logoranti dal punto di vista degli sforzi fisici a cui sono assoggettati i lavoratori o dal forte stress a cui sono sottoposti. Per questi lavoratori le misure di pensione anticipata esistono, ma sembrano spesso insufficienti soprattutto per i pesanti requisiti che sono necessari o per il risicato perimetro di applicazione delle misure. Parliamo per esempio della pensione usuranti o dell’Ape sociale.

Ma ci sono attività lavorative più leggere che spesso spingono i lavoratori a voler restare in servizio anche in tarda età, causando però il problema della mancanza di ricambio generazionale e di turnover. Più un dipendente anziano resta in servizio meno spazio c’è per il ricambio. I dipendenti pubblici hanno la tendenza a posticipare il pensionamento e restare in servizio più a lungo.

Il decreto n° 101 del 2013 e il decreto n° 90 del 2014 hanno limitato la possibilità di proseguire l’attività lavorativa dopo che il lavoratore ha maturato i requisiti per il pensionamento. Si tratta di due decreti che hanno di fatto abolito il trattenimento in servizio e istituito il cosiddetto pensionamento d’ufficio, col quale la Pa può risolvere unilateralmente i contratti dei dipendenti in età pensionabile.

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A casa obbligatoriamente

La normativa, rivoluzionata dai due decreti nasce dall’esigenza di aiutare i più giovani a trovare un’occupazione statale ma impediscono ai lavoratori più anziani di continuare l’attività lavorativa.

Il motivo che spinge i lavoratori statali, a restare in servizio più a lungo è quello che più tardi di esce, più si lavora, più aumenta l’assegno di pensione. Questo il motivo, oltre alla leggerezza dell’attività lavorativa, il motivo per la volontà di permanenza in servizio.

Come dicevamo, tale normativa vale per le amministrazioni pubbliche ma non per tutte. Per esempio, i professori universitari, i magistrati, i primari ospedalieri e il personale della difesa non sono assoggettati a questi pensionamenti obbligatori.