Autore: Giacomo Mazzarella

Lavoro

Pagare il caffè con la carta di credito, e le commissioni? Stato e banche in aiuto dei commercianti

Si pagano le commissioni bancarie se un cliente chiede di pagare il caffè con la carta di credito? Ecco la novità che tutela gli esercenti.

La lotta all’uso del contante non da tregua a qualunque settore lavorativo. Una lotta senza confini, perché anche un semplice caffè al bar, se il cliente lo desidera, può essere pagato con la carta di credito. Si, anche un semplice caffè, che costi un euro piuttosto che due.

L’esercente, il commerciante, il barista di turno, non può non accettare questo metodo di pagamento. E tra l’altro il governo ha introdotto bonus, premi e incentivi volti proprio all’uso della carta di credito o del bancomat al posto del contante, anche per gli acquisti quotidiani dei cittadini.

Il problema commissioni bancarie

Ma c’è una domanda comune a molti ed è relativa alle commissioni bancarie sulle operazioni con le carte di credito. Il servizio di pagamento telematico è un servizio che le banche offrono e tranne in alcuni specifici casi, o con convenzioni particolari relative ad un determinato prodotto bancario, si tratta di servizio a pagamento. Esistono commissioni, perché le banche non lavorano gratis. Ma chi deve pagare la commissione nel caso in cui il cliente di un bar chiede di pagare un caffè con la carta di credito.

Occorrerà aumentare il costo del caffè riversando l’eventuale commissione sul cliente finale? Una paura che fin dal varo di queste iniziative volte a contenere l’uso del danaro contante e a contrastare l’evasione, ha riguardato tutte le associazioni dei consumatori. Anche gli esercenti in commercio (non solo i bar, ma anche i negozi di piccoli beni a consumo) si pongono la medesima domanda.

Ok accettare i pagamenti con carta, ma le commissioni produrranno meno guadagni sul singolo prodotto venduto? Un aumento di costi che potrebbe essere importante a fine anno. La novità delle ultime ore è un accordo tra governo e operatori bancari che azzerano le commissioni per i piccoli acquisti, fino a una determinata soglia. Ma può bastare per frenare la preoccupazione di tutti quanti? Ecco il punto della situazione e alcune anomalie di questa novità.

Niente commissione sul caffè pagato con carta

È stata trovata l’intesa tra governo e operatori bancari per detonare il pericolo che pagare un caffè al bar con la carta di credito faccia scattare la relativa commissione. In pratica, si è deciso di azzerare i costi per gli acquisti fino a 5 euro. Un incentivo per eliminare l’uso dei contanti anche al bar, ma che probabilmente non basta per far stare tranquilli gli esercenti che calcolano un aumento di costi della loro attività proprio per le commissioni che di volta in volta e acquisto dopo acquisto pagato con carta, dovranno sostenere.

Stando a quello che pensa il governo, grazie a questo accordo sarà più conveniente per tutti pagare un caffè al bar con la carta di credito. L’esercente non avrà commissioni da pagare, mentre il cliente farà una transazione utile ad avere il bonus sull’uso della moneta elettronica, che richiede un numero minimo di operazioni. Utilizzare il Pos se lo scontrino per il cliente è fino a 5 euro, non produrrà costi.

Si aprono le porte a manovre atte ad aggirare il problema

Non appena è arrivata questa novità, sono partiti i commenti e non tutti sono positivi. Infatti c’è chi già immagina il barista che trovandosi davanti ad un conto da 6,00 euro dovrà pagare la commissione. E allora, perché non spacchettare lo scontrino, dividendolo in due da 3,00 euro in modo tale da “dribblare” la commissione? Si tratta di una situazione molto particolare, perché per via del piano cashless del governo, saranno sempre di più gli utenti che sceglieranno il pagamento elettronico.

Anche perché il bonus offerto prevede che si debba arrivare ad una spesa minima annuale da 3.000 euro. In pratica, il bonus da recuperare con la dichiarazione dei redditi scatta solo se durante l’anno sono stati effettuati pagamenti totali per una cifra pari o superiore a 3.000 euro. E il caffè o la colazione quotidiana al bar potrebbe aiutare i contribuenti a raggiungere questa cifra.