Direttiva Ue salario minimo: cos’è e cosa cambia per l’Italia

Direttiva Ue salario minimo: cos'è e cosa cambia per l'Italia

L’accordo è arrivato a tarda notte e apre scenari da considerare

La questione salario minimo è di stretta attualità. Quello che in data 7 giugno 2022 fa notizia è il raggiungimento dell’accordo sulla direttiva Ue. L’annuncio è arrivato su Twitter, da parte della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento Europeo. Tuttavia, è bene capire cosa cambia da ora in avanti e fare il punto della situazione.

Salario minimo: la situazione

Intanto si attendono, adesso, nuovi passaggi fino alla ratifica da parte del Consiglio Europeo. Lo step ulteriormente successivo sarà l’eventuale recepimento da parta dei singoli stati membri. Una questione da seguire in Italia, considerato che non ci sono regole specifiche sul tema. Al momento il salario minimo è una questione già regolamentata in 21 dei 27 paesi europei.

A Strasburgo l’accordo è arrivato a tarda notte. Si tratta di un percorso biennale, considerando che la proposta della Commissione era arrivata nel 2020. Con la direttiva si punta a creare dei criteri che possano determinare dei salari minimi compatibili con la dignità del lavoro e conseguentemente della vita. Su questo fronte si tiene conto, ovviamente, di quella che è l’eterogeneità dei singoli stati.

Non è difficile cogliere quella che è la direzione indicata dall’Europa, in una fase storica in cui sono i problemi legati al potere d’acquisto. La spinta inflazionistica, derivante dalle note contingenze internazionali, è uno di quei parametri che aumenta le incertezze sul futuro.

Salario minimo: nessun obbligo per l’Italia

Ursula von der Leyen su Twitter ha ricordato la promessa di garantire salari minimi ed equi nell’Unione Europea. Ha parlato dell’accordo raggiunto come il completamento del compito. «Le nuove regole - ha aggiunto - tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi».

Il salario minimo non sarà un obbligo. E che non ci saranno imposizioni all’Italia, lo si può evincere dalle dichiarazioni del commissario Ue al Lavoro Nicolas Schmit. Quest’ultimo ha espresso fiducia affinché il governo e le parti sociali trovino un accordo. Sia sulle questioni attinenti alla contrattazione collettiva che per il supporto a coloro che non sono ben tutelati e rispetto alla possibilità che si incordi sull’introduzione di un sistema salariale minimo.

Salario minimo: il post del ministro Orlando

«L’ok alla direttiva sul salario minimo - ha scritto su Facebook il ministro del Lavoro italiano Andrea Orlando - apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso. L’Italia si è battuta per questo importante risultato che estende tutele e diritti ai lavoratori europei».

Si attende adesso di capire quali saranno gli sviluppi in Italia, considerato che bisogna considerare le diverse idee politiche sul tema. Nello stesso governo presieduto da Mario Draghi, sostenuto da larghe intese, esistono sensibilità differenti tra le forze che compongono l’attuale maggioranza.