Autore: B.A

Pensione

Domanda di pensione: la decorrenza non sempre coincide con la maturazione del diritto

Scopriamo quanto tempo passa tra la domanda di pensione e il trattamento di decorrenza pensionistica in base alla tipologia di pensione che si richiede.

In linea generale le pensioni decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si matura il diritto alla prestazione, cioè dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si centrano i requisiti.

Non parliamo di tempi tecnici di attesa, perchè quelli sono un’altra cosa, dipendenti dalla mole di lavoro che l’Inps ha nel momento in cui si accinge a liquidare un trattamento. Parliamo di decorrenza della prestazione, che per molte misure oggi è basata sul meccanismo delle finestre mobili.

Pochi sono i pensionati che riescono ad avere davvero la prestazione, il primo giorno del mese successivo alla maturazione del diritto. Ma se nel caso del ritardo tecnico dell’Inps (ed in questi mesi, tra bonus coronavirus ed altre misure a carico dell’Inps, il lavoro per l’Istituto è pesante), il pensionato ha diritto agli arretrati, non è così per la decorrenza a finestre.

Un tempo occorrevano circa 2 mesi di tempo per ottenere il trattamento di decorrenza dopo la domanda di pensione all’INPS. Ma negli ultimi anni i tempi si sono rallentati.

Domande di pensione: i tempi dell’INPS

Per presentare la domanda di pensione, meglio anticipare di qualche settimana la data di presentazione. Soprattutto adesso con il coronavirus e l’emergenza economica susseguente. Gli ultimi dati statistici mettono in luce il fatto che l’Inps stia rispondendo alle richieste (cioè liquidando le pensioni), con un certo di ritardo rispetto a prima. Ma nel momento in cui provvede a liquidare una pensione, lo fa erogando gli arretrati calcolati proprio dalla data di decorrenza della prestazione.

Decorrenza diversa tra le misure

Una cosa che occorre sottolineare è che la decorrenza delle pensioni cambia da misura a misura. Per esempio, la normale quiescenza di vecchiaia, che si percepisce al compimento dei 67 anni di età con 20 di contributi, decorre dal primo giorno successivo al mese in cui si maturano i requisiti. Per esempio, un richiedente che fa il compleanno oggi 16 giugno, compiendo 67 anni, se alla stessa data ha completato 20 anni di contributi, riceverà il primo rateo di pensione il primo luglio prossimo.

Non così invece per la pensione anticipata, la ex pensione di anzianità (la ribattezzò anticipata la riforma Fornero), quella distaccata da limiti anagrafici. Per la pensione anticipata (ma vale anche per quota 41) bisogna attendere 3 mesi, perchè esiste il meccanismo delle finestre mobili. In pratica, se questo giugno un richiedente raggiunge 42 anni e 10 mesi di contributi versati (o 41,10 per le donne, o 41 per chi rientra nello scivolo precoci), potrà ricevere il primo rateo solo il primo ottobre prossimo, senza naturalmente ricevere arretrati perchè non si tratta di un ritardo d’ufficio, addebitabile all’Inps, ma è una norma stabilita dai legislatori.

Ancora peggio per le donne e la loro opzione donna, o per chi rientra nella quota 100. Per lo scivolo per lavoratrici, la cosiddetta opzione donna, l’attesa è di 12 mesi. Pertanto, una donna che a giungo completa 58 anni di età e 35 di contributi, potrà lasciare il lavoro oggi, ma la prima pensione la percepirà a giugno 2021. Per quota 100, 3 mesi di attesa per i lavoratori del settore privato e 6 mesi per quelli del pubblico impiego, tranne i lavoratori del comparto scuola che hanno una data di pensionamento particolare, legata all’anno scolastico e non all’anno solare.