Covid e obbligo vaccinale, Garattini: «Credo sarebbe giusto dai 5 anni in su»

Covid e obbligo vaccinale, Garattini: «Credo sarebbe giusto dai 5 anni in su»

Il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri, in un’intervista al Corriere della Sera ha segnalato la necessità di sequenziare di più, mantenre le protezioni personali e di proteggere le aree a basso reddito del mondo.

«Credo che sarebbe giusto introdurre l’obbligo dai 5 anni in su». Lo ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera dell’11 gennaio il professor Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri. Il farmacologo di fama internazionale lo ha fatto rispondendo ad una domanda relativa a quali sarebbero le cose da fare con maggiore urgenza in relazione alla situazione Covid. Ma non è l’unica misura che, secondo Garattini, andrebbe adottata.

10 milioni di persone potenzialmnente suscettibili al virus

Lo scienziato, in particolare, ha fatto una stima in cui oggi si arriva a contare potenzialmente «10 milioni di persone suscettibili al virus». Una conta in cui rientrano i non vaccinati, i bambini sotto i 5 anni per i quali non c’è un vaccino e il 10% di persone che, anche se vaccinate, non sviluppano una risposta immunitaria adeguata.

«Non sappiamo - ha spiegato lo scienziato - quanti di loro abbiano avuto un’infezione asintomatica e quindi, pur senza lo status ufficiale di guariti, godano di una certa protezione».

Covid, per Garattini «occorre sequenziare di più il virus»

La pandemia, però, è una sfida che va combattuta anche su altri piani. Garattini ha sottolineato un’altra esigenza: «sequenziare molto di più il virus per avere un quadro preciso della diffusione di Omicron e cogliere immediatamente l’eventuale arrivo di nuove varianti».

Nel corso dell’intervista, ad esempio, ha sottolineato come oggi ci sia incertezza su quando possa essere il picco dei contagi, sulla base del fatto che il sequenziamento non è sufficiente a sapere quanto le infezioni, ricoveri e decessi siano dipendenti dalla variante Delta o da Omicron.

Nel Regno Unito si ha, ad esempio, un’intensa attività di sequenziamento dei genomi virali che permette il monitoraggio in maniera costante di quella che è la diffusione della varianti e l’eventuale emersione di nuove varianti.

Covid, la necessità di vaccinare i paesi poveri

Garattini, evidenziando come da oggi manchino i dati, ha sottolineato che qualora la nuova variante scalzi la più datata «per quel che sappiamo, sarebbe un cambio vantaggioso, dato che Omicron sembrerebbe meno aggressiva.» Parole a cui ha aggiunto grande prudenza sottolineando la difficoltà nel fare ipotesi sulla base del fatto che si registra una fase di "rapido mutamento" dove i fattori in gioco sono tanti e complessi

L’altra questione da affrontare riguarda, come è noto, i paesi più poveri. «In Africa - ha ricordato Garattini - solo il 9,5% della popolazione è vaccinato con ciclo completo. Se continuiamo a far circolare il virus si formeranno altre varianti che, con lo spostamento di persone, arriveranno anche nei paesi con coperture vaccinali elevate. Lo stiamo già vedendo».

Sforzi a cui si devono aggiungere quelli dei cittadini, tenuto conto che Garattini ha indicato la necessità di «mantenere le protezioni personali ed evitare le possibili occasioni di contagio».