Covid, Bassetti su variante Omicron per i non vaccinati: «È una roulette russa»

Covid, Bassetti su variante Omicron per i non vaccinati: «È una roulette russa»

L’infettivologo ha fatto il punto della situazione esprimendo il suo punto di vista sulla situazione

Il futuro del Covid, la variante Omicron, il ruolo dei tamponi. Sono temi toccati dal professor Matteo Bassetti nel corso della trasmissione Rai Agorà. Il direttore delle Malattie Infettive del San Martino di Genova in relazione ai numeri delle infezioni ha ritenuto “probabile” che il picco possa arrivare «nelle prossime due-tre settimane». Un pensiero a cui ha aggiunto un monito chiaro: «Questi numeri vanno guardati con occhi diversi da quelli che usavamo un anno fa».

Essere positivi al Covid è un fatto che può portare a situazioni diverse

Parole che mirano a mettere in evidenza come nel concetto di “persona positiva” si identificano due diverse condizioni, con parametri per fortuna incoraggianti.

«Da una parte - ha specificato Bassetti - c’è chi ha la polmonite da Covid ed è per fortuna una minima parte e poi ci sono una serie di persone che sono positive perché hanno deciso di fare i tamponi anche in asintomaticità che non hanno una malattia».

Covid, Bassetti: «C’è ipercircolazione virale, vaccino ha depotenziato questo virus»

Le ultime giornate sono state contraddistinte da altissimi numeri di contagi in seguito, però, ad un sostanziale incremento dei test in previsione delle feste in famiglia. «Più tamponi fai - ha spiegato il professore - più ne trovi positivi. C’è in questo momento una ipercircolazione virale tipica di forme invernali. Noi stiamo raggiungendo il picco».

Poi il riferimento a ciò che accadeva prima del Covid con le dovute precisazioni. «Quello che succedeva nel 2018 e nel 2017 - ha rivelato l’infettivologo - era molto simile. Se avessimo fatto 1.200.000 tamponi avremmo probabilmente trovato molte persone con il virus del raffreddore o dell’influenza. Con questo non voglio dire che siamo di fronte al raffreddore o l’influenza, il vaccino però ha molto depotenziato questo virus».

Variante Omicron, il punto di vista di Bassetti

Il futuro della sfida con il Covid passerà per il confronto con il nuovo ceppo del virus. «Con la variante Omicron, che diventerà predominante nelle prossime due-tre settimane, quel 95% a cui ambiamo per avere l’immunità di gregge - ha spiegato l’infettivologo - sarà raggiunto verosimilmente entro marzo-aprile».

E ci sono dei rischi per chi non si è protetto con il vaccino. «Chi non è vaccinato oggi nei prossimi tre mesi - ha chiarito l’infettivologo - sarà sicuramente contagiato. Se sarà fortunato farà una forma di raffreddore o di un’influenza rinforzata. Se non sarà fortunato, ed è per lui una roulette russa, rischierà di andare in ospedale, di avere la polmonite, in qualche caso di andare in terapia intensiva e in qualche altro caso anche di avere un decesso».

Quando fare il tampone? Il pensiero di Bassetti

Code nelle farmacie, ai drive in e in molti presidi che si occupano di effettuare test per rilevare il Covid. Sono scene che si sono viste negli ultimi tempi. Secondo Bassetti i tamponi vanno fatti solo in determinate condizioni. “In questo momento - ha dichiarato - unicamente nel sintomatico. Andare a fare tamponi agli asintomatici o ai contatti degli asintomatici è inutile. Oggi il tracciamento è perso".

Una considerazione è strettamente correlata all’altissima circolazione del virus e all’impossibilità di effettuare una mappatura dei contati. «Se per ogni caso - ha spiegato - devi tracciare 10-15 persone è impossibile farlo. Siamo in una fase di ipercircolazione».

«I tamponi - ha proseguito - andrebbero intanto richiesti dai medici. Il tampone non solo va richiesto, ma va anche interpretato». «È - ha incalzato - uno strumento medico. Ricordiamocelo questo, perché se non ci ricordiamo che è uno strumento medico abbiamo perso completamente la visione del tutto».

I dati su Omicron e la patologia indotta, il punto di Bassetti

Niente panico poi in relazione alla variante Omicron. «Vedo - ha chiarito l’infettivologo - i dati del Sudafrica, dell’Inghilterra, della Scozia, abbiamo i dati della Danimarca e degli Stati Uniti, dove Omicron ormai è predominante. I dati degli ospedali di Londra, che sono ormai al 100% di Omicron, non sono mai stati così bassi come numero di intubazioni in terapia intensiva per Covid».

Omicron, anche con una minore aggressività, resta impegnativa da affrontare. «Avere un virus - ha spiegato Bassetti - così contagioso può essere un problema per il sistema sanitario nella sua interezza. Non tanto per la rianimazione o per l’ospedale. Se si arriverà, e arriveremo, a quei numeri importanti (200-250.000 contagi al giorno) bisogna essere pronti affinché il sistema sanitario nella sua interezza sia in grado di gestirli».

Diverso il discorso relativo alla patologia indotta dal ceppo del virus. «Il virus - ha evidenziato il professore - concentra di più nei bronchi e di meno nei polmoni. Un conto è avere una bronchite, una tracheite, una laringite, un conto è avere una polmonite.»