Variante Omicron, Bassetti spiega cosa dicono gli ultimi studi

Con un video postato su Instagram l’infettivologo ha spiegato le evidenze rivelate dagli studi provenienti da paesi che sono già stati interessati dall’azione della variante Omicron

È la variante Omicron ad essersi presa la scena sul fronte Covid per la fine del 2021. Si tratta di un ceppo del virus sul quale iniziano ad emergere caratteristiche che lasciano intendere possa avere una minore aggressività, ma una maggiore contagiosità.

Saranno ovviamente gli studi della scienza a fornire nel tempo un quadro che sarà definito e certo, ma nel frattempo iniziano ad arrivare informazioni specifiche. Il professor Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive del San Martino di Genova, tramite Instagram ha fatto un po’ il punto della situazione. Lo ha fatto citando alcuni tra gli ultimi studi.

Variante Omicron: tasso di mortalità e ospedalizzazione, i dati dal Canada

Uno proviene dall’Ontario in Canada. L’infettivologo ha spiegato come l’approfondimento confronti la mortalità e il tasso di ospedalizzazione per Omicron, con i dati relativi da Delta. Lo studio ha in oggetto 6300 persone che hanno contratto l’ultimo ceppo del virus emerso e 8800 con il genoma che era sicuramente il più diffuso fino a qualche settimana fa.

«Tasso di ospedalizzazione per la Omicron - ha evidenziato Bassetti - 0,3%, per la Delta 2,2%. Tasso di mortalità: 0% per Omicron, 0,3% per Delta». E l’analisi finale è apparsa chiara. «Il rischio di morte o di ricovero - ha detto l’infettivologo - era al 54% più basso in chi aveva la Omicron rispetto alla Delta. Un’ulteriore conferma del fatto che la Omicron probabilmente è meno aggressiva».

Variante Omicron e memoria immunologica, Bassetti cita lo studio dal Sudafrica

Un altro argomento oggetto di studi è stata la questione «memoria immunologica», di cui si sono occupati in Sudafrica. Il riferimento è in particolare alle così dette cellule T che hanno sia i vaccinati che i guariti. «Sia quella da vaccino che quella da guariti è molto florida anche nei confronti della Omicron, anche per quelli che guariscono dal Covid, con una risposta del 70-80%. Anche questo qua è un altro dato molto importante».

Variante Omicron, Bassetti: «Quattro studi dimostrerebbero come concentri meno nel polmone»

L’altro aspetto considerato dagli approfondimenti scientifici e riportato da Bassetti riguarda la tipologia di sintomi e malattia che Omicron pare innescare. «Ci sono - ha evidenziato - ben quattro studi oggi che provengono da vari stati (Belgio, Regno Unito, Giappone, Hong Kong) che dimostrerebbero come la variante Omciron concentri molto meno nel polmone rispetto a quello che avviene con il virus originale e con la Delta».

«È evidente - ha proseguito - che Omicron probabilmente crea, a differenza di quello che fa Delta, più facilmente una bronchite o una forma a livello delle alte vie respiratorie rispetto a creare una polmonite». «È probabile - ha aggiunto Bassetti - che oggi Omicron sia molto più simile ad un raffreddore che a non alla polmonite che abbiamo visto».

Vaccinazione resta fondamentale

Buone notizie sicuramente, ma che non possono portare ad abbassare la guardia. In fondo si è detto come la contagiosità di Omicron potrebbe rappresentare nei grandi numeri comunque un problema per il sistema sanitario nazionale qualora ci fosse troppa gente infettata.

«Bisogna - ha precisato Bassetti - comunque vaccinarsi, bisogna comunque cercare di mantenere tutte quelle che sono le misure per ridurre in qualche modo la circolazione di questo virus, però sapere che siamo di fronte ad un virus che non è peggio rispetto a quello che avevamo fino ad oggi mi pare che sia sinceramente un buon messaggio».

Variante Omicron e protezione vaccini, l’importanza di essere protetti

Risultano significative le dichiarazioni rilasciate a La Stampa del 30 dicembre dallo stesso Bassetti in relazione alla variante Omicron. «I vaccinati con tre dosi - ha chiarito - sono molto protetti, quelli con due hanno al massimo la febbre, per i non vaccinati invece è la roulette russa in cui uno su dieci-venti finisce in ospedale».

Resta, dunque, la necessità di correre con la terza dose che rappresenta in questo momento la migliore protezione possibile, confidare che i non vaccinati possano cambiare idea e usare la prudenza nei comportamenti quotidiani, ma da Omicron qualche buona notizia si può dire pare iniziare ad arrivare. Il futuro aiuterà a capire se queste prime evidenze tratte dalla scienza saranno confermate.

Il video postato da Bassetti su Instagram