Autore: B.A

Coronavirus

Coronavirus: da domani iniziano a chiudere i benzinai!

Nota congiunta dei sindacati che preannunciano lo sciopero delle pompe di benzina da stasera.

Per protesta contro le politiche del governo in queste lunghe settimane di emergenza, da domani i benzinai inizieranno a non offrire più i soliti servizi. Una dura presa di posizione per una categoria di lavoratori che fino ad oggi è rimasta sempre al lavoro e in silenzio. Lo hanno deciso tre note sigle sindacali del settore, la Faib che fa capo a Confesercenti), la Fegica della Cisl e la Figisc/Anisa di Confcommercio.

Una protesta al via da stanotte

I tre sindacati hanno annunciato l’iniziativa con una nota congiunta, figlia delle difficoltà del momento, del fatto che inevitabilmente i distributori di benzina lavorano di meno visto che si circola meno e del fatto che la loro categoria non è stata per niente tutelata dalle iniziative del governo. La nota ha fatto il giro dei media, riportata integralmente anche dalla nota agenzia di stampa, Ansa. Da stasera inizieranno a chiudere i distributori della rete autostradale, dei raccordi e delle tangenziali. E poi inizieranno a chiudere anche quelli di tutta la viabilità ordinaria. Questo ciò che si apprende dalla nota dei sindacati.

Ecco la nota congiunta dei tre sindacati

Ciò che le tre sigle sindacali è ciò che pensano i distributori di carburante tutti. E le parole usate sono piuttosto forti e dure.
«Noi, da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio. Di conseguenza gli impianti di rifornimento carburanti semplicemente cominceranno a chiudere a partire da mercoledì notte. Si inizia con quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali e poi, via via, tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria», così inizia la dura nota dei sindacati.

«Correremo il rischio dell’impopolarità e dei facili strali lanciati da comode poltrone, ma davvero non abbiamo né voglia, né la forza per spiegare o convincere delle solari ragioni che ci sostengono. Chi volesse approfondire può chiedere conto a Governo, concessionari autostradali, compagnie petrolifere e retisti indipendenti: a ciascuno di essi compete fare per intero la propria parte se si vuole assicurare la distribuzione di benzina e gasolio», così quello che a tutti gli effetti somiglia ad uno sfogo.

«In un Paese che, malgrado i limiti strutturali e l’assoluta drammaticità della situazione, cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarietà, c’è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone. 100.000 persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada. E forse, proprio per questa ragione, queste 100.000 persone risultano essere letteralmente invisibili, presenza data per scontata, indegna persino di quella citazione che di questi tempi non si nega a nessuno. Noi non siamo certo eroi, né angeli custodi. Ma nessuno può pensare di continuare a trattarci da schiavi, né da martiri. Siamo persone con famiglie da proteggere, cittadini tra gli altri che sanno di dover assolvere ad una responsabilità di cui non si vogliono spogliare, ma a cui non può essere scaricato addosso l’intero carico che altri soggetti, con ben altri mezzi, disponibilità economiche e rendite, si ostinano ad ignorare», e si chiude la nota, che preannuncia la mobilitazione e che sprona il governo a voler riconsiderare le normative messe in atto in queste settimane, senza ricordarsi di una categoria di lavoratori senza dubbio importante.