Autore: Francesca Troiani

Alimentazione

Bere whisky con acqua fa bene? Ecco la risposta

Scopriamo cosa comporta la diluizione di uno dei distillati più famosi al mondo: il whisky

Quando parliamo di whisky intendiamo un’acquavite distillata da mosti fermentati di cereali, le cui migliori tipologie si producono in Scozia, Irlanda, Inghilterra, Canada e Kentucky. I veri intenditori sanno bene come sia solito, soprattutto per molti irlandesi e scozzesi, diluire il whisky aggiungendo qualche goccia d’acqua.

Focus sulla distillazione

Le origini della distillazione sono molto antiche; già nel 4000 a.C. gli egiziani usavano questa tecnica. Le prime testimonianze ufficiali si ebbero però nel XI sec. con la Scuola Salernitana che delineò precise regole per la produzione dei distillati. La tecnica della distillazione consente: la concentrazione dell’alcool etilico, l’eliminazione dei composti organoletticamente di poco interesse e la selezione di molecole aromatiche pregiate.

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Whisky e sue proprietà

Alcuni distillati vengono imbottigliati appena prodotti, altri come il whisky vengono invecchiati in botti di legno. Tale metodologia permette di estrarre alcune sostanze dal legno che, con il trascorrere egli anni, lo rendono più morbido e delicato. Il whisky è un’acquavite di cereali con almeno tre anni di invecchiamento. Le materie principali sono: acqua (sorgiva), cereali (segale, mais, grano e orzo maltato oppure no), torba impiegata per essiccare il malto e lievito; mentre la sua fase produttiva prevede: la macerazione (malting), l’infusione (mashing), la fermentazione, la distillazione, la maturazione e infine la miscelazione o blending. Il whisky appena distillato presenta una gradazione compresa tra il 57% e il 60% d’alcol, incolore, brucia in bocca e dal sapore acre; viene successivamente allungato con acqua in modo da ridurre la gradazione alcolica fino a 43° (la normativa vigente stabilisce che l’acquaviti debbano avere una gradazione alcolica tra il 30 e l’86%).

L’aggiunta di acqua nel whisky cosa comporta?

La fase di diluizione nella produzione del whisky, aumenta la propensione dei composti gustativi; è quindi ragionevole presumere che le molecole che caratterizzano l’aroma, siano meno pronunciate ad alte concentrazioni di alcool e ciò spiega perché la diluizione dei whisky a botte si traduce in un cambiamento nei suoi effetti sensoriali. Ma perché tale distillato può avere un sapore diverso se diluito nel bicchiere? Quando ci immaginiamo un bicchiere di whisky con ghiaccio, non possiamo fare altro che lasciarci rinfrescare dall’idea.

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È opportuno però considerare che il ghiaccio raffreddando l’acquavite, comprime oltre che ai suoi oli, anche altri composti che lo caratterizzano, causando così la diminuzione dell’aroma e del suo sapore. Qualora quindi i veri amanti non riescano a distogliere la propria attenzione da un momento rinfrescante, è bene consigliare la refrigerazione del bicchiere o direttamente della bottiglia, senza l’eccessiva aggiunta di ghiaccio o acqua che sia.