Aumento Iva ad ottobre: «inevitabile». E se fosse peggio dell’IMU?

Placati gli animi all’interno del governo della larghe intese grazie all’accordo sottoscritto sulla questione dell’IMU e l’introduzione della service tax, un altro tema è pronto a scatenare le bagarre all’interno del Parlamento. A puntare i riflettori su quello che probabilmente sarà il nuovo argomento-tormentone di questo fine 2013, è il viceministro dell’economia Stefano Fassina. L’esponente del Pd infatti, dopo i festeggiamenti per l’abolizione dell’IMU non tarda a ricordare ai colleghi che questa operazione sottrae la copertura finanziaria utile a evitare l’aumento dell’IVA dal 21 al 22%, facendo così scoppiare nuovamente la polemica con i compagni di governo.

A scendere in campo contro il viceministro dell’economia è subito il capogruppo Pdl alla camera Renato Brunetta che si scaglia contro le dichiarazioni dell’esponente Pd.

Per Fassina la manovra per l’abolizione dell’IMU rende «irrimediabilmente sottratte» le risorse necessarie per scongiurare l’aumento IVA previsto per il 1 ottobre; Brunetta replica accusando di «straparlare per amore di polemica e ideologia.»

Aumento Iva

A solo 48 ore dai festeggiamenti per l’abolizione dell’IMU, le polemiche legate ad un’altra imposta iniziano a riempire le pagine dei giornali. L’aumento di un punto percentuale di Iva infatti preoccupa, e non poco, i cittadini e la Cgia di Mestre che torna a far parlare di sé grazie alle previsioni sull’impatto che un punto di Iva avrà sull’economia della famiglie italiane.

I timori espressi oggi della Cgia si basano su simulazioni del possibile impatto dell’incremento Iva su tre tipologie familiari: single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico. Secondo il resoconto di Mestre, a subire maggiormente l’aumento di Iva saranno, in termini assoluti, i contribuenti con redditi più elevati, ma l’eventuale aumento dell’Iva «peserà maggiormente sulle retribuzioni piu’ basse e meno su quelle piu’ elevate. A parità di reddito, i nuclei famigliari piu’ numerosi subiranno gli aggravi maggiori».

Se davvero la cancellazione dell’Imu, comporterà l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, la manovra metterà in seria difficoltà le famiglie come o forse più di quanto non avrebbe fatto l’IMU sulla prima casa.

Il segretario della Cgia incalza:

bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo aumento, non si possono penalizzare le famiglie ed in particolar modo quelle piu’ in difficoltà. Nel 2012 la propensione al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l’aliquota ordinaria del 21% salirà di un punto, subiremo un ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. Questi soldi vanno assolutamente trovati per non fiaccare la disponibilità economica delle famiglie e per non penalizzare ulteriormente la domanda interna

Scontro Pd-Pdl

A far tornare alla ribalta l’argomento «aumento Iva» è stato un intervento di Stefano Fassina pubblicato sull’Huffington Post in cui il Viceministro afferma:

In una fase così difficile, dedicare un miliardo per eliminare l’Imu per meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare, ad esempio, il rinvio dell’aumento dell’Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla «vittoria» del PdL sull’Imu, per il 1 ottobre

L’intervista non piace al capogruppo alla Camera Brunetta che diffonde subito una nota polemica:

Non ci sarà alcun aumento dell’Iva da ottobre, come da accordi di maggioranza, e Fassina evidentemente straparla. Aspettiamo smentite dal ministero dell’Economia e delle finanze. Questo modo di fare del viceministro Fassina non è accettabile, in quanto produce incertezza e confusione